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Art. 473 codice civile: Eredità devolute a persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti

L’accettazione delle eredità devolute alle persone giuridiche o ad associazioni, fondazioni ed enti non riconosciuti non può farsi che col beneficio d’inventario.

Il presente articolo non si applica alle società.


Commento

Persona giuridica: complesso organizzato di persone e di beni, rivolto ad uno scopo, al quale la legge riconosce la personalità giuridica, automaticamente (come per le società di capitali) in presenza di determinate condizioni ovvero a seguito di provvedimento dell’autorità competente.

 

 

Gli articoli 471, 472 e 473 stabiliscono, per alcune categorie di soggetti, ossia gli incapaci, le persone giuridiche e gli enti non riconosciuti, l’obbligo dell’accettazione con beneficio d’inventario, modalità che è invece facoltativa per tutti gli altri chiamati: in sostanza questi soggetti possono solo scegliere se rinunziare o se accettare con beneficio d’inventario.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

L'obbligo di accettare l'eredità con beneficio d'inventario non si estende alle fondazioni costituite per testamento con contestuale nomina dell'ente in qualità di erede universale, in quanto il patrimonio della fondazione, destinato a formarsi solo con la disposizione testamentaria, ovvero in modo inscindibile e contestuale rispetto all'istituzione dell'ente, non può confondersi con quello del de cuius. Trovano, invece, applicazione, come per tutti gli atti a titolo gratuito, le disposizioni lesive della legittima e l'azione di separazione prevista dall'art. 512 c.c. a tutela dei creditori del de cuius.

Cassazione civile sez. II  08 ottobre 2008 n. 24813  

 

Le persone giuridiche diverse dalle società, ai sensi dell'art. 473 c.c., non possono accettare le eredità loro devolute, se non con il beneficio d'inventario (e per le eredità devolute prima dell'entrata in vigore dell'art. 13 della l. n. 127 del 1997, se non ottenendo, altresì, l'autorizzazione governativa prescritta dall'art. 17 c.c.). Di conseguenza, qualora l'accettazione, nell'unica forma consentita dalla legge, sia divenuta inefficace, si deve ritenere che, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione in forza della quale il beneficiario è da considerare erede puro e semplice, si deve escludere che sussista alcuna accettazione.

Cassazione civile sez. II  29 settembre 2004 n. 19598  

 

In tema di accettazione dell'eredità, poiché le persone giuridiche diverse dalle società non possono, ai sensi dell'art. 473 c.c., accettare le eredità loro devolute se non con il beneficio d'inventario (e, per le eredità devolute prima dell'entrata in vigore dell'art. 13 l. 15 maggio 1997 n. 127, se non munendosi altresì dell'autorizzazione governativa di cui all'art. 17 c.c.), qualora l'accettazione, nell'unica forma consentita dalla legge, sia divenuta inefficace (nella specie, per mancata redazione dell'inventario entro tre mesi dall'accettazione, in assenza di richiesta di proroga del termine), si deve ritenere che, non potendo trovare applicazione, per evidente incompatibilità, la diversa disposizione in forza della quale il chiamato è da considerare erede puro e semplice, va esclusa l'esistenza stessa dell'accettazione.

Cassazione civile sez. II  29 settembre 2004 n. 19598  

 

Cosa giudicata

Il giudicato bene può spiegare efficacia riflessa anche nei confronti di soggetti estranei al rapporto processuale, quando esso contenga una affermazione obiettiva di verità, che non ammette la possibilità di un diverso accertamento. Deriva da quanto precede, pertanto, che qualora sia stato accertato con sentenza passata in giudicato che l'ente beneficiario di una devoluzione ereditaria è decaduto dal diritto di accettare l'eredità (decadenza che non ammette la possibilità di un diverso accertamento) tale giudicato è opponibile all'erede legittimo (non parte in quel giudizio), specie atteso che lo stesso non si risolve in un pregiudizio giuridico, ma addirittura in un beneficio per il terzo estraneo. (Nella specie la Corte di appello, nel contraddittorio di soli due degli eredi legittimi, aveva dichiarato che un ente benefico, nominato erede, era decaduto dal diritto di accettare l'eredità, e che l'eredità si era devoluta secondo le regole della successione legittima. Presentata, da uno dei coeredi, denuncia di successione anche in favore dell'erede legittimo che non aveva partecipato al giudizio, nelle more del giudizio di cassazione, avverso la sentenza ricordata, le parti avevano concluso una transazione con la quale tutti gli eredi legittimi si impegnavano a rinunciare agli effetti della sentenza della Corte di appello, a fronte della attribuzione in proprietà di un certo numero di immobili facenti parte dell'asse ereditario. Intimato il pagamento dell'imposta principale di successione anche nei confronti dell'erede non parte del giudizio come sopra definito, quest'ultimo aveva opposto e che la denuncia di successione, presentata da altro coerede non era a lui opponibile e che la sentenza della Corte di appello non aveva efficacia nei suoi confronti, e che, ancora, nella transazione non era ravvisabile una accettazione dell'eredità. Avendo i giudici di merito accolto tali difese sul rilievo che nella specie era insussistente il requisito fondamentale di un'estensione della portata soggettiva del giudicato, atteso che l'azione concernente l'intervenuta perdita del diritto di accettare l'eredità era volta a far valere una decadenza e, pertanto, atteneva a materia rientrante nella disponibilità delle parti, in applicazione del principio di cui sopra, la Suprema Corte ha cassato tale pronuncia).

Cassazione civile sez. trib.  16 maggio 2007 n. 11213  



 
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