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Art. 536 codice civile: Legittimari

Le persone a favore delle quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione sono: il coniuge (1), i figli, gli ascendenti.

Ai figli [legittimi] sono equiparati gli adottivi.

A favore dei discendenti dei figli, i quali vengono alla successione in luogo di questi, la legge riserva gli stessi diritti che sono riservati ai figli (2).

 


Commento

Legittimario: erede cui la legge riserva necessariamente una parte di eredità, anche contro la volontà espressa dal defunto nel testamento.

Quota di legittima: porzione (quota) di eredità che la legge attribuisce ai legittimari e della quale l’autore del testamento non può liberamente disporre. È detta anche riserva.

 

 

(1) Occorre precisare che il coniuge è l’unico che concorre con le altre due categorie; infatti in presenza del coniuge superstite nessuno degli altri è escluso. Al contrario, se vi sono dei discendenti, gli ascendenti sono automaticamente esclusi dalla successione necessaria.

 

(2) Se i figli (legittimari) non succedono (perché non possono o non vogliono accettare) subentrano nel diritto alla legittima i loro discendenti.

 

 

Le norme che regolano la successione dei legittimari si propongono di conciliare l’autonomia di ogni persona a disporre per testamento delle proprie sostanze con l’interesse della famiglia a non vederle disperse. Non a caso, peraltro, la legge riconosce il diritto alla quota di legittima solo ai più stretti congiunti (coniuge, figli, genitori). Inoltre, ciò avviene non imponendo degli obblighi al de cuius, ma introducendo una specifica azione (di riduzione) cui sono legittimati attivamente i soggetti tutelati dalla presente norma.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Poiché nell'asse ereditario rientrano in universum ius tutte le situazioni giuridiche attive e passive facenti capo al de cuius al momento dell'apertura della successione, incluso il diritto di agire o di contraddire in giudizio, il soggetto che nel riassumere la causa innanzi al giudice di rinvio si dichiari erede di una delle parti, in base a una delazione ereditaria coerentemente dedotta, pone in essere un atto di accettazione tacita dell'eredità ai sensi dell'articolo 476 del Cc, in quanto esercita un diritto di azione che solo la qualità di erede gli consente di esercitare, mentre è del tutto irrilevante ai fini della successione nel processo l'effettiva titolarità della res controversa in senso sostanziale.

Cassazione civile sez. II  02 luglio 2014 n. 15107  

 

 

Simulazione

L'erede legittimario che agisca per la reintegrazione del patrimonio delde cuiusai fini della tutela delle proprie ragioni ereditarie sulla quota a lui riservata dalla legge, ove deduca la simulazione di atti di alienazione dei beni dal suddetto compiuti, in quanto terzo portatore di propri interessi in contrasto con quelli delle parti stipulanti, non incontra gli ordinari limiti probatori valevoli per queste ultime, ma può, ai sensi dell'art. 1417 c.c. provare la natura fittizia di tali atti anche per testimoni o presunzioni.

Cassazione civile sez. II  12 novembre 2013 n. 25431  

 

L'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal "de cuius" assume la qualità di terzo rispetto ai contraenti - con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni - quando agisca a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all'intangibilità della quota di riserva e proponga in concreto, sulla premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di legittima, una domanda di riduzione, nullità o inefficacia dell'atto medesimo. Rigetta, App. Roma, 15/02/2007

Cassazione civile sez. III  04 aprile 2013 n. 8215  

 

Il legittimario che impugni per simulazione un atto compiuto dal de cuius ha veste di terzo e può, quindi, avvalersi della prova testimoniale senza limiti solo quando agisca per la reintegrazione della quota a lui riservata, mentre soggiace alle limitazioni probatorie imposte alle parti quando l'impugnazione sia proposta dallo stesso anche come erede e tenda anche al conseguimento della disponibile. Detto esonero dalle limitazioni probatorie a favore del legittimario che agisca per il recupero o la reintegrazione della legittima, tuttavia, non può ritenersi contemporaneamente concesso e non concesso, nel caso in cui l'impugnazione dell'atto sia destinata a riflettersi comunque, oltre che sulla determinazione della quota di riserva, anche sulla riacquisizione del bene oggetto del negozio simulato al patrimonio ereditario, sicché il legittimario se ne avvantaggia sia in tale sua qualità sia in quella di successore a titolo universale: in tal caso egli è esonerato in modo completo dalle limitazioni probatorie in tema di simulazione, non potendosi applicare, rispetto a un unico atto simulato, per una parte una regola probatoria e per un'altra parte una regola diversa.

Cassazione civile sez. II  27 marzo 2013 n. 7789  

 

 

Giurisdizione civile

La clausola di proroga della giurisdizione inserita nell'atto costitutivo di un "trust" vincola, oltre al costituente, i gestori e i beneficiari del "trust", pur non firmatari della clausola, ove vengano in rilievo diritti e obblighi inerenti al "trust", mentre non vincola i soggetti che rispetto al "trust" sono in posizione di terzietà, come l'erede del fondatore, qualora si assuma leso nei diritti di legittimario. Regola giurisdizione

Cassazione civile sez. un.  20 giugno 2014 n. 14041  



 
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