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Art. 510 codice civile: Accettazione o inventario fatti da uno dei chiamati

L’accettazione con beneficio d’inventario fatta da uno dei chiamati giova a tutti gli altri (1), anche se l’inventario è compiuto da un chiamato diverso da quello che ha fatto la dichiarazione.


Commento

(1) La norma si applica solo a favore dei chiamati, ma non dell’erede che ha già accettato puramente e semplicemente, ovvero di chi sia decaduto dal beneficio d’inventario.

 

 

Lo scopo della norma è quello di semplificare al massimo le formalità prescritte dalla legge per il beneficio d’inventario, consentendo di estenderne i vantaggi ai chiamati che non hanno ancora effettuato la predetta accettazione.


Giurisprudenza annotata

Imposte

In tema di imposta di successione, l'art. 510 cod. civ., per cui possono giovarsi dell'inventario anche chiamati diversi da quello che ha fatto la dichiarazione, deve essere interpretato nel senso che i beneficiari non sono quelli che hanno accettato l'eredità puramente e semplicemente, nè quelli decaduti dal beneficio, perchè la redazione dell'inventario non può attribuire agli altri coeredi una posizione giuridica che essi non siano più in grado di acquistare; ne consegue che la contribuente che abbia accettato con beneficio di inventario ma solo per conto dei figli ed invece puramente e semplicemente per sé, era tenuta, ai sensi dell'art. 31, comma 1, del d.lgs n. 346 del 1990 (nel testo vigente "ratione temporis"), a presentare la dichiarazione di successione entro sei mesi dalla devoluzione ereditaria, non potendo perciò godere del trattamento più favorevole di cui all'art. 69 della legge n. 342 del 2000, riservato alle dichiarazioni di successione con scadenza posteriore al 31 dicembre 2000. Cassa e decide nel merito, Comm. Trib. Reg. Latina, 27/09/2007

Cassazione civile sez. trib.  10 maggio 2013 n. 11150  

 

 

Successione

L'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario integra una eccezione in senso lato, in quanto il legislatore non ne ha espressamente escluso la rilevabilità d'ufficio e tale condizione non corrisponde all'esercizio di un diritto potestativo, ma rileva quale fatto da solo sufficiente ad impedire la confusione del patrimonio dell'erede con quello del defunto. Ne consegue che, ove tale fatto sia già documentato in atti, il beneficio è liberamente invocabile dalla parte - anche in assenza di specifica allegazione e con forme diverse da quelle previste dall'art. 484 cod. civ. - pure nel giudizio d'appello ed è rilevabile d'ufficio dal giudice a favore degli altri chiamati all'eredità, senza che rilevi l'eventuale contumacia degli stessi, operando l'effetto espansivo previsto dall'art. 510 cod. civ. fino a quando essi non abbiano manifestato una accettazione pura e semplice ovvero siano decaduti dal beneficio, salva la facoltà di accettare avvalendosi espressamente del beneficio, ovvero di rinunciare all'eredità. Rigetta e rimette sez. semplici, App. Milano, 25/03/2006

Cassazione civile sez. un.  07 maggio 2013 n. 10531  

 

Qualora siano convenuti in giudizio più soggetti, in relazione a debito ereditario, e dalla documentazione disponibile risulti in causa che uno solo di essi ha accettato con beneficio d'inventario, il giudice deve rilevare d'ufficio in favore anche degli altri l'effetto favorevole della limitazione di responsabilità, a meno che non sia dimostrato che essi abbiano rinunciato all'eredità o l'abbiano già accettata quali eredi puri e semplici o siano decaduti dal beneficio. Conferma App. Milano 25 marzo 2006

Cassazione civile sez. un.  07 maggio 2013 n. 10531

 

In base al disposto dell'art. 510 c.c., a norma del quale la redazione dell'inventario da parte di uno dei coeredi giova anche agli altri che non siano accettanti puri e semplici, la volontà di giovarsi di tale forma di accettazione, sebbene debba essere espressa in forma chiara ed univoca, non esige le forme indicate dall'art. 484 c.c., poiché, se in ogni caso fosse necessaria l'accettazione formale, nessun giovamento deriverebbe dall'accettazione dell'altro chiamato. (Principio enunciato dalla S.C. nel caso di coeredi accettanti con beneficio d'inventario e decaduti dal diritto, quali pretendevano di giovarsi dell'inventario legittimamente effettuato, dopo il raggiungimento della maggiore età, dal coerede minorenne al momento dell'apertura della successione).

Cassazione civile sez. lav.  04 settembre 2008 n. 22286  

 

L'accettazione con beneficio di inventario da parte di uno dei chiamati ad un'eredità non determina l'acquisto della medesima anche per gli altri perché l'art. 510 c.c. non ha tale vis espansiva.

Cassazione civile sez. II  19 marzo 1999 n. 2532  

 

In base al disposto dell'art. 510 c.c. la redazione dell'inventario da parte di uno dei coeredi giova anche agli altri che non siano accettanti puri e semplici, ma non anche a quelli che siano divenuti tali per essere decaduti dalla facoltà di accettare con beneficio di inventario, non potendo la redazione dell'inventario attribuire agli altri coeredi una posizione giuridica che essi non siano più in grado di acquistare.

Cassazione civile sez. II  19 luglio 1993 n. 8034  

 

Ai sensi dell'art. 510 c.c., l'accettazione con beneficio d'inventario fatta da uno dei chiamati all'eredità giova anche agli altri chiamati, mentre non opera a favore di chi, mediante accettazione espressa, tacita o presunta, abbia già acquistato la qualità di erede puro e semplice al momento di detta accettazione beneficiata.

Cassazione civile sez. II  09 febbraio 1982 n. 782  



 
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