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Art. 519 codice civile: Dichiarazione di rinunzia

La rinunzia all’eredità (1) deve farsi con dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione (2), e inserita nel registro delle successioni (3).

La rinunzia fatta gratuitamente a favore di tutti coloro ai quali si sarebbe devoluta la quota del rinunziante non ha effetto finché, a cura di alcuna delle parti, non siano osservate le forme indicate nel comma precedente.



Commento

Rinunzia: atto unilaterale di dismissione di un diritto da parte del suo titolare.

 

 

(1) La possibilità di rinunziare si ha fino a quando l’eredità non sia stata acquistata da altri, o si è perduto il diritto di accettarla. La rinunzia può farsi a partire dal momento dell’apertura della successione e non prima, in quanto contrasterebbe con il divieto dei patti successori.

 

(2) La mancata osservanza di questa formalità fa sì che la rinunzia si consideri come mai avvenuta: il rinunziante ritorna così nella posizione di chiamato all’eredità.

 

(3) Se non si osserva questa prescrizione, invece, la rinunzia rimane valida, ma l’atto non è utilizzabile nei confronti dei terzi.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Per la valida rinunzia a far valere il testamento, occorre l'accordo di tutti i coeredi, da redigere per atto scritto, a pena di nullità, se nella successione sono compresi beni immobili, poiché detto accordo, importando una modificazione quantitativa delle quote, tanto dal lato attivo, che da quello passivo, si risolve in un atto di disposizione delle stesse. Rigetta, App. Reggio Calabria, 13/12/2007

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2014 n. 12685  

 

L'inserzione dell'atto di rinuncia all'eredità nel registro delle successioni costituisce una forma di pubblicità funzionale a rendere la rinuncia opponibile ai terzi e non ai fini della sua validità. Ne consegue che il creditore ereditario, che agisca in giudizio contro l'erede per il pagamento dei debiti del "de cuius", a fronte della produzione di un atto pubblico di rinunzia all'eredità, ha l'onere di provare, anche solo mediante l'acquisizione di una certificazione della cancelleria del tribunale competente, il mancato inserimento dell'atto "de quo" nel registro delle successioni. Rigetta, App. Venezia, 28/05/2007

Cassazione civile sez. III  13 febbraio 2014 n. 3346  

 

Ai sensi dell'art. 519 c.c., la rinunzia all'eredità deve essere fatta in forma solenne, con dichiarazione resa davanti al notaio o al cancelliere, che non può essere sostituita dalla scrittura privata autenticata ed è a pena di nullità, in quanto l'indicazione dell'art. 519 c.c. rientra tra le previsioni legali di forma "ad substantiam", di cui all'art. 1350, n. 13, c.c.

Cassazione civile sez. II  20 febbraio 2013 n. 4274  

 

Nel sistema delineato dagli art. 519 e 525 c.c. in tema di rinunzia all'eredità la quale determina la perdita del diritto all'eredità ove ne sopraggiunga l'acquisto da parte degli altri chiamati l'atto di rinunzia deve essere rivestito di forma solenne (dichiarazione resa davanti a notaio o al cancelliere e iscrizione nel registro delle successioni), con la conseguenza che una revoca tacita della rinunzia è inammissibile.

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2011 n. 21014  

 

La revoca della rinuncia all'eredità, di cui all'art. 525 c.c., non costituisce, anche sotto il profilo formale, un atto o negozio giuridico autonomo, bensì l'effetto della sopravvenuta accettazione dell'eredità medesima da parte del rinunciante, il cui verificarsi, pertanto, va dedotto dal mero riscontro della validità ed operatività di tale successiva accettazione, sia essa espressa o tacita.

Tribunale Napoli sez. VIII  08 giugno 2011

 

I chiamati all'eredità i quali vi abbiano rinunciato ai sensi dell'art. 519 c.c. non possono essere considerati eredi e, per l'effetto, non sono responsabili del debito d'imposta del "de cuius", a nulla rilevando che, ai sensi dell'art. 525 c.c., la rinunzia all'eredità non sarebbe atto irrevocabile e definitivo in quanto essi possono sempre accettare l'eredità fino a quando il diritto di accettazione non risulta prescritto.

Comm. trib. prov.le Reggio Emilia sez. I  21 dicembre 2009 n. 226  

 

In materia di successione necessaria, il diritto, patrimoniale (e perciò disponibile) e potestativo, del legittimario di agire per la riduzione delle disposizioni testamentarie lesive della sua quota di riserva, dopo l'apertura della successione, è rinunciabile anche tacitamente, sempre che detta rinuncia sia inequivocabile, occorrendo a tal fine un comportamento concludente del soggetto interessato che sia incompatibile con la volontà di far valere il diritto alla reintegrazione. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che, in relazione a donazioni compiute da una madre in favore del proprio figlio, aveva ritenuto che il padre, passato a nuove nozze dopo la morte della prima moglie, avesse rinunciato tacitamente al proprio diritto di agire in riduzione di tali donazioni per il solo fatto di non aver agito in vita in tal senso, mentre l'azione di riduzione era stata poi promossa dalla seconda moglie, dopo la morte del medesimo).

Cassazione civile sez. II  20 gennaio 2009 n. 1373  

 

Attese le importanti conseguenze della rinunzia all'eredità - la quale, pertanto, deve avvenire in forma solenne -, il venir meno degli effetti giuridici della rinunzia medesima non può che avvenire con le medesime forme solenni al fine di garantire certezza in ordine alla vicenda successoria; se, dunque, l'accettazione di una eredità non rinunziata in precedenza può avvenire per fatti concludenti, per accettare una eredità in precedenza rinunziata occorre porre nel nulla gli effetti giuridici di un atto formale con un successivo atto formale di revoca implicante accettazione dell'eredità.

Tribunale Verona sez. I  09 dicembre 2008

 

La rinuncia all'eredità - come l'accettazione della stessa - deve ritenersi esercizio di un diritto di «natura strettamente personale» e, quindi - a norma dell'art. 46 l. fall. - indifferente alle incapacità derivanti dallo status di fallito del chiamato rinunciante, perché la scelta relativa involge considerazioni non necessariamente né esclusivamente patrimoniali. (Cassa Comm. trib. rg. Sic. 28 febbraio 2001 n. 20/08).

Cassazione civile sez. trib.  10 marzo 2008 n. 6327  

 



 
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