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Art. 537 codice civile: Riserva a favore dei figli

Salvo quanto disposto dall’articolo 542, se il genitore lascia un figlio solo, a questi è riservata la metà del patrimonio.

Se i figli sono più, è loro riservata la quota (1) dei due terzi, da dividersi in parti uguali tra tutti i figli.

 


Commento

(1) È questo il sistema della cd. quota mobile: ossia la porzione di eredità varia a seconda che i figli siano uno o più di uno. Se uno dei figli chiamati rinunzia all’eredità, non verrà incluso nel numero dei chiamati legittimari per il calcolo della quota di legittima.

 

 

L’articolo, nella nuova formulazione, ha realizzato la completa equiparazione tra i figli in materia di successione, eliminando il diritto di commutazione.

 


Giurisprudenza annotata

Simulazione

L'erede legittimario che agisca per la reintegrazione del patrimonio delde cuiusai fini della tutela delle proprie ragioni ereditarie sulla quota a lui riservata dalla legge, ove deduca la simulazione di atti di alienazione dei beni dal suddetto compiuti, in quanto terzo portatore di propri interessi in contrasto con quelli delle parti stipulanti, non incontra gli ordinari limiti probatori valevoli per queste ultime, ma può, ai sensi dell'art. 1417 c.c. provare la natura fittizia di tali atti anche per testimoni o presunzioni

Cassazione civile sez. II  12 novembre 2013 n. 25431  

 

 

Divisione

Ai sensi dell’art. 556 c.c., per determinare la quota disponibile del patrimonio del “de cuius” e, conseguentemente, anche quella di riserva spettante all’erede legittimario, deve prima ricostruirsi l’asse ereditario mediante la concretazione e la stima dei beni che ne fanno parte (e la individuazione delle eventuali poste passive del patrimonio stesso), procedendo, nel caso che gli eredi siano stati beneficiati dal testatore con eventuali donazioni, alla riunione fittizia dei beni oggetto di tali liberalità, secondo il valore determinato in base agli artt. 747 e 750 c.c.; sul patrimonio così ricostruito si deve poi calcolare, ai sensi degli artt. 537 e ss. c.c., la quota di cui il defunto poteva disporre. In particolare, nell’ipotesi di acquisto di un immobile con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, con la sua adesione, la compravendita costituisce strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, e, quindi, integra donazione indiretta del bene stesso, non del denaro. Pertanto, in caso di collazione, secondo le previsioni dell’art. 737 c.c., il conferimento deve avere ad oggetto l’immobile, non il denaro impiegato per il suo acquisto. (Nella specie, il Trib. ha accolto la domanda di riduzione proposta dall’attore, pretermesso dall’eredità, condannando il convenuto a corrispondergli una somma, a titolo di indennità di occupazione degli immobili facenti parte dell’asse ereditario, oltre alle somme maturande sino al momento di cessazione dell’occupazione esclusiva degli immobili stessi).

Tribunale Lucca  03 luglio 2013 n. 791  

 

 

Successione

Per determinare le quote di riserva spettanti ai legittimari di una successione testamentaria, va calcolato nel numero degli eredi anche il legittimario, che ha accettato un legato in sostituzione di legittima. Il legato sostitutivo grava sulla porzione indisponibile, ma per l'eccedenza sulla disponibile, sicché l'obbligo normativamente previsto è di rapportare la misura del legato stesso alla definizione della quota del legittimario. Ne deriva l'ineludibile corollario che l'entità della quota di riserva sia stabilita per tutti i legittimari, avendo riguardo alle quote previste per il caso teorico di concorso tra il legittimario accettante il legato e gli altri legittimari eredi.

Corte appello Milano  14 aprile 2011

 

È infondata la q.l.c. dell'art. 537, comma 3, c.c., nella parte in cui prevede che i figli legittimi possano soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost.

Corte Costituzionale  18 dicembre 2009 n. 335  

 

Non è fondata, in riferimento agli art. 3 e 30, comma 3, cost., la q.l.c. dell'art. 537, comma 3, c.c., il quale stabilisce che "i figli legittimi possono soddisfare in denaro o in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si oppongano. Nel caso di opposizione decide il giudice, valutate le circostanze personali e patrimoniali". Invero, se la completa equiparazione nel quantum dei diritti successori dei figli legittimi e naturali, stabilita dai primi due commi dell'art. 537 c.c. attua il principio della necessaria uguaglianza delle posizioni dei figli nel rapporto con il genitore dante causa (deceduto ab intestato), la scelta del legislatore di conservare in capo ai figli legittimi la possibilità di richiedere la commutazione, condizionata dalla previsione della facoltà di opposizione da parte del figlio naturale e dalla valutazione delle specifiche circostanze posta a base della decisione del giudice, non contraddice la menzionata aspirazione alla tendenziale parificazione della posizione dei figli naturali, giacché non irragionevolmente si pone ancor oggi (quale opzione costituzionalmente non obbligata né vietata) come termine di bilanciamento (compatibilità) dei diritti del figlio naturale in rapporto con i figli membri della famiglia legittima, risultando la (volutamente) elastica formula linguistica adoperata dal legislatore teleologicamente coerente al sistema, poiché lascia tutto il dovuto spazio all'apprezzamento discrezionale del giudice (le cui decisioni, peraltro, sono soggette, come le altre, ai normali rimedi processuali), e idonea a consentire il recepimento nel suo ambito dispositivo (di volta in volta, e secondo il sentire dei tempi) delle singole fattispecie, commisurate proprio a quella dinamica evolutiva dei rapporti sociali, che attualizza il precetto costituzionale (sentt. n. 54 del 1960, 168 del 1984, 184 del 1990, 377 del 1994, 532 del 2000, 494 del 2002).

Corte Costituzionale  18 dicembre 2009 n. 335  



 
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