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Art. 475 codice civile: Accettazione espressa

L’accettazione è espressa quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata (1), il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede (2).

E’ nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine.

Parimenti è nulla la dichiarazione di accettazione parziale di eredità.


Commento

Accettazione espressa: quando, in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede. È nulla la dichiarazione di accettare sotto condizione o a termine o parzialmente.

 

 

(1) Per l’accettazione espressa è quindi richiesta la forma scritta.

(2) L’accettazione ha sempre efficacia retroattiva, ossia si considera avvenuta nel momento della morte del soggetto della cui eredità si tratta, anche se materialmente viene sempre effettuata dopo.

 

 

L’accettazione dell’eredità garantisce la continuazione nell’erede della personalità giuridica del defunto, onde evitare che i suoi beni si perdano alla sua morte. Questa continuazione deve, peraltro, essere totale e definitiva; ecco perché la legge non ammette un’accettazione che possa venir meno, ovvero che decorra da un dato momento (e non, invece, dal momento della morte del defunto) come avverrebbe se si ammettesse un’accettazione sotto condizione o a termine. Per lo stesso motivo si esclude un’accettazione parziale: la continuazione tra erede e defunto deve essere totale.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

L'intervento in giudizio operato da un chiamato all'eredità nella qualità di erede legittimo del "de cuius" costituisce accettazione tacita, agli effetti dell'art. 476 cod. civ., senza che alcuna rilevanza assuma la circostanza della successiva cancellazione della causa dal ruolo per inattività delle parti, posto che l'accettazione dell'eredità, a tutela della stabilità degli effetti connessi alla successione "mortis causa", si configura come atto puro ed irrevocabile, e quindi insuscettibile di essere caducato da eventi successivi. Rigetta, App. Catanzaro, 15/04/2010

Cassazione civile sez. II  08 aprile 2013 n. 8529  

 

In tema di successioni per causa di morte, la qualità di erede può conseguire esclusivamente all'accettazione espressa, che si configura come un negozio unilaterale non recettizio, o tacita, che si configura come un comportamento concludente del chiamato all'eredità. Ne consegue che tale qualità, per gli effetti che si determinano nella sfera del chiamato, deve necessariamente essere ricondotta alla volontà di quest'ultimo, non potendo scaturire da dichiarazioni di terzi.

Cassazione civile sez. II  21 ottobre 2011 n. 21902  

 

A norma dell'art. 475 c.c., l'atto pubblico o la scrittura privata in cui il chiamato all'eredità assume il titolo di erede deve consistere in un atto scritto che provenga personalmente dal chiamato stesso o nella cui formazione questi abbia avuto parte; ne consegue che non comporta accettazione dell'eredità la mera circostanza che l'erede abbia sottoscritto la relazione di notificazione di un atto giudiziario a lui notificato «nella qualità» di erede.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2009 n. 4426  

 

La dichiarazione di accettazione con beneficio di inventario della quota ereditaria desumibile dalla comparsa di risposta non è idonea a comprovare una rituale dichiarazione di accettazione, siccome non resa propriamente nelle forme stabilite dall'art. 475 c.c., soprattutto se non sottoscritta appositamente nè confermata personalmente in udienza.

Tribunale Salerno  11 febbraio 2004

 

 

Trentino Alto Adige

La speciale normativa dettata in tema di maso chiuso, per effetto della l. prov. Bolzano 28 novembre 2001 n. 17, non sottrae il bene alla successione ereditaria, ma impone unicamente di considerarlo, nella divisione del patrimonio ereditario, come unità indivisibile e di assegnarlo ad un unico erede o legatario, operando i criteri legali di determinazione dell'assuntore solo in mancanza di testamento e di un accordo tra i chiamati alla successione legittima. Ne consegue che nulla vieta ai coeredi, nell'esercizio della loro autonomia privata, di inserire nell'accordo divisorio, che porta allo scioglimento della comunione ereditaria ed all'individuazione dell'assuntore del maso, un elemento accidentale quale una condizione. (Nella specie, la S.C., in applicazione di tale principio, ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto l'invalidità di una clausola dell'intercorso accordo divisorio, recante la designazione dell'assuntore a condizione che egli sgomberasse i fondi del maso dai veicoli ivi ricoverati entro una certa data e la previsione della sua sostituzione con altro coerede in caso di mancato avveramento della condizione, escludendo la S.C. che tale pattuizione comporti un'attribuzione congiunta del maso, contrasti con la certezza dei traffici o con il divieto di alienazione del diritto di assunzione od incorra nella nullità sancita dall'art. 475, comma 2, c.c. per l'accettazione dell'eredità).

Cassazione civile sez. II  27 febbraio 2012 n. 2983



 
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