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Art. 474 codice civile: Modi di accettazione

L’accettazione può essere espressa o tacita.


Giurisprudenza annotata

Successioni

Poiché nell'asse ereditario rientrano in universum ius tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo al de cuius al momento dell'apertura della successione, incluso il diritto di agire o di contraddire in giudizio, il soggetto che nel riassumere la causa innanzi al giudice di rinvio si dichiari erede di una delle parti, in base a una delazione ereditaria coerentemente dedotta, pone in essere un atto di accettazione tacita dell'eredità ai sensi dell'articolo 476 del Cc, in quanto esercita un diritto di azione che solo la qualità di erede gli consente di esercitare, mentre è del tutto irrilevante ai fini della successione nel processo l'effettiva titolarità della res controversa in senso sostanziale.

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2014 n. 15107  

 

In tema di successioni legittime, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori, con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità dei primi chiamati, sono abilitati ad effettuare una accettazione, anche tacita, dell'eredità. Rigetta, App. Cagliari, 10/12/2007

Cassazione civile sez. II  06 febbraio 2014 n. 2743  

 

L'accettazione di eredità può essere desunta anche dal comportamento dei chiamati che abbiano posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare, senza che possa avere rilievo - in senso contrario - la circostanza che l'erede sia rimasto contumace in una controversia relativa a diritti compressi nell'asse ereditario. (Nella specie, quanto alla controversia sull'assegnazione di un podere ex Ersac).

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2012 n. 8493  

 

L'accettazione dell'eredità può essere espressa o tacita (art. 474 c.c.) ed è tacita (o cd. implicita) quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (art. 476 c.c.). Il legislatore tipizza, nell'art. 476 c.c., un cd. comportamento concludente in cui coesistono due requisiti imprescindibili: uno oggettivo (l'avere posto in essere un atto riservato all'erede); uno soggettivo, la volontà di accettare. In particolare, il pagamento delle spese funerarie da parte di un membro della famiglia costituisce l'espressione di un dovere morale e familiare, da non potere, dunque, essere ricondotto "tout court" all'adempimento di un peso ereditario. Si tratta, pertanto, di un atto che non può costituire accettazione tacita dell'eredità per gli effetti degli art. 474, 476 c.c.

Tribunale Varese  31 ottobre 2011

 

L'accettazione tacita di eredità, ex art. 476 c.c., ben può essere desunta dalla partecipazione del chiamato all'eredita, sia pure in contumacia, a due giudizi di merito concernenti beni del "de cuius" (nella specie aventi ad oggetto il recesso dalla compravendita di immobili), e ciò anche se lo stesso chiamato nella fase d'appello e informalmente - mediante uno scritto - abbia dichiarato il disinteresse alla lite, trattandosi di comportamento inconciliabile con la tardiva rinuncia, condizionata dall'esito della lite.

Cassazione civile sez. III  08 giugno 2007 n. 13384  

 

L'art. 485 c.c. contempla un'ipotesi di accettazione "ex lege" dell'eredità configurandosi come un'eccezione alla regola stabilita dagli art. 459 e 474 c.c., secondo la quale l'eredità si acquista con l'accettazione (espressa o tacita); tale regola, infatti, subisce appunto l'eccezione prevista dall'art. 485 c.c., determinando, per il chiamato che è nel possesso dei beni ereditari, e che non ha ottemperato alla redazione dell'inventario nei termini, l'acquisto dell'eredità "ope legis" indipendentemente da ogni successiva rinuncia all'art. 519 c.c.

Tribunale Reggio Calabria  26 settembre 2003



 
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