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Art. 525 codice civile: Revoca della rinunzia

Fino a che il diritto di accettare l’eredità non è prescritto contro i chiamati che vi hanno rinunziato, questi possono sempre accettarla (1), se non è già stata acquistata da altro dei chiamati, senza pregiudizio delle ragioni acquistate da terzi sopra i beni dell’eredità.


Commento

Revoca: atto con il quale si elimina dal mondo del diritto un negozio giuridico, privandolo dei suoi effetti giuridici.

 

(1) La revoca potrà rivestire la stessa forma disposta dalla legge per l’accettazione, ossia essere espressa o tacita.

 

 

Fondamento della disposizione è la necessità di assicurare in ogni caso un titolare ai beni ereditari: a questo scopo, si concede al chiamato che ha rinunziato la possibilità di tornare sui suoi passi fintantoché l’eredità non sia stata acquistata da altri soggetti o, in mancanza, dallo Stato.


Giurisprudenza annotata

Successione

In forza del combinato disposto degli art. 522 e 676 c.c., la quota del coerede rinunziante si accresce "ipso iure" a favore di coloro che avrebbero con lui concorso, senza che sia necessaria una specifica accettazione dei subentranti, atteso che l'acquisto per accrescimento consegue all'espansione dell'originario diritto all'eredità, già sussistente in capo ai subentranti, con l'ulteriore conseguenza che, determinatosi tale acquisto, la rinunzia all'eredità diviene irrevocabile.

Cassazione civile sez. II  21 maggio 2012 n. 8021  

 

In base all'art. 525 c.c., la rinunzia all'eredità non fa venir meno la delazione del chiamato e non è, pertanto, ostativa alla successiva accettazione, che può essere anche tacita, quando il comportamento del rinunziante (che, nella specie, si è costituito in giudizio, allegando la sua qualità di erede e riportandosi alle difese già svolte dal "de cuius") sia incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria.

Cassazione civile sez. III  18 aprile 2012 n. 6070  

 

La rinunzia all'eredità non fa venir meno la delazione del chiamato, stante il disposto dell'art. 525 c.c. e non è, pertanto, ostativa alla successiva accettazione, che può essere anche tacita, allorquando il comportamento del rinunciante (che, nella specie, si era costituito in giudizio, allegando la sua qualità di erede e riportandosi alle difese già svolte dal de cuius) sia incompatibile con la volontà di non accettare la vocazione ereditaria.

Cassazione civile sez. III  18 aprile 2012 n. 6070  

 

Nel sistema delineato dagli art. 519 e 525 c.c. in tema di rinunzia all'eredità la quale determina la perdita del diritto all'eredità ove ne sopraggiunga l'acquisto da parte degli altri chiamati l'atto di rinunzia deve essere rivestito di forma solenne (dichiarazione resa davanti a notaio o al cancelliere e iscrizione nel registro delle successioni), con la conseguenza che una revoca tacita della rinunzia è inammissibile.

Cassazione civile sez. II  12 ottobre 2011 n. 21014  

 

La revoca della rinuncia all'eredità, di cui all'art. 525 c.c., non costituisce, anche sotto il profilo formale, un atto o negozio giuridico autonomo, bensì l'effetto della sopravvenuta accettazione dell'eredità medesima da parte del rinunciante, il cui verificarsi, pertanto, va dedotto dal mero riscontro della validità ed operatività di tale successiva accettazione, sia essa espressa o tacita.

Cassazione civile sez. II  02 agosto 2011 n. 16913  

 

Il chiamato all'eredità, che vi abbia inizialmente rinunciato, può, ex art. 525 c.c., successivamente accettarla (in tal modo revocando implicitamente la precedente rinuncia) in forza dell'originaria delazione - e sempre che questa non sia venuta meno in conseguenza dell'acquisto compiuto da altro chiamato - ma non anche in forza di un accordo concluso tra il rinunziante ed i soggetti acquirenti dell'eredità, dovendo, in tal caso, escludersi ogni possibilità di revoca della precedente rinuncia per effetto del carattere indisponibile della delazione che, una volta venuta meno, non può efficacemente rivivere per volontà dei privati.

Tribunale Tivoli  30 dicembre 2010 n. 1790  

 

La rinunzia all'eredità non fa venir meno la delazione del chiamato, bensì determina la coesistenza del diritto di accettazione dell'eredità a favore tanto del rinunziante quanto degli altri chiamati. La perdita della delazione consegue - sempre che l'eredità non sia già stata acquistata da altro dei chiamati - per prescrizione del diritto ex art. 480 c.c. o per decadenza ai sensi dell'art. 481. Ne consegue che, in assenza di tali presupposti, il chiamato, non avendo perso la delazione, è legittimato ad agire o resistere nei vari gradi di un giudizio avente per oggetto il regolamento del confine e l'apposizione di termini di un bene ereditario.

Cassazione civile sez. II  23 gennaio 2007 n. 1403  



 
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