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Art. 532 codice civile: Cessazione della curatela per accettazione dell’eredità

Il curatore cessa dalle sue funzioni quando l’eredità è stata accettata (1).


Commento

(1) Anche l’esaurimento dei beni ereditari, utilizzati per il pagamento dei debiti e dei legati, determina la fine dello stato di giacenza.

 


Giurisprudenza annotata

Azioni civili nel processo penale

La costituzione di parte civile effettuata dal curatore nell'interesse di una eredità giacente si intende revocata di diritto, anche a prescindere dall'espressa rinunzia, quando l'eredità è stata accettata. Rigetta in parte, App. Genova, 06 aprile 2005

Cassazione penale sez. II  19 maggio 2009 n. 29485  

 

 

Successioni

Il decreto del pretore di chiusura dell'eredità giacente e di liquidazione del compenso al curatore, con indicazione del soggetto tenuto a corrisponderlo, non è ricorribile per cassazione ai sensi dell'art. 111 cost., ma, quanto alla disposta chiusura dell'eredità, reclamabile al tribunale in applicazione coordinata degli art. 739 e 742 bis c.p.c.; e, quanto alla effettuata liquidazione delle spettanze del curatore consente, per la eventualità di rigetto, anche parziale, della istanza di liquidazione, che il curatore, quale ausiliare del giudice, possa sperimentare la via del giudizio di cognizione ordinaria ex art. 640, comma 3, c.p.c.; e che, in caso di accoglimento dell'istanza dell'ausiliare, la parte onerata del pagamento proponga opposizione ex art. 645 c.p.c.

Cassazione civile sez. II  29 maggio 2000 n. 7032

 

Non è accoglibile l'istanza di chiusura della procedura di giacenza dell'eredità, e di devoluzione della stessa al cugino naturale del "de cuius", quando la qualità di figlio naturale del defunto non sia stata accertata giudizialmente, nè sia possibile ottenere l'accertamento giudiziale della paternità naturale, per decorso del termine di cui all'art. 270 c.c.

Tribunale Roma  21 dicembre 1999

 

Competente a liquidare il compenso al curatore dell'eredità giacente è il pretore che lo ha nominato (art. 52 disp. att. c.p.c.), senza che risulti, a ciò, di ostacolo la circostanza che il relativo provvedimento (contenente, tra l'altro, l'indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso) attenga a diritti soggettivi, la cui tutela è del tutto garantita, nell'ambito del procedimento, sia in prime cure, mediante la partecipazione di ogni controinteressato, sia in sede di gravame, attraverso la (ammissibile) proposizione del ricorso straordinario per cassazione. Qualora non sia, peraltro, ravvisabile, in seno al provvedimento impugnato, neanche quel minimum di requisiti che ne consentano la qualificazione in termini di "sentenza" contro cui proporre il gravame ex art. 111 cost. (come nel caso in cui esso risulti del tutto privo di ogni garanzia di contraddittorio, sia pur sommario, nei confronti dei potenziali controinteressati, nella specie, nemmeno individuati), il ricorso per cassazione non può che risultare inammissibile, con conseguente facoltà, per i ricorrenti, di far valere l'inesistenza giuridica del provvedimento di liquidazione (avente pur sempre natura di titolo esecutivo) in sede di opposizione all'(eventuale) esecuzione.

Cassazione civile sez. II  29 ottobre 1998 n. 10776  

 

Il curatore dell'eredità giacente, nominato dal pretore a norma dell'art. 528 c.c., rientra tra gli ausiliari del giudice, con la conseguenza che, in base alla regola di cui all'art. 52 disp. att. c.p.c., il compito di liquidare il compenso al medesimo spetta, in sede camerale al pretore che lo ha nominato, senza che a ciò sia di ostacolo la circostanza che la suddetta liquidazione attenga a diritti soggettivi, dato che questi ultimi in quel procedimento risultano tutelati sia in prime cure, attraverso la partecipazione allo stesso di ogni controinteressato, sia in sede di gravame, attraverso il ricorso per cassazione ex art. 111 cost. (con conseguente inammissibilità di censure di insufficiente o contraddittoria motivazione del provvedimento impugnato e, perciò, in particolare, di motivi attinenti alla erronea qualificazione dell'attività svolta dal curatore anche ai fini della scelta del parametro tariffario al quale commisurare il compenso) e senza che la mancata previsione di un doppio giudizio di merito, non imposto da alcuna norma costituzionale, possa dar luogo a dubbi di costituzionalità.

Cassazione civile sez. un.  21 novembre 1997 n. 11619  

 

Il curatore dell'eredità giacente, nominato dal pretore a norma dell'art. 528 c.c., va annoverato fra gli ausiliari del giudice, dovendo intendersi per tale secondo la definizione datane dall'art. 68 c.p.c. (che, nel prevedere, oltre il custode e il consulente tecnico, gli altri ausiliari, nei casi previsti dalla legge o quando ne sorga la necessità, ha creato al riguardo una categoria aperta,) il privato esperto in una determinata arte o professione ed in generale idoneo al compimento di atti che il giudice non può compiere da solo, temporaneamente incaricato di una pubblica funzione, il quale sulla base della nomina effettuata da un organo giurisdizionale secondo le norme del codice o di leggi speciali presti la sua attività in occasione di un processo in guisa da renderne possibile lo svolgimento o consentire la realizzazione delle particolari finalità (caratteristiche tutte riunite nella figura del curatore dell'eredità, ove si considerino l'impossibilità del pretore di provvedere da solo ai compiti di conservazione del patrimonio ereditario affidatigli dalla legge; la conseguente strumentalità delle funzioni del curatore, tenuto sotto giuramento, ex art. 193 disp. att. c.p.c., a custodire e amministrare fedelmente i beni dell'eredità, sotto l'attività di direzione e sorveglianza del giudice, da esplicarsi mediante appositi provvedimenti giudiziari; il provvedimento finale di chiusura della procedura, cui conseguono l'approvazione del rendiconto e la consegna all'erede del patrimonio convenientemente gestito). Pertanto, conformemente alla regola fissata dall'art. 52 disp. att. c.p.c., il compito di liquidare il compenso al curatore dell'eredità giacente spetta, in sede camerale, al pretore che lo ha nominato, senza che a ciò sia d'ostacolo la circostanza che la suddetta liquidazione, con l'indicazione del soggetto tenuto a corrispondere il compenso, attenga a diritti soggettivi, posto che questi ultimi, nell'ambito di quel procedimento ricevono tutela, sia in prime cure con la partecipazione allo stesso di ogni controinteressato sia in sede di gravame con il ricorso per cassazione ex art. 111 cost., (con correlativa inammissibilità di censure di insufficiente o contradditoria motivazione del provvedimento impugnato, e perciò, in particolare, di motivi attinenti all'erronea qualificazione dell'attività svolta dal curatore anche ai fini della scelta del parametro tariffario cui commisurare il compenso) e senza che la mancata previsione di un doppio grado di giudizio di merito, non imposto da alcuna norma della Carta fondamentale, possa dar luogo a dubbi di incostituzionalità.

Cassazione civile sez. un.  21 novembre 1997 n. 11619  



 
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