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Art. 535 codice civile: Possessore di beni ereditari

Le disposizioni in materia di possesso si applicano anche al possessore di beni ereditari, per quanto riguarda la restituzione dei frutti, le spese, i miglioramenti e le addizioni.

Il possessore in buona fede, che ha alienato pure in buona fede una cosa dell’eredità, è solo obbligato a restituire all’erede il prezzo o il corrispettivo ricevuto (1). Se il prezzo o il corrispettivo è ancora dovuto, l’erede subentra nel diritto di conseguirlo (2).

E’ possessore in buona fede colui che ha acquistato il possesso dei beni ereditari, ritenendo per errore di essere erede. La buona fede non giova se l’errore dipende da colpa grave.


Commento

(1) Nella previsione rientra anche l’ipotesi in cui il possessore di beni ereditari abbia acquistato beni da terzi con denaro prelevato dall’eredità. I trasferimenti attuati dopo che è stata proposta l’azione di petizione non sono mai considerati fatti in buona fede.

 

(2) In tal caso l’erede potrà richiedere il pagamento direttamente al terzo acquirente.

 

 

La norma regola, richiamando le norme in tema di possesso, i rapporti tra l’erede effettivo e colui che possiede i beni ereditari circa la restituzione dei frutti, le spese, i miglioramenti e le addizioni. L’articolo precisa, inoltre, che il possessore in buona fede può essere anche una persona diversa dall’erede apparente, dal momento che quest’ultimo non necessariamente possiede i beni ereditari.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La regola dettata dall'art. 1147 c.c. (possesso di buona fede), in base alla quale la buona fede è presunta e basta che vi sia al tempo dell'acquisto, prevede un principio di carattere generale ed è quindi applicabile anche alla fattispecie di cui all'art. 535 c.c. (possessore di beni ereditari). Ne consegue che chi agisce per rivendicare i beni ereditari - eventualmente previo annullamento del testamento che ha chiamato all'eredità il possessore di buona fede - può pretendere soltanto i frutti indebitamente percepiti nei limiti fissati dall'art. 1148 c.c. (acquisto dei frutti).

Cassazione civile sez. II  06 giugno 2014 n. 12798  

 

L'art. 535, primo comma, cod. civ., che rinvia alle disposizioni sul possesso in ordine a restituzione dei frutti, spese, miglioramenti e addizioni, si riferisce al possessore di beni ereditari convenuto in petizione di eredità ex art. 533 cod. civ., mentre è estraneo allo scioglimento della comunione ereditaria; esso non si applica, quindi, al condividente che, avendo goduto il bene comune in via esclusiva senza titolo giustificativo, è tenuto alla corresponsione dei frutti civili agli altri condividenti, quale ristoro della privazione del godimento "pro quota". Rigetta, App. Roma, 08/11/2011

Cassazione civile sez. II  14 gennaio 2014 n. 640  

 

Con riferimento ad un'azione di petizione ereditaria promossa dal figlio naturale del "de cuius" in epoca successiva al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento della paternità, il mutamento da buona fede a mala fede, della condizione soggettiva dei chiamati immessi nel possesso dei beni ereditari coincide con la proposizione della predetta azione. Cassa App. Perugia 8 agosto 2006

Cassazione civile sez. II  05 settembre 2012 n. 14917  

 

In ipotesi di azione di petizione di eredità proposta da un figlio naturale del de cuius successivamente al passaggio in giudicato della sentenza di riconoscimento del proprio status, gli eredi, che erano stati immessi nel possesso dei beni ereditari in buona fede, permangono in tale condizione sino al momento della notificazione della domanda di restituzione dei beni medesimi, avendo portata generale il principio della presunzione di buona fede, di cui all'art. 1147 c.c., e determinando la proposizione nei confronti del possessore di una domanda volta ad ottenere la restituzione delle cose il mutamento della situazione di buona fede in mala fede, con conseguente obbligo di rispondere dei frutti successivamente percepiti

Cassazione civile sez. II  05 settembre 2012 n. 14917  

 

Il principio della presunzione di buona fede di cui all'art. 1147 c.c. ha portata generale e non limitata all'istituto del possesso in relazione al quale è enunciato; pertanto, poiché l'art. 535 c.c. stabilisce che le disposizioni in materia di possesso si applichino anche al possessore dei beni ereditari, chi agisce, con l'azione di petizione, per la rivendicazione dei beni ereditari - eventualmente previo annullamento del testamento in base al quale è stato chiamato all'eredità il possessore di buona fede - non può pretendere da quest'ultimo il risarcimento dei danni, ma soltanto i frutti indebitamente percepiti, nei limiti fissati dall'art. 1148 c.c.

Cassazione civile sez. II  03 marzo 2010 n. 5091  

 

 

Divisione

Il coerede che abbia goduto in via esclusiva dei beni ereditari è obbligato, agli effetti dell'art. 723 cod. civ., per il fatto oggettivo della gestione, sia al rendiconto che a corrispondere i frutti agli altri eredi a decorrere dalla data di apertura della successione (o dalla data posteriore in cui abbia acquisito il possesso dei beni stessi), senza che abbia rilievo la sua buona o mala fede (nella specie, indipendentemente, quindi, dalla conoscenza della falsità del testamento), non trovando applicazione, in tal caso, gli artt. 535 e 1150 cod. civ. Rigetta, App. Catania, 16/08/2007

Cassazione civile sez. II  31 gennaio 2014 n. 2148  



 
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