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Art. 50 codice civile: Immissione nel possesso temporaneo dei beni

Divenuta eseguibile la sentenza che dichiara l’assenza, il tribunale, su istanza di chiunque vi abbia interesse (1) o del pubblico ministero, ordina l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente, se vi sono.

Coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi (2), se l’assente fosse morto nel giorno a cui risale l’ultima notizia di lui, o i loro rispettivi eredi possono domandare l’immissione nel possesso temporaneo dei beni (3).

I legatari, i donatari e tutti quelli ai quali spetterebbero diritti dipendenti dalla morte dell’assente possono domandare di essere ammessi all’esercizio temporaneo di questi diritti.

Coloro che per effetto della morte dell’assente sarebbero liberati da obbligazioni possono essere temporaneamente esonerati dall’adempimento di esse, salvo che si tratti delle obbligazioni alimentari previste dall’art. 434.

Per ottenere l’immissione nel possesso, l’esercizio temporaneo dei diritti o la liberazione temporanea dalle obbligazioni si deve dare cauzione nella somma determinata dal tribunale; se taluno non sia in grado di darla, il tribunale può stabilire altre cautele (4), avuto riguardo alla qualità delle persone e alla loro parentela con l’assente.


Commento

Pubblico ministero: [v. 23]. Possesso: [v. Libro III, Titolo VIII]; Legatario: [v. 649]; Donatario: [v. 744]; Cauzione: [v. 1319]; Parentela: [v. 74].

Beni (dell’assente): si tratta di tutti i (—) compresi nel patrimonio dell’assente, con esclusione di quei diritti di carattere personale che non possono essere oggetto di successione.

 

(1) Interessati a chiedere l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente sono anche i creditori dello stesso.

(2) L’aggettivo, come è evidente, si riferisce alla successione, non al rapporto di filiazione.

(3) L’immissione nel possesso produce effetti simili a quelli della successione, ma non costituisce un’ipotesi di successione per causa di morte [v. Libro II, Titolo I]. La sua natura è quella di provvedimento che tutela l’aspettativa di fatto alla successione. Infatti, coloro che ottengono l’immissione nel possesso sono gli stessi soggetti che saranno chiamati alla successione se verrà accertata la morte dell’assente.

(4) In questi casi il tribunale, tenuto conto delle caratteristiche del caso concreto, può ritenere sufficiente la redazione dell’inventario [v. 52] dei beni dei quali si è ottenuto il possesso.


Giurisprudenza annotata

Circolazione stradale

La sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida prevista per alcune violazioni del codice della strada non può essere applicata a colui che le abbia commesse conducendo veicoli per la cui guida non sia richiesta alcuna abilitazione (sezione Un., 30 gennaio 2002, F.). (Nella specie, la Corte ha annullato, limitatamente al disposto provvedimento di sospensione della patente di guida, la sentenza di patteggiamento per i reati di guida in stato di ebbrezza alcolica e di rifiuto di sottoporsi all'accertamento del tasso alcolemico commessi dall'imputato alla guida di un ciclomotore di 50 c.c., non richiedente il conseguimento, per la guida, di patente).

Cassazione penale sez. IV  30 aprile 2010 n. 19646  

 

 

Previdenza ed assistenza

A seguito della dichiarazione di assenza del titolare di rendita di inabilità a carico dell'Inail (prestazione previdenziale diretta, il cui diritto è esercitatile soltanto dal titolare e non da altri, ancorché siano probabili successori futuri dell'assente) non esiste alcun diritto alla prestazione indiretta o di reversibilità corrispondente, che possa essere esercitato, in quanto la fattispecie costitutiva del diritto alla rendita ai superstiti, di cui all'art. 85 del d.P.R. n. 1124 del 1965, risulta integrata non solo dalla morte del titolare della rendita, ma anche dal nesso di causalità tra l'infortunio sul lavoro o la tecnopatia e la morte. (Nella specie, la S.C. ha censurato la decisione di merito che aveva riconosciuto il diritto alla rendita di inabilità, a seguito della dichiarazione di assenza del suo titolare, in favore del coniuge, confermandola per aver rigettato, invece, in difetto della morte del titolare della rendita di inabilità, la domanda del coniuge stesso diretta ad ottenere la rendita ai superstiti).

