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Art. 479 codice civile: Trasmissione del diritto di accettazione

Se il chiamato all’eredità muore senza averla accettata, il diritto di accettarla si trasmette agli eredi.

Se questi non sono d’accordo per accettare o rinunziare, colui che accetta l’eredità acquista tutti i diritti e soggiace a tutti i pesi ereditari, mentre vi rimane estraneo chi ha rinunziato.

La rinunzia all’eredità propria del trasmittente include rinunzia all’eredità che al medesimo è devoluta (1).


Commento

Pesi ereditari: qualsiasi vincolo che incide direttamente o indirettamente sull’eredità (debiti, canoni etc.).

 

(1) L’articolo contempla l’ipotesi di trasmissione del diritto di accettare l’eredità, o meglio di trasmissione della delazione. Tale circostanza si verifica quando il chiamato all’eredità muore dopo l’apertura della successione, ma prima di aver dichiarato se intende accettare o meno l’eredità. In tal caso la legge prevede che la delazione del primo defunto non cada, ma si trasmetta dal primo chiamato (che prende il nome di trasmittente) ai suoi eredi.

 

 


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di imposta sulle successioni, presupposto dell'imposizione tributaria è la chiamata all'eredità e non già l'accettazione. Ne consegue che, allorché la successione riguardi anche l'eredità devoluta al dante causa e da costui non ancora accettata, l'erede è tenuto al pagamento dell'imposta anche relativamente alla successione apertasi in precedenza a favore del suo autore, la cui delazione sia stata a lui trasmessa ai sensi dell'art. 479 cod. civ. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Palermo, 17/05/2012

Cassazione civile sez. VI  09 ottobre 2014 n. 21394  

 

 

Successione

In tema di successioni legittime, il chiamato all'eredità nel possesso dei beni ereditari ha l'onere di redigere l'inventario entro il termine di tre mesi dal giorno dell'apertura della successione, anche se sia di grado successivo rispetto ad altri chiamati, poiché, quando l'eredità si devolve per legge, si realizza una delazione simultanea in favore di tutti i chiamati, indipendentemente dall'ordine di designazione alla successione, come si evince dalle disposizioni di cui all'art. 480 comma 3 e 479 c.c., che, con riferimento al decorso del termine per l'accettazione dell'eredità e alla trasmissione del diritto di accettazione, non distinguono tra i primi chiamati ed i chiamati ulteriori, conseguendone, per tutti, contestualmente, la nascita di facoltà ed oneri e, quindi, l'integrazione dell'ambito applicativo della fattispecie astratta di cui all'art. 485 c.c. Né a diversa conclusione può indurre la previsione, nel comma 1 di questa disposizione, della notizia della devoluta eredità come fattispecie alternativa all'apertura della successione ai fini della decorrenza del termine per la redazione dell'inventario, in quanto l'espressione "devoluzione" deve intendersi come sinonimo di "delazione", ed il chiamato nella disponibilità dei beni ereditari è a conoscenza sia dell'apertura della successione sia della circostanza che i beni sui quali esercita la signoria di fatto sono proprio quelli caduti in successione

Cassazione civile sez. II  30 marzo 2012 n. 5152  

 

L'indegnità costituisce non una causa di incapacità a succedere, ma di esclusione dalla successione e la sentenza che la pronunzia provoca una situazione analoga a quella del primo chiamato, che non può o non vuole accettare l'eredità, che, ove ne ricorrano i presupposti, viene devoluta per rappresentazione o, in difetto, a favore dei chiamati in subordine. Da ciò discende che, qualora l'indegno muoia dopo l'apertura della successione, ma prima di accettare l'eredità, il diritto di accettare si trasmette ai suoi eredi ex art. 479 c.c., contro i quali, perciò, può utilmente essere proposta l'azione di indegnità, essendovi un evidente interesse ad agire.

Tribunale Macerata  26 marzo 2003

 

La facoltà di accettazione tacita dell'eredità spetta anche agli eredi del chiamato all'eredità il quale sia deceduto prima di averla accettata; infatti, ai sensi dell'art. 479 c.c., la delazione resta identica nel passaggio dal chiamato al suo erede e pertanto questi, oltre ad accettare l'eredità così come poteva accettarla il suo autore, può compiere, rispetto all'eredità, il cui diritto di accettare gli viene trasmesso, tutti gli atti spettanti al primo chiamato.

Cassazione civile sez. II  07 luglio 1999 n. 7075  

 

In tema di successione legittima, il principio secondo cui, qualora sussista una pluralità di designati a succedere in ordine successivo, si realizza una delazione simultanea a favore dei primi chiamati e dei chiamati ulteriori - con la conseguenza che questi ultimi, in pendenza del termine di accettazione dell'eredità per i primi chiamati, sono abilitati ad esercitare un'accettazione valida, ma con efficacia subordinata al venir meno, per rinuncia o prescrizione (eventi che configurano una "condicio juris") del diritto dei primi chiamati - si applica anche in relazione all'art. 943 del codice del 1865, per il quale il termine trentennale di prescrizione del diritto di accettare l'eredità doveva farsi decorrere dal giorno dell'apertura della successione, salvo il caso di istituzione condizionale e quello in cui, essendovi stata accettazione da parte dei primi chiamati, il loro acquisto ereditario fosse venuto meno. Nè tale norma può ritenersi contrastante con l'art. 24 cost., in quanto anche l'abrogato codice civile riconosceva la possibilità giuridica di esperire la "actio interrogatoria" per costringere i chiamati anteriormente a dichiarare in breve termine l'accettazione o la rinunzia all'eredità.

Cassazione civile sez. II  22 giugno 1995 n. 7073  



 
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