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Art. 534 codice civile: Diritti dei terzi

L’erede può agire anche contro gli aventi causa da chi possiede a titolo di erede o senza titolo.

Sono salvi i diritti acquistati, per effetto di convenzioni a titolo oneroso (1) con l’erede apparente, dai terzi i quali provino di avere contrattato in buona fede (2).

La disposizione del comma precedente non si applica ai beni immobili e ai beni mobili iscritti nei pubblici registri, se l’acquisto a titolo di erede e l’acquisto dall’erede apparente non sono stati trascritti anteriormente alla trascrizione dell’acquisto da parte dell’erede o del legatario vero, o alla trascrizione della domanda giudiziale contro l’erede apparente (3).


Commento

Erede apparente: colui che, pur non essendo erede, tiene un comportamento che oggettivamente crea nei terzi la convinzione di trovarsi di fronte all’erede vero.

 

(1) L’espressione ricomprende, oltre ai trasferimenti del diritto di proprietà, anche gli atti che costituiscono diritti reali di godimento (es.: usufrutto) o di garanzia (es.: ipoteca), oppure che costituiscono diritti personali di godimento (es.: locazione).

 

(2) In base a questo comma, chi acquista (pagando un prezzo) in buona fede un bene ereditario da un soggetto che oggettivamente appare come erede, ma erede non è, conserva il diritto acquistato anche se in realtà non avrebbe potuto, trattandosi di acquisto a non domino, ossia da parte di chi non è proprietario.

 

(3) La trascrizione dell’acquisto tutela l’erede vero dagli atti di disposizione compiuti da qualsiasi erede apparente; la trascrizione della domanda giudiziale, invece, tutela solo dagli atti dell’erede apparente contro cui è stata proposta.

 

 

Questa norma costituisce applicazione del principio dell’apparenza, giustificato dall’obiettiva difficoltà che presenta per i terzi, in alcuni casi, la verifica della qualità di erede di un soggetto.


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

L’apparenza del diritto, al di fuori dei casi particolari della tutela dell’affidamento da essa suscitato previsti dalla legge (art. 534 c.c., commi 3 e 4, art. 1189, 1415, 1416 c.c.), non integra un istituto di carattere generale con connotazioni definite e precise, ma opera nell’ambito dei singoli rapporti giuridici secondo il vario grado di tolleranza di questi in ordine alla prevalenza dello schema apparente su quello reale. In generale perché possa invocarsi utilmente il principio dell’apparenza del diritto occorre che coesistano due elementi: uno relativo al soggetto che ha fatto affidamento su tale apparenza (il terzo) e l’altro relativo al soggetto che gli effetti di tale apparenza subisce, per effetto di un suo comportamento colpevole.

Tribunale Nocera Inferiore sez. II  06 giugno 2013 n. 536  

 

 

Successioni

In ipotesi di azione di petizione di eredità proposta da un figlio naturale del de cuius successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento del proprio status, gli eredi, che erano stati immessi nel possesso dei beni ereditari in buona fede, permangono in tale condizione sino al momento della notificazione della domanda di restituzione dei beni medesimi, avendo portata generale il principio della presunzione di buona fede, di cui all'art. 1147 c.c., e determinando la proposizione nei confronti del possessore di una domanda volta ad ottenere la restituzione delle cose il mutamento della situazione di buona fede in mala fede, con conseguente obbligo di rispondere dei frutti successivamente percepiti

Cassazione civile sez. II  05 settembre 2012 n. 14917  

 

La vendita di bene ereditario da parte dell'erede apparente, ai sensi degli art. 534, comma 3, e 2652, n. 7, c.c., ove manchi l'anteriore trascrizione della sua accettazione ereditaria (pur se accettazione tacita, trascrivibile ex art. 2648, comma 3, c.c.), non è opponibile all'erede vero che abbia trascritto l'accettazione posteriormente alla vendita stessa, né la mera trascrizione dell'atto traslativo del bene ereditario comprova, di per sé, un'accettazione ereditaria opponibile ai terzi o all'erede vero, potendo il bene essere pervenuto all'alienante in virtù di un titolo diverso.

Cassazione civile sez. II  05 luglio 2012 n. 11305  

 

Il principio della presunzione di buona fede di cui all'art. 1147 c.c. ha portata generale e non limitata all'istituto del possesso in relazione al quale è enunciato; pertanto, poiché l'art. 535 c.c. stabilisce che le disposizioni in materia di possesso si applichino anche al possessore dei beni ereditari, chi agisce, con l'azione di petizione, per la rivendicazione dei beni ereditari - eventualmente previo annullamento del testamento in base al quale è stato chiamato all'eredità il possessore di buona fede - non può pretendere da quest'ultimo il risarcimento dei danni, ma soltanto i frutti indebitamente percepiti, nei limiti fissati dall'art. 1148 c.c.

Cassazione civile sez. II  03 marzo 2010 n. 5091  

 

In tema di petizione ereditaria, ai fini della salvezza dei diritti acquistati dal terzo per effetto di convenzione a titolo oneroso contratta con l'erede apparente, è necessario che lo stesso terzo, ai sensi dell'art. 534, comma 2, c.c., assolva all'onere di provare la sua buona fede all'atto dell'acquisto, consistente nella dimostrazione dell'idoneità del comportamento dell'alienante ad ingenerare la ragionevole convinzione di trattare con il vero erede, nonché dell'esistenza di circostanze indicative dell'ignoranza incolpevole di esso acquirente circa la realtà della situazione ereditaria al momento dell'acquisto.

Cassazione civile sez. II  04 febbraio 2010 n. 2653  

 

Ai sensi dell'art. 534, comma 2, c.c., la prova della buona fede del terzo non può consistere che nella dimostrazione all'idoneità del comportamento dell'alienante a ingenerare la ragionevole convinzione di trattare con il vero erede, nonché dell'esistenza di circostanze indicative dell'ignoranza incolpevole dell'acquirente circa la realtà della situazione ereditaria al momento dell'acquisto.

Tribunale Bari sez. I  03 ottobre 2006 n. 2479  



 
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