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Art. 485 codice civile: Chiamato all’eredità che è nel possesso di beni

Il chiamato all’eredità, quando a qualsiasi titolo è nel possesso di beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione o della notizia della devoluta eredità. Se entro questo termine lo ha cominciato ma non è stato in grado di completarlo, può ottenere dal tribunale del luogo in cui si è aperta la successione una proroga che, salvo gravi circostanze, non deve eccedere i tre mesi.

Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato compiuto, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice.

Compiuto l’inventario, il chiamato che non abbia ancora fatto la dichiarazione a norma dell’art. 484 ha un termine di quaranta giorni da quello del compimento dell’inventario medesimo, per deliberare se accetta o rinunzia all’eredità. Trascorso questo termine senza che abbia deliberato, è considerato erede puro e semplice.


Commento

La rigorosa disciplina dei termini per fare la dichiarazione e redigere l’inventario si spiega con il fatto che l’erede è nel possesso dei beni: in tal caso, infatti, in assenza di inventario, gli sarebbe facile eludere i controlli e appropriarsi di alcuni beni ereditari, sottraendoli ai creditori.

 


Giurisprudenza annotata

Esecuzione immobiliare

In materia di espropriazione immobiliare, qualora sia sottoposto a pignoramento un diritto reale su un bene immobile di provenienza ereditaria e l'accettazione dell'eredità non sia stata trascritta a cura dell'erede-debitore esecutato, il creditore procedente, se il chiamato all'eredità ha compiuto uno degli atti che comportano accettazione tacita dell'eredità, può richiedere, a sua cura e spese, la trascrizione sulla base di quell'atto, qualora esso risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata od accertata giudizialmente, anche dopo la trascrizione del pignoramento, ripristinando così la continuità delle trascrizioni ai sensi e per gli effetti dell'art. 2650, comma 2, c.c., purché prima dell'autorizzazione alla vendita ai sensi dell'art. 569 c.p.c.. Se, invece, il chiamato all'eredità ha compiuto uno degli atti che comportano accettazione tacita dell'eredità ma questo non sia trascrivibile, perché non risulta da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata autenticata, ovvero se si assume che l'acquisto della qualità di erede sia seguito ex lege ai fatti di cui agli artt. 485 e 527 c.c., non risultando questo acquisto dai pubblici registri, la vendita coattiva del bene pignorato ai danni del chiamato presuppone che la qualità di erede del debitore esecutato sia accertata con sentenza.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2014 n. 11638  

 

 

Successione

Nella successione mortis causa, la delazione ereditaria e il possesso dei beni ereditari da parte del chiamato, rappresentano circostanze valutabili ai fini dell'accertamento di una eventuale accettazione "ex lege", unitamente alla mancata redazione dell'inventario, da sole, tuttavia, non sufficienti ai fini dell'acquisto della qualità di erede, poiché la prima ne costituisce soltanto il presupposto, mentre il secondo non presuppone, di per sé, la volontà di accettare l'eredità. Dunque, l'apertura della successione, la delazione ereditaria, il possesso dei beni ereditari e la mancata tempestiva redazione dell'inventario, rappresentano elementi costitutivi di una eventuale accettazione dell'eredità "ex lege", la cui esistenza deve essere provata dal soggetto che deduce detta accettazione tacita come fatto costitutivo della domanda diretta a far valere un credito nei confronti del chiamato, in quanto erede del de cuius. Il possesso dei beni ereditari, in particolare, non deve necessariamente manifestarsi in un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà dei beni ereditari, ma si esaurisce in una mera relazione materiale tra i beni e il chiamato all'eredità, con la conseguenza che la previsione legale si estende a ogni specie di possesso, quale che ne sia il titolo giustificativo, includendo anche la detenzione a titolo di custodia o di affidamento temporaneo.

Tribunale Ivrea  23 maggio 2014 n. 231  

 

L'accettazione tacita di eredità, che si ha quando il chiamato all'eredità compie un atto che presuppone la sua volontà di accettare e che non avrebbe diritto di compiere se non nella qualità di erede, può desumersi anche dal comportamento del chiamato, che abbia posto in essere una serie di atti incompatibili con la volontà di rinunciare o che siano concludenti e significativi della volontà di accettare. Di talché, se sono inidonei a tale scopo gli atti di natura meramente fiscale, come la denuncia di successione, l'accettazione tacita può evincersi dal compimento di atti che siano al contempo fiscali e civili, come può essere la voltura catastale, rilevante non solo dal punto di vista tributario, ma anche da quello civile. All'uopo, si evidenzia come la proposizione di azioni giudiziarie intese alla rivendica o alla difesa della proprietà o ai danni per la mancata disponibilità dei beni ereditari può essere significativa di un'accettazione tacita dell'eredità, in considerazione del fatto che al semplice chiamato all'eredità è solo consentito, ex art. 460 c.c., di esperire le azioni possessorie e compiere gli atti conservativi di vigilanza e di temporanea amministrazione, mentre l'esperimento delle azioni volte al reclamo e alla tutela della proprietà sui beni ereditari e al risarcimento per la loro mancata disponibilità, presuppone necessariamente l'accettazione dell'eredità stessa. Ciò perché si tratta di azioni che travalicano il semplice mantenimento dello stato di fatto quale esistente all'atto di apertura della successione e la mera gestione conservativa dei beni compresi nell'asse ereditario e che il chiamato all'eredità non avrebbe il diritto di proporle se non nel caso di accettazione della qualità di erede.

Tribunale Milano sez. IV  12 febbraio 2013 n. 1994  

 

In tema di successioni legittime, il chiamato all'eredità nel possesso dei beni ereditari ha l'onere di redigere l'inventario entro il termine di tre mesi dal giorno dell'apertura della successione, anche se sia di grado successivo rispetto ad altri chiamati, poiché, quando l'eredità si devolve per legge, si realizza una delazione simultanea in favore di tutti i chiamati, indipendentemente dall'ordine di designazione alla successione, come si evince dalle disposizioni di cui all'art. 480 comma 3 e 479 c.c., che, con riferimento al decorso del termine per l'accettazione dell'eredità e alla trasmissione del diritto di accettazione, non distinguono tra i primi chiamati ed i chiamati ulteriori, conseguendone, per tutti, contestualmente, la nascita di facoltà ed oneri e, quindi, l'integrazione dell'ambito applicativo della fattispecie astratta di cui all'art. 485 c.c. Né a diversa conclusione può indurre la previsione, nel comma 1 di questa disposizione, della notizia della devoluta eredità come fattispecie alternativa all'apertura della successione ai fini della decorrenza del termine per la redazione dell'inventario, in quanto l'espressione "devoluzione" deve intendersi come sinonimo di "delazione", ed il chiamato nella disponibilità dei beni ereditari è a conoscenza sia dell'apertura della successione sia della circostanza che i beni sui quali esercita la signoria di fatto sono proprio quelli caduti in successione

Cassazione civile sez. II  30 marzo 2012 n. 5152  

 



 
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