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Art. 483 codice civile: Impugnazione per errore

L’accettazione dell’eredità non si può  impugnare se è viziata da errore (1).

Tuttavia, se si scopre un testamento del quale non si aveva notizia al tempo dell’accettazione, l’erede non è tenuto a soddisfare i legati scritti in esso oltre il valore dell’eredità, o con pregiudizio della porzione legittima che gli è dovuta. Se i beni ereditari non bastano a soddisfare tali legati, si riducono proporzionalmente anche i legati scritti in altri testamenti. Se alcuni legatari sono stati già soddisfatti per intero, contro di loro è data azione di regresso.

L’onere di provare il valore dell’eredità incombe all’erede.


Commento

Porzione legittima: porzione (o quota) di eredità che la legge attribuisce ai legittimari e della quale l’autore del testamento non può liberamente disporre.

 

(1) In ogni caso non è ammesso l’annullamento dell’accettazione se il chiamato ha accertato erroneamente la consistenza dell’attivo ereditario (es.: se ha creduto che l’eredità fosse di notevole entità, mentre in realtà non lo era).

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

In tema di successioni "mortis causa", è manifestamente infondata la q.l.c., per contrasto con gli art. 3 e 24 cost., dell'art. 480 comma 2 c.c., interpretato nel senso che il termine decennale di prescrizione del diritto di accettare l'eredità decorre unitariamente dal giorno dell'apertura della successione, pure nel caso di successiva scoperta di un testamento del quale non si aveva notizia. Invero, detta disciplina si rivela frutto di una scelta ragionevole del legislatore, in quanto finalizzata, come in tutte le ipotesi di prescrizione, al perseguimento della certezza delle situazioni giuridiche, e quindi ispirata dall'esigenza di cristallizzare in modo definitivo, dopo un certo lasso di tempo, la regolamentazione dei diritti ereditari tra le diverse categorie di successibili, in maniera da accordare specifica tutela a chi abbia accettato, nell'indicato termine di dieci anni, l'eredità devolutagli per legge o per testamento, ed anche a chi, dopo aver accettato nel termine l'eredità legittima, abbia fatto valere un testamento successivamente scoperto, rispetto a colui che, chiamato per testamento e non pure per legge all'eredità, non abbia potuto accettare la stessa nel termine di prescrizione per mancata conoscenza dell'esistenza di tale scheda testamentaria; d'altra parte, prevedendo l'art. 480 c.c. un termine prescrizionale, cui va riconosciuta natura sostanziale e non processuale, esso rimane per sua natura estraneo all'ambito di tutela dell'art. 24 cost., in quanto non volto all'esercizio del diritto di difesa.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 264  

 

Il vigente ordinamento giuridico non prevede due distinti ed autonomi diritti di accettazione dell'eredità, derivanti l'uno dalla delazione testamentaria e l'altro dalla delazione legittima, ma contempla - con riguardo al patrimonio relitto dal defunto, quale che sia il titolo della chiamata - un unico diritto di accettazione, che, se non viene fatto valere, si prescrive nel termine di dieci anni dal giorno dell'apertura della successione, come conferma l'art. 483, comma 2, c.c., il quale attribuisce automatico rilievo ad un testamento scoperto dopo l'accettazione dell'eredità (pur limitando entro il valore dell'asse l'obbligo di soddisfare i legati ivi disposti), senza che esso debba essere a sua volta accettato.

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2013 n. 264  

 

Una volta acquisita la qualità di erede universale, essa resta ferma, tant'è che, a mente dell'art. 483 comma 1 c.c., l'accettazione non può essere impugnata pur se viziata da errore, salvo i rimedi concreti di cui al comma 2 del medesimo articolo; l'intervenuta accettazione dell'istituito, conseguentemente, impedisce l'operare della sostituzione (art. 688 c.c).

Corte appello Catania  21 ottobre 2009 n. 658  

 

L'accettazione dell'eredità (che, trattandosi di eredità ab intestato, è irreversibile pur se si scopre ex post un testamento, salvi i limiti previsti dagli art. 483 c.c. vigente e 942, comma 3, c.c. abrogato) comporta che la prescrizione rimane applicabile nell'ambito proprio dei diritti (diritto reale o di credito) derivanti dall'eredità, onde l'acquisto della comunione di un bene, quale espressione del diritto di comproprietà, resta definitivamente fermo ed insuscettibile di prescrizione (eccettuata la diversa ipotesi di usucapione ad opera di terzi): con la conseguenza che a norma dell'art. 713 c.c. vigente (come per l'art. 984 c.c. abrogato) i coeredi possono sempre chiedere la divisione, non esistendo nell'ordinamento un diritto autonomo (prescrittibile) inteso all'esecuzione del testamento, ma rientrano ogni potere sia di godimento che di disposizione della quota di un bene ereditario tra le facoltà spettanti al comproprietario.

Cassazione civile sez. II  25 gennaio 1983 n. 697  



 
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