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Art. 527 codice civile: Sottrazione di beni ereditari

I chiamati all’eredità, che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia (1) (2).


Commento

(1) È questa un’ipotesi cui la legge ricollega l’acquisto automatico dell’eredità, non un’accettazione tacita della stessa, in quanto l’atteggiamento del chiamato fa presumere una volontà contraria all’accettazione mentre l’accettazione tacita presuppone la volontà del chiamato di acquistare l’eredità.

 

(2) La conseguenza del comportamento in esame è che il chiamato perde la possibilità di rinunziare, come pure quella di accettare con beneficio d’inventario; egli diventerà erede puro e semplice, ossia sarà tenuto a rispondere degli eventuali debiti anche oltre i limiti del valore dei beni ereditari.

 

 

La disposizione è stata dettata per salvaguardare i diritti dei creditori, che potrebbero essere danneggiati dalla sottrazione dei beni ereditari destinati al pagamento dei loro crediti.


Giurisprudenza annotata

Successioni

In tema di successioni "mortis causa", l'accettazione tacita di eredità prevista dall'art. 476 cod. civ. presuppone la volontà, effettiva o presupposta, del chiamato, a differenza dell'ipotesi di cui all'art. 527 cod. civ., che ne prescinde completamente e considera erede puro e semplice colui che sottrae o nasconde i beni ereditari, assolvendo ad una esigenza di garanzia dei creditori del "de cuius", ai quali non può essere opposto un esonero di responsabilità attraverso il beneficio d'inventario o la rinunzia. Rigetta, Corte di Appello Bologna, 09/06/2008

Cassazione civile sez. II  09 ottobre 2014 n. 21348  

 

n tema di rinunzia all’eredità, l’art. 527 c.c. prevede che in caso di sottrazione o occultamento di beni ereditari da parte dei chiamati all’eredità questi ultimi non possano più rinunciare né quantomeno accettare con beneficio d’inventario, dovendo essere considerati, in caso di rinuncia, eredi puri e semplici. Tale disposizione intende tutelare i creditori del "de cuius" da quanti, chiamati all’eredità, fanno sparire tutti o parte dei beni ereditari per poi rinunziare all’eredità, sia da quanti, fatti sparire tutti o parte dei beni ereditari, accettano con beneficio d’inventario dopo aver ridotto la garanzia patrimoniale dei creditori che potranno rivalersi soltanto su un relictum più esiguo. Affinché possa applicarsi tale disposizione è necessario che in giudizio venga data prova della condotta integrante la sottrazione/occultamento e della presenza dell’elemento soggettivo –animus di appropriazione- integrante l’univoca volontà del chiamato di sottrarre alcuni beni ereditari alla garanzia patrimoniale del "de cuius".

Tribunale Verona sez. I  03 novembre 2008

 

Il giudice competente a provvedere sull'eredità giacente, ai sensi dell'art. 105 del d.lg. n. 51 del 1998, è il tribunale in composizione monocratica, i provvedimenti del quale sono reclamabili in Corte d'appello in applicazione della norma, di carattere generale, stabilità dall'art. 747 comma 3 c.p.c.; ne consegue che, ove il tribunale disponga la cessazione della curatela a seguito della decadenza di un erede - genitore di figli minorenni - dalla rinunzia all'eredità, il relativo provvedimento, ancorché adottato dal tribunale "quale giudice tutelare" e non quale giudice funzionalmente competente per l'eredità giacente, è soggetto al reclamo sopraindicato e non a quello (ai sensi dell'art. 739 c.p.c.) al tribunale in composizione collegiale, con conseguente inammissibilità del ricorso per cassazione avverso il provvedimento con il quale il tribunale, così adito, si dichiari incompetente

Cassazione civile sez. II  10 marzo 2006 n. 5274  

 

L'art. 527 c.c. secondo cui i chiamati all'eredità che hanno sottratto o nascosto i beni a questa spettanti, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, nonostante la loro rinunzia, è applicabile non soltanto nei confronti del chiamato, il quale abbia commesso gli atti di sottrazione o di nascondimento prima della rinunzia all'eredità, ma anche nei confronti del chiamato il quale abbia posto in essere tali atti in un momento successivo, purché il diritto di accettare l'eredità non sia prescritto e questa non sia stata accettata da altri chiamati.

Cassazione civile sez. II  06 dicembre 1984 n. 6412  

 

 

Esecuzione immobiliare

In materia di espropriazione immobiliare, qualora sia sottoposto a pignoramento un diritto reale su un bene immobile di provenienza ereditaria e l'accettazione dell'eredità non sia stata trascritta a cura dell'erede-debitore esecutato, il creditore procedente, se il chiamato all'eredità ha compiuto uno degli atti che comportano accettazione tacita dell'eredità, può richiedere, a sua cura e spese, la trascrizione sulla base di quell'atto, qualora esso risulti da atto pubblico o da scrittura privata autenticata od accertata giudizialmente, anche dopo la trascrizione del pignoramento, ripristinando così la continuità delle trascrizioni ai sensi e per gli effetti dell'art. 2650, comma 2, c.c., purché prima dell'autorizzazione alla vendita ai sensi dell'art. 569 c.p.c.. Se, invece, il chiamato all'eredità ha compiuto uno degli atti che comportano accettazione tacita dell'eredità ma questo non sia trascrivibile, perché non risulta da sentenza, da atto pubblico o da scrittura privata autenticata, ovvero se si assume che l'acquisto della qualità di erede sia seguito ex lege ai fatti di cui agli artt. 485 e 527 c.c., non risultando questo acquisto dai pubblici registri, la vendita coattiva del bene pignorato ai danni del chiamato presuppone che la qualità di erede del debitore esecutato sia accertata con sentenza.

Cassazione civile sez. III  26 maggio 2014 n. 11638  

 



 
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