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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 54 codice civile: Limiti alla disponibilità dei beni

Coloro che hanno ottenuto l’immissione nel possesso temporaneo dei beni non possono alienarli, ipotecarli o sottoporli a pegno, se non per necessità o utilità evidente riconosciuta dal tribunale (1).

Il tribunale nell’autorizzare questi atti dispone circa l’uso e l’impiego delle somme ricavate.


Commento

Ipoteca: [v. 2808]; Pegno: [v. 2784].

 

 

(1) Gli atti di disposizione indicati dall’articolo non costituiscono un elenco completo di quelli che non possono essere realizzati da chi ha ottenuto