codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 476 codice civile: Accettazione tacita

L’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare (1) e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede (2).


Commento

(1) Per l’acquisto dell’eredità non occorre dimostrare che il chiamato volesse proprio accettare l’eredità, ma è sufficiente che egli abbia voluto realmente tenere quel dato comportamento, che, per la sua stessa natura, implica necessariamente la volontà di accettare.

 

(2) Ipotesi di accettazione tacita espressamente previste dalla legge sono contenute negli artt. 477 e 478 (non è accettazione tacita l’ipotesi prevista all’art. 527). Altri casi sono stati individuati nel pagamento da parte del chiamato dei debiti ereditari con denaro dell’eredità, nonché nel compimento di atti di disposizione di beni ereditari e nella presentazione della domanda giudiziale di divisione ereditaria.


Giurisprudenza annotata

Successioni

Il figlio che aziona in giudizio un diritto del genitore, del quale afferma essere erede "ab intestato", ove non sia stato contestato il rapporto di discendenza con il "de cuius", non deve ulteriormente dimostrare, al fine di dare prova della sua legittimazione ad agire, l'esistenza di tale rapporto producendo l'atto dello stato civile, attestante la filiazione, ma è sufficiente, in quanto chiamato all'eredità a titolo di successione legittima, che abbia accettato, anche tacitamente, l'eredità, di cui costituisce atto idoneo l'esercizio stesso dell'azione. Dichiara inammissibile, App. L'Aquila, 14/11/2007

Cassazione civile sez. III  20 ottobre 2014 n. 22223  

 

In tema di successioni "mortis causa", l'accettazione tacita di eredità prevista dall'art. 476 cod. civ. presuppone la volontà, effettiva o presupposta, del chiamato, a differenza dell'ipotesi di cui all'art. 527 cod. civ., che ne prescinde completamente e considera erede puro e semplice colui che sottrae o nasconde i beni ereditari, assolvendo ad una esigenza di garanzia dei creditori del "de cuius", ai quali non può essere opposto un esonero di responsabilità attraverso il beneficio d'inventario o la rinunzia. Rigetta, Corte di Appello Bologna, 09/06/2008

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2014 n. 21348  

 

L'accettazione tacita di eredità - pur potendo avvenire attraverso "negotiorum gestio", cui segua la successiva ratifica del chiamato, o per mezzo del conferimento di una delega o dello svolgimento di attività procuratoria - può tuttavia desumersi soltanto da un comportamento del successibile e non di altri, sicché non ricorre ove solo l'altro chiamato all'eredità, in assenza di elementi dai quali desumere il conferimento di una delega o la successiva ratifica del suo operato, abbia fatto richiesta di voltura catastale di un immobile del "de cuius". Cassa con rinvio, Trib. Livorno, 24/01/2008

Cassazione civile sez. III  11 luglio 2014 n. 15888  

 

Poiché nell'asse ereditario rientrano in universum ius tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo al de cuius al momento dell'apertura della successione, incluso il diritto di agire o di contraddire in giudizio, il soggetto che nel riassumere la causa innanzi al giudice di rinvio si dichiari erede di una delle parti, in base a una delazione ereditaria coerentemente dedotta, pone in essere un atto di accettazione tacita dell'eredità ai sensi dell'articolo 476 del Cc, in quanto esercita un diritto di azione che solo la qualità di erede gli consente di esercitare, mentre è del tutto irrilevante ai fini della successione nel processo l'effettiva titolarità della res controversa in senso sostanziale.

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2014 n. 15107  

 

In tema di successione ereditaria, secondo la previsione dell’art. 476 c.c. la cosiddetta “accettazione tacita dell’eredità” ha luogo nell’ipotesi in cui il chiamato compia un atto che presupponga necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede, con la conseguenza che nonostante la mancanza di accettazione espressa la assunzione della qualità di erede consegue comunque “ex lege” nel caso di compimento da parte del chiamato di un atto “pro erede gestio”.

Tribunale Roma sez. VIII  07 giugno 2014 n. 12529  

 

In tema di successioni per causa di morte, un pagamento transattivo del debito del de cuius ad opera del chiamato all'eredità, a differenza di un mero adempimento dallo stesso eseguito con denaro proprio, configura un'accettazione tacita, non potendosi transigere un debito ereditario se non da colui che agisce quale erede. A tal fine, è quindi necessario che sia fornita la prova che il pagamento sia stato effettuato con danaro prelevato dall'asse ereditario, mentre nel caso in cui il chiamato adempia al debito ereditario con denaro proprio, quest'ultimo non può ritenersi per ciò stesso che abbia accettato l'eredità.

Cassazione civile sez. II  27 gennaio 2014 n. 1634



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti