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Art. 524 codice civile: Impugnazione della rinunzia da parte dei creditori

Se taluno rinunzia (1), benchè senza frode, a un’eredità con danno dei suoi creditori, questi possono farsi autorizzare ad accettare l’eredità in nome e luogo del rinunziante, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti.

Il diritto dei creditori si prescrive in cinque anni dalla rinunzia.


Commento

Frode: comportamento diretto ad abusare dell’altrui fiducia in difformità del generale principio di buona fede.

 

(1) Il rimedio concesso dalla norma è applicabile solo nel caso in cui il chiamato all’eredità abbia effettuato un vero e proprio atto di rinunzia, non nel caso in cui abbia perso il diritto di accettare l’eredità per fatti di diversa natura (es.: prescrizione).

 

 

Fondamento della norma è garantire i creditori personali del chiamato rinunziante contro gli svantaggi derivanti loro dal mancato acquisto dei beni ereditari da parte del loro debitore.


Giurisprudenza annotata

Successione

In caso di disposizione testamentaria lesiva delle quote di legittima spettanti a soggetti falliti (totalmente pretermessi), ancorché costoro abbiano rinunciato all'azione di riduzione, va riconosciuta per analogia la legittimazione del curatore fallimentare a esperire tale rimedio, al fine di agire in via esecutiva su dette quote nei limiti di quanto sia necessario all'integrale soddisfazione dei creditori insinuati al passivo.

Tribunale Roma  22 gennaio 2014

 

L'atto di citazione in opposizione all'eredità costituisce atto introduttivo del giudizio ed interruttivo della prescrizione, per produrre i suoi effetti deve essere proposto entro il termine prescrizionale di cinque anni dall'atto formale di rinuncia all'eredità.

Tribunale Roma sez. VIII  25 ottobre 2011 n. 20863  

 

L'azione ex art. 524 c.c., mediante la quale i creditori del rinunciante all'eredità chiedono di essere autorizzati all'accettazione con beneficio d'inventario, in nome e luogo del rinunciante stesso, non può essere esperita quando la rinuncia provenga dal legittimario pretermesso, non potendo quest'ultimo essere qualificato chiamato all'eredità, prima dell'accoglimento dell'azione di riduzione che abbia rimosso l'efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie.

Cassazione civile sez. II  29 luglio 2008 n. 20562  

 

L'attore che ha documentato come il proprio debitore abbia rinunciato all'eredità devolutagli e che il convenuto non ha beni idonei a soddisfare il debito - ad esempio attraverso la produzione di una ispezione presso la Conservatoria dei RR.II. negativa - non avendo il convenuto fornito elementi in senso contrario, soddisfa le condizioni dell'art. 524 c.c., atteso che tale norma non richiede la frode del debitore, né è impedita dall'acquisto della quota del rinunciante da parte di altri chiamati, non comportando la facoltà concessa al creditore di accettare l'eredità in luogo del debitore la revoca della rinuncia, ma solo la possibilità di sottoporre ad espropriazione i beni ereditari nei limiti della quota spettante al debitore rinunciante.

Tribunale Padova  02 maggio 2007 n. 1043  

 

L'accettazione dell'eredità da parte di altro chiamato non è di per sè ostativa all'esercizio dell'azione ex art. 524 c.c. da parte dei creditori del chiamato rinunziante, non incontrando l'autorizzazione all'accettazione ai sensi di tale ultima norma alcun limite oltre quelli fissati nella norma stessa. Infatti, la posizione degli altri chiamati, anche quando hanno accettato l'eredità, è comunque delimitata dal diritto attribuito ai creditori del chiamato rinunziante, nel senso che gli stessi succedono anche nei beni ereditari che non sono mai entrati nel patrimonio del rinunziante, ma soltanto per la parte che residua dopo il soddisfacimento del credito di coloro che hanno agito ex art. 524 c.c.

Tribunale Roma  11 maggio 2005

 

 

Imposte

In tema di imposta sulle successioni, secondo l'art. 7 del d.lg. n. 346 del 1990, presupposto dell'imposizione tributaria è la chiamata all'eredità e non già l'accettazione, per cui l'imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non provino di aver rinunciato all'eredità o di non avere titolo di erede legittimo o testamentario, in quanto altri è tale, non essendo del tutto applicabili i principi del codice civile che regolano l'acquisto della qualità di erede; se si realizza ex art. 467 c.c., come nella specie, il fenomeno giuridico della rappresentazione (per avere l'ascendente rinunziato al diritto di accettare l'eredità), il discendente subentra al suo genitore quale chiamato all'eredità del nonno, divenendo soggetto passivo della imposta di successione, essendo irrilevante che la predetta rinuncia sia stata impugnata dal curatore sul presupposto che sia stata resa da un soggetto dichiarato fallito, in quanto il regime delle limitate incapacità di cui all'art. 46 l. fall. non priva il fallito dell'esercizio di un siffatto diritto di natura strettamente personale; ne consegue la correttezza dell'avviso di liquidazione dell'imposta e dell'irrogazione delle sanzioni in dipendenza della denuncia di successione, poiché il rinunciante deve essere ritenuto dotato di piena capacità di agire.

Cassazione civile sez. trib.  10 marzo 2008 n. 6327  

 



 
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