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Art. 490 codice civile: Effetti del beneficio d’inventario

L’effetto del beneficio d’inventario consiste nel tener distinto il patrimonio del defunto da quello dell’erede.

Conseguentemente:

1) l’erede conserva verso l’eredità tutti i diritti e tutti gli obblighi che aveva verso il defunto, tranne quelli che si sono estinti per effetto della morte;

2) l’erede non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti (1);

3) i creditori dell’eredità e i legatari hanno preferenza sul patrimonio ereditario di fronte ai creditori dell’erede. Essi però non sono dispensati dal domandare la separazione dei beni, secondo le disposizioni del capo seguente, se vogliono conservare questa preferenza anche nel caso che l’erede decada (2) dal beneficio d’inventario o vi rinunzi.


Commento

(1) Come ulteriore tutela l’erede risponde dei debiti ereditari pagandoli con denaro dell’eredità, non con denaro proprio, fino alla concorrenza dei beni pervenutigli per successione.

 

(2) È questa una garanzia disposta nel caso in cui l’erede, per disinteresse o inerzia, perda i vantaggi dell’inventario, costringendo i creditori ereditari a concorrere con i suoi creditori personali.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La pronuncia avente ad oggetto un mero accertamento del credito nei confronti degli eredi del debitore, non costituendo titolo esecutivo, non preclude agli stessi successori la possibilità di far valere in eventuale ulteriore giudizio la limitazione della loro responsabilità "intra vires", derivante dall'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario. Rigetta, App. Perugia, 07/03/2007

Cassazione civile sez. II  25 settembre 2013 n. 21942  

 

L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, determinando la limitazione della responsabilità dell'erede per i debiti del "de cuius" entro il valore dei beni a lui pervenuti, va eccepita nel giudizio di cognizione di cognizione promosso dal creditore del defunto che faccia valere per intero la sua pretesa, in modo da contenere quantitativamente l'estensione e gli effetti dell'invocata pronuncia giudiziale; ne consegue che, ove non sia stata proposta la relativa eccezione nel processo di cognizione, la qualità di erede con beneficio d'inventario non è deducibile per la prima volta in sede esecutiva. Cassa con rinvio, Trib. Milano, 17/07/2006

Cassazione civile sez. III  16 aprile 2013 n. 9158  

 

L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario è pur sempre un'accettazione dell'eredità, sicché l'erede beneficiato, quale successore nel debito ereditario, può essere condannato al pagamento dell'intero, fermo che, in concreto, la sua responsabilità resta limitata "intra vires hereditatis" ove egli faccia valere il beneficio con l'apposita eccezione. Ne consegue che, in caso di esecuzione forzata avviata da un creditore del "de cuius", l'erede beneficiato non ha interesse ad opporre che il bene staggito è estraneo all'asse ereditario per averne il "de cuius" disposto in vita.

Cassazione civile sez. III  04 settembre 2012 n. 14821

 

In tema di accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, il divieto di promuovere procedure esecutive, posto a carico dei creditori dall'art. 506, comma 1, c.c. (una volta eseguita la pubblicazione di cui all'art. 498 c.c.), non esclude che i creditori stessi possano procurarsi un titolo giudiziale di accertamento o esecutivo e dunque procedano verso l'erede con le opportune azioni, valendo tale titolo nella procedura di liquidazione predetta, ove il relativo credito può trovare soddisfazione nell'eventuale residuo; l'erede contro il quale sia stato formato un titolo esecutivo che lo condanni in qualità di erede beneficiato, pur se tenuto al pagamento non oltre il valore dei beni a lui pervenuti (ex art. 490, comma 2, n. 2, c.c.), per potersi esonerare dal pagamento deve dimostrare non che l'asse ereditario sia stato originariamente insufficiente a coprire la passività, bensì che lo stesso è rimasto esaurito nel pagamento di creditori presentatisi in precedenza. (Principio reso con riguardo ad una pretesa fiscale, ritenuta non azionabile dalla sentenza impugnata in cui la commissione tributaria aveva erroneamente negato che l'ufficio creditore potesse domandare alcunché per non aver fatto opposizione allo stato di liquidazione ed ivi ottenuto una riforma dello stesso).

Cassazione civile sez. trib.  24 ottobre 2008 n. 25670  

 

 

Impresa ed imprenditore

In materia di impresa familiare, ove sia stato promosso da parte di alcuni dei familiari (nella specie, due delle tre figlie) un giudizio nei confronti del titolare dell'impresa (il padre) per il riconoscimento di pretese creditorie derivanti dalla partecipazione all'attività, l'intervenuto decesso del titolare medesimo e la successiva riassunzione del giudizio ad opera di altro familiare (la terza figlia), già estraneo alla precedente fase giudiziale, per resistere, "iure successionis", alle pretese degli attori non integra un'ipotesi di litisconsorzio necessario e non determina la necessità della nomina di un curatore speciale, dovendosi escludere la sussistenza di un conflitto di interessi in quanto la controversia riguarda sempre le originarie pretese creditorie per la partecipazione all'impresa familiare - rispetto alle quali gli attori vantano un interesse "iure proprio" - e non le domande di coeredi beneficiati nei confronti dell'eredità, a nulla rilevando il mero fatto che, per l'eventuale successivo soddisfacimento della pretesa, l'azione esecutiva possa essere portata nei confronti della massa ereditaria, ivi comprese le quote spettanti agli altri eredi.

Cassazione civile sez. lav.  15 luglio 2009 n. 16477  



 
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