Cassazione civile sez. lav.  03 agosto 2005 n. 16283  

 

Qualora, a seguito della dichiarazione di assenza di una persona, il coniuge di quest'ultima si rivolga al giudice per ottenere dall'ente previdenziale (nella specie l'Inps) l'erogazione della pensione di riversibilità quale coniuge superstite, se il diritto alla pensione (diretta) del coniuge assente sia contestato dall'ente erogatore, va dichiarato il diritto del coniuge, per il solo fatto della dichiarazione pregressa di assenza, di chiedere, in via amministrativa e, se del caso, giudiziaria (davanti al giudice previdenziale) la pensione di riversibilità a seguito della morte dell'assente; tale pronuncia sarà vincolante nel successivo procedimento, nel senso che il diritto alla pensione non potrà essere negato per il fatto che non risulti la morte del coniuge dell'istante, ma solo la sua assenza.

Tribunale Catania  04 giugno 1993

 

Fra i diritti dipendenti dalla morte dell'assente, dei quali è ammissibile l'esercizio temporaneo ai sensi dell'art. 50 comma 3 c.c., rientrano non solo i diritti che incidono sul patrimonio dell'assente ma - attesa la diversità di formulazione di detta norma rispetto all'art. 26 del vecchio c.c. - anche quelli che debbono esser fatti valere verso terzi; pertanto, la moglie dell'assente titolare di pensione a carico dell'assicurazione generale obbligatoria, che, in caso di morte del marito, acquisterebbe "iure proprio" il diritto alla pensione di reversibilità, ha diritto - durante l'assenza del coniuge pensionato - ad esigere i ratei della pensione, a titolo di anticipata e provvisoria liquidazione della pensione di reversibilità e nei limiti della quota a lei autonomamente riservata, senza che per ciò sia configurabile alcun eventuale sacrificio degli interessi dell'istituto previdenziale, il quale, in caso di ritorno dell'assente, deve corrispondergli solo la differenza fra l'importo a lui spettante e le somme corrisposte alla moglie, non potendo il pensionato far valere a carico dell'ente alcuna azione o pretesa ulteriore.

Cassazione civile sez. lav.  05 novembre 1988 n. 5988

 

 

Assenza e morte presunta

La disciplina dell'immissione temporanea nel possesso di beni della persona scomparsa e dell'ammissione all'esercizio temporaneo dei diritti dipendenti dalla di lui morte, dettata dall'art. 50 c.c. per il caso di dichiarazione di assenza dello scomparso medesimo, riguarda esclusivamente il patrimonio dell'assente al momento della scomparsa, ed è diretta a tutelare le aspettative di eredi od altri interessati su detto patrimonio, mentre non può implicare il sacrificio di ragioni di terzi, con l'introduzione a loro carico di obblighi che risulterebbero insussistenti in caso di ritorno dell'assente. Pertanto, deve escludersi che la dichiarazione di assenza possa essere invocata dai presunti superstiti per conseguire, sia pure in via provvisoria, prestazioni pensionistiche indirette da parte di enti previdenziali (nella specie, ENPAM).

Cassazione civile sez. lav.  14 gennaio 1983 n. 299  

 

In caso di morte di colui che, ai sensi dell'art. 50 comma 2 c.c., sarebbe erede dell'assente, si determina immediatamente in capo ai suoi successori il subingresso nella titolarità dell'azione volta a ottenere l'immissione nel possesso temporaneo dei beni, senza che possa darsi luogo alla sostituzione prevista nel testamento. L'apertura della successione e la delazione dell'eredità si verificano nel giorno a cui risale l'ultima notizia dell'assente.

Tribunale Verona  03 agosto 2000

 



 
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