codice-civile
Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
L'autore
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore

 

Art. precedente Art. successivo
 

Art. 498 codice civile: Liquidazione dell’eredità in caso di opposizione

Qualora entro il termine indicato nell’art. 495 gli sia stata notificata (1) opposizione da parte di creditori o di legatari, l’erede non può eseguire pagamenti, ma deve provvedere alla liquidazione dell’eredità nell’interesse di tutti i creditori e legatari.

A tal fine egli, non oltre un mese dalla notificazione dell’opposizione (2), deve, a mezzo di un notaio del luogo dell’aperta successione, invitare i creditori e i legatari a presentare, entro un termine stabilito dal notaio stesso e non inferiore a giorni trenta, le dichiarazioni di credito.

L’invito è spedito per raccomandata ai creditori e ai legatari dei quali è noto il domicilio o la residenza ed è pubblicato nel foglio degli annunzi legali della provincia.


Commento

Opposizione: atto con il quale un creditore (o un legatario) contesta la decisione dell’erede di procedere alla liquidazione individuale [v. 495].

 

Notificazione: atto con il quale un soggetto rende noto con qualsiasi mezzo, ad un altro soggetto l’esistenza di un fatto o di un atto, cui quest’ultimo può essere interessato. Per i codici di procedura civile e penale, è un particolare tipo di atto eseguito in conformità delle norme procedurali (artt. 136-151 c.p.c.; artt. 148-171 c.p.p.), dall’ufficiale giudiziario, su incarico delle parti o del giudice, con il quale si porta a conoscenza di un determinato soggetto il compimento di un atto processuale, mediante la consegna al destinatario medesimo (o ad altre persone indicate dalla legge) di una copia conforme all’originale dell’atto da notificare.

 

 

(1) È ammessa qualsiasi forma, purché l’opposizione venga effettivamente portata a conoscenza dell’erede.

 

(2) Il mancato rispetto di tale termine provoca la perdita del beneficio d’inventario per l’erede e la responsabilità a carico del notaio.

 

 

La norma in commento si propone di assicurare la «par condicio creditorum», ossia il principio in base al quale i creditori di un soggetto hanno tutti eguale diritto a soddisfarsi sul suo patrimonio [v. 2740]: un’eccezione è data solo per i creditori garantiti da pegno, ipoteca o privilegio, che devono essere pagati prima degli altri.

 

 


Giurisprudenza annotata

Esazione delle imposte

In tema di crediti tributari, è pacifico che sui beni personali degli eredi accettanti con beneficio di inventario, non è possibile alcuna aggressione da parte dei creditori del "de cuius" cosicché l'Agente di riscossione dei tributi ha l'obbligo di controllare la regolarità formale e sostanziale dei ruoli nonché predisporre le cartelle esattoriali, ad eseguire la procedura esecutiva seguendo le leggi nonché a verificare la sussistenza del credito presupposto all'esecuzione, predisponendo, anche in autotutela, l'eventuale prescrizione o decadenza del titolo.

Comm. trib. reg. Firenze sez. I  03 giugno 2011 n. 257  

 

 

Successioni

In pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell'eredità beneficiata, i creditori del de cuius possono proporre contro l'erede (sia in sede ordinaria che monitoria) azioni di condanna od anche di mero accertamento dell'esistenza ed entità del loro credito, ancorché abbiano presentato la dichiarazione di credito di cui all'art. 498 c.c., stante l'autonomia e quindi la possibilità di coesistenza dei due procedimenti, poiché detta procedura di liquidazione vieta soltanto l'inizio di procedure esecutive individuali e la distribuzione del ricavato delle procedure in corso; né osta all'accertamento delle obbligazioni dei terzi la costituzione in fondo patrimoniale dei beni personali dell'erede.

Cassazione civile sez. I  03 dicembre 2008 n. 28749  

 

In tema di accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, il divieto di promuovere procedure esecutive, posto a carico dei creditori dall'art. 506, comma 1, c.c. (una volta eseguita la pubblicazione di cui all'art. 498 c.c.), non esclude che i creditori stessi possano procurarsi un titolo giudiziale di accertamento o esecutivo e dunque procedano verso l'erede con le opportune azioni, valendo tale titolo nella procedura di liquidazione predetta, ove il relativo credito può trovare soddisfazione nell'eventuale residuo; l'erede contro il quale sia stato formato un titolo esecutivo che lo condanni in qualità di erede beneficiato, pur se tenuto al pagamento non oltre il valore dei beni a lui pervenuti (ex art. 490, comma 2, n. 2, c.c.), per potersi esonerare dal pagamento deve dimostrare non che l'asse ereditario sia stato originariamente insufficiente a coprire la passività, bensì che lo stesso è rimasto esaurito nel pagamento di creditori presentatisi in precedenza. (Principio reso con riguardo ad una pretesa fiscale, ritenuta non azionabile dalla sentenza impugnata in cui la commissione tributaria aveva erroneamente negato che l'ufficio creditore potesse domandare alcunché per non aver fatto opposizione allo stato di liquidazione ed ivi ottenuto una riforma dello stesso).

Cassazione civile sez. trib.  24 ottobre 2008 n. 25670  

 

In tema di liquidazione dell'eredità, il mancato inoltro della dichiarazione di credito entro il termine per la sua pubblicazione ai sensi dell'art. 498 c.c., non incide sulla proponibilità del reclamo contro lo stato di graduazione del credito, previsto dall'art. 501 c.c., posto che questo è azionabile anche dal creditore che non abbia fatto pervenire al notaio la dichiarazione di credito.

Tribunale Lucca  23 novembre 2002

 

 

Lavoro subordinato

In caso di insolvenza del datore di lavoro non soggetto alle disposizioni della l. fall., qualora il lavoratore agisca, ai sensi dell'art. 2 l. 297/82, nei confronti del fondo di garanzia per ottenere il pagamento del trattamento di fine rapporto gravante sull'eredità accettata con beneficio d'inventario, presupposto per l'obbligo di intervento del fondo è l'esistenza e consistenza del credito risultante da un titolo giudiziale, che il lavoratore ha l'onere di precostituire, non essendo a tal fine idonei lo stato di graduazione formato dall'erede e l'intervento del notaio nella procedura di accettazione con beneficio d'inventario. Tale presupposto precede logicamente l'accertamento dell'insufficienza del patrimonio beneficiato, non precluso dall'impossibilità di un'azione esecutiva individuale ex art. 506 c.c., atteso che la costante presenza del notaio e le forme previste dalla legge (art. 498 e ss. c.c.) consentono l'accertamento di tale insufficienza con garanzie non minori di quelle di un'azione esecutiva conformata all'ordinaria diligenza ed esercitata in modo serio ed adeguato. (Nella specie la Cassazione ha cassato, decidendo nel merito, la sentenza che aveva accolto la domanda nei confronti del fondo sul presupposto della definitività dello stato di graduazione e dell'incapienza riscontrata dal rendimento del conto).

Cassazione civile sez. lav.  07 luglio 2005 n. 14282  

 

 

Imposte

Nei confronti del coerede che abbia accettato l'eredità con beneficio d'inventario e che abbia successivamente presentato istanza di definizione dell'imposta di successione ai sensi dell'art. 31, comma 2, del d.l. n. 429 del 1982, l'imposta dovuta sulla base di tale domanda di condono può essere liquidata nonostante sia ancora pendente il procedimento di liquidazione concorsuale dell'eredità beneficiata ai sensi degli art. 498 e 503 c.c.

Cassazione civile sez. trib.  08 giugno 2000 n. 7800



 
Art. precedente Art. successivo
 

 
Vuoi restare aggiornato su questo argomento?
Segui la nostra redazione anche su Facebook, Google + e Twitter. Iscriviti alla newsletter

 

 

© Riproduzione riservata

 
 
Commenti