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Art. 493 codice civile: Alienazioni dei beni ereditari senza autorizzazione

L’erede decade (1) dal beneficio d’inventario, se aliena o sottopone a pegno o ipoteca beni ereditari, o transige (2)relativamente a questi beni senza l’autorizzazione giudiziaria (3) e senza osservare le forme prescritte dal codice di procedura civile (4).

Per i beni mobili l’autorizzazione non è necessaria trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di accettare con beneficio d’inventario.


Commento

1) La decadenza, cioè la perdita del beneficio, avviene automaticamente, anche in assenza di colpa grave da parte dell’erede o di un reale pregiudizio per i creditori.

 

(2) Sono vietati tutti gli atti di disposizione dei beni ereditari ( vendita, permuta, costituzione di diritti reali ecc.)  a meno che non siano finalizzati alla conservazione o liquidazione (conversione in denaro) dei beni ereditari. Per converso, non possono essere posti in essere tutti gli altri atti che hanno finalità diverse (es.: donazione [v. 769]).

 

(3) Giudice competente è il tribunale del luogo di apertura della successione.

 

(4) Se manca l’autorizzazione, l’erede, perdendo i vantaggi dell’accettazione beneficiata, sarà considerato erede puro e semplice come se non avesse mai accettato con beneficio d’inventario. Gli atti compiuti senza autorizzazione rimangono comunque validi ed efficaci.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

In caso di accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, l'art. 493 cod. civ. non consente all'erede beneficiato di disporre liberamente dei beni dell'asse, ma rimette al giudice la valutazione della convenienza di qualsiasi atto di alienazione o di straordinaria amministrazione, incidente sul patrimonio ereditario e non finalizzato alla sua conservazione e liquidazione, stante l'obbligo di amministrazione dei beni nell'interesse dei creditori e dei legatari. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha ritenuto che non rientrassero nell'ambito degli atti necessitanti dell'apposita autorizzazione giudiziaria la demolizione di un'autovettura di nessun valore commerciale caduta in successione, come l'appropriazione del vestiario del "de cuius" di valore minimale). Rigetta, App. Milano, 25/03/2006

Cassazione civile sez. II  25 ottobre 2013 n. 24171  

 

L'autorizzazione giudiziale prevista dall'art. 493 c.c. per l'alienazione dei beni ereditari riguarda soltanto il compimento di atti di straordinaria amministrazione che possono incidere direttamente o indirettamente sul patrimonio ereditario. Pertanto, sono oggetto di autorizzazione la cessione delle quote sociali e la rinuncia ai diritti di opzione sull'acquisto delle quote sociali, in quanto costituente comunque un atto di disposizione patrimoniale, idoneo a ridurre la garanzia costituta dal patrimonio ereditario.

Tribunale Salerno sez. I  01 giugno 2007

 

In tema di successioni "mortis causa", l'art. 484 c.c., nel prevedere che l'accettazione con beneficio d'inventario si fa con dichiarazione, preceduta o seguita dalla redazione dell'inventario, delinea una fattispecie a formazione progressiva di cui sono elementi costitutivi entrambi gli adempimenti ivi previsti; infatti, sia la prevista indifferenza della loro successione cronologica, sia la comune configurazione in termini di adempimenti necessari, sia la mancata di una distinta disciplina dei loro effetti, fanno apparire ingiustificata l'attribuzione all'uno dell'autonoma idoneità a dare luogo al beneficio, salvo il successivo suo venir meno, in caso di difetto dell'altro. Ne consegue che, se da un lato la dichiarazione di accettazione con beneficio d'inventario ha una propria immediata efficacia, determinando il definitivo acquisto della qualità di erede da parte del chiamato che subentra perciò in universum ius defuncti, compresi i debiti del "de cuius", d'altro canto essa non incide sulla limitazione della responsabilità intra vires, che è condizionata (anche) alla preesistenza o alla tempestiva sopravvenienza dell'inventario, in mancanza del quale l'accettante è considerato erede puro e semplice (art. 485, 487, 488 c.c.) non perché abbia perduto "ex post" il beneficio, ma per non averlo mai conseguito. Infatti, le norme che impongono il compimento dell'inventario in determinati termini non ricollegano mai all'inutile decorso del termine stesso un effetto di decadenza ma sanciscono sempre come conseguenza che l'erede viene considerato accettante puro e semplice, mentre la decadenza è chiaramente ricollegata solo ed esclusivamente ad alcune altre condotte, che attengono alla fase della liquidazione e sono quindi necessariamente successive alla redazione dell'inventario. Poiché l'omessa redazione dell'inventario comporta il mancato acquisto del beneficio e non la decadenza dal medesimo, ne consegue che all'erede, il quale agisce contro i terzi non chiamati alla successione, è precluso l'esperimento dell'azione di riduzione, non sussistendo il presupposto al riguardo richiesto dall'art. 564, comma 1, ultima parte, c.c., cioè l'accettazione con beneficio d'inventario.

Cassazione civile sez. II  09 agosto 2005 n. 16739  

 

L'art. 493 c.c. è norma di stretta interpretazione e non si estende ad atti diversi da quelli ivi contemplati. (Nella specie si è ritenuto inammissibile il ricorso presentato dagli eredi beneficiati al giudice delle successioni per essere autorizzati ad intervenire in assemblea e ad esercitare il diritto di voto inerente ad una quota societaria compresa nell'eredità).

Tribunale Lanusei  04 gennaio 2001

 



 
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