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Art. 499 codice civile: Procedura di liquidazione

Scaduto il termine entro il quale devono presentarsi le dichiarazioni di credito, l’erede provvede, con l’assistenza del notaio, a liquidare le attività ereditarie facendosi autorizzare alle alienazioni necessarie. Se l’alienazione ha per oggetto beni sottoposti a privilegio o a ipoteca, i privilegi non si estinguono, e le ipoteche non possono essere cancellate sino a che l’acquirente non depositi il prezzo nel modo stabilito dal giudice o non provveda al pagamento dei creditori collocati nello stato di graduazione previsto dal comma seguente.

L’erede forma, sempre con l’assistenza del notaio (1), lo stato di graduazione (2). I creditori sono collocati secondo i rispettivi diritti di prelazione. Essi sono preferiti ai legatari. Tra i creditori non aventi diritto a prelazione l’attivo ereditario è ripartito in proporzione dei rispettivi crediti.

Qualora, per soddisfare i creditori, sia necessario comprendere nella liquidazione anche l’oggetto di un legato di specie, sulla somma che residua dopo il pagamento dei creditori il legatario di specie è preferito agli altri legatari.


Commento

Stato di graduazione: graduatoria in cui vengono collocati i creditori: per primi vengono posti i creditori privilegiati, pignoratizi e ipotecari e poi i creditori chirografari.

Prelazione: indica l’ordine da seguire, ovvero la priorità da assegnare, nella soddisfazione dei rispettivi crediti, ai creditori: i creditori hanno uguale diritto di essere soddisfatti sui beni del debitore salve le cause legittime di prelazione che sono i privilegi, il pegno e le ipoteche.

Legato di specie: disposizione avente ad oggetto un bene specificamente individuato nel patrimonio del testatore.

 

 

(1) La presenza del notaio è disposta per assistere l’erede ed esercitare un controllo sull’attività dello stesso nell’interesse dei creditori ereditari.

 

(2) Durante questa fase si assiste ad un controllo del notaio e dell’erede sull’esistenza e sull’ammontare dei vari crediti: è invece precluso ogni intervento ai creditori e ai legatari, potendo essi semmai solo reclamare contro la graduatoria così formata.

 

 

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Giurisprudenza annotata

Successioni

In pendenza della procedura concorsuale di liquidazione dell'eredità beneficiata, i creditori del de cuius possono proporre contro l'erede (sia in sede ordinaria che monitoria) azioni di condanna od anche di mero accertamento dell'esistenza ed entità del loro credito, ancorché abbiano presentato la dichiarazione di credito di cui all'art. 498 c.c., stante l'autonomia e quindi la possibilità di coesistenza dei due procedimenti, poiché detta procedura di liquidazione vieta soltanto l'inizio di procedure esecutive individuali e la distribuzione del ricavato delle procedure in corso; né osta all'accertamento delle obbligazioni dei terzi la costituzione in fondo patrimoniale dei beni personali dell'erede.

Cassazione civile sez. I  03 dicembre 2008 n. 28749  

 

In tema di accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, il divieto di promuovere procedure esecutive, posto a carico dei creditori dall'art. 506, comma 1, c.c. (una volta eseguita la pubblicazione di cui all'art. 498 c.c.), non esclude che i creditori stessi possano procurarsi un titolo giudiziale di accertamento o esecutivo e dunque procedano verso l'erede con le opportune azioni, valendo tale titolo nella procedura di liquidazione predetta, ove il relativo credito può trovare soddisfazione nell'eventuale residuo; l'erede contro il quale sia stato formato un titolo esecutivo che lo condanni in qualità di erede beneficiato, pur se tenuto al pagamento non oltre il valore dei beni a lui pervenuti (ex art. 490, comma 2, n. 2, c.c.), per potersi esonerare dal pagamento deve dimostrare non che l'asse ereditario sia stato originariamente insufficiente a coprire la passività, bensì che lo stesso è rimasto esaurito nel pagamento di creditori presentatisi in precedenza. (Principio reso con riguardo ad una pretesa fiscale, ritenuta non azionabile dalla sentenza impugnata in cui la commissione tributaria aveva erroneamente negato che l'ufficio creditore potesse domandare alcunché per non aver fatto opposizione allo stato di liquidazione ed ivi ottenuto una riforma dello stesso).

Cassazione civile sez. trib.  24 ottobre 2008 n. 25670

 

La domanda che il creditore proponga in un procedimento di liquidazione di eredità beneficiata per ottenere la soddisfazione del proprio credito non interrompe (nè sospende) il decorso della prescrizione in quanto il suddetto procedimento, avendo natura di procedimento di giurisdizione volontaria e non costituendo la sede esclusiva di accertamento dei crediti nei confronti dell'eredità, non è, come tale, neanche astrattamente riconducibile - a differenza della domanda di insinuazione nello stato passivo del fallimento - alla tassativa elencazione di atti processuali contenuta nell'art. 2943 c.c.

Cassazione civile sez. II  30 marzo 2001 n. 4704  

 

L'erede che abbia accettato l'eredità con beneficio di inventario, benché possa essere convenuto in giudizio dai creditori del "de cuius" che propongano azioni di accertamento o di condanna - non può - una volta che abbia eseguito la pubblicazione prevista dall'art. 498 comma 3 c.c. - dai medesimi essere assoggettato ad esecuzione forzata (neanche con riferimento ai beni caduti in successione), dovendosi procedere alla liquidazione dei beni ereditari nei modi previsti dagli art. 499 e seguenti c.c.

Cassazione civile sez. III  16 novembre 1994 n. 9690  

 

 

Esazione delle imposte

In tema di riscossione di imposte dirette, l'erede con beneficio d'inventario il quale abbia presentato, ai fini dell'IRPEF e dell'ILOR, la dichiarazione dei redditi del de cuius ma non abbia provveduto all'autotassazione perché, a seguito di opposizione dei creditori ereditari, aveva iniziato la procedura di liquidazione dell'eredità ai sensi degli art. 498 e ss. c.c., non è soggetto all'applicazione della soprattassa per il mancato pagamento di dette imposte a norma dell'art. 92 d.P.R. 29 settembre 1973 n. 602, in quanto il conflitto tra la disciplina tributaria (che impone il pagamento del tributo ad una determinata scadenza) e quella codicistica (che vieta all'erede di eseguire pagamenti in favore di creditori durante lo svolgimento della procedura di liquidazione) va risolto in favore di quest'ultima, sia perché le norme del codice civile non distinguono tra crediti ordinari e crediti tributari, sia perché la normativa fiscale non contiene alcuna deroga alla disciplina codicistica, con la conseguenza che anche i crediti tributari debbono essere fatti valere tramite la procedura di liquidazione e che per il pagamento di essi vige la scadenza codicistica e non quella tributaria.

Cassazione civile sez. I  15 maggio 1992 n. 5785  



 
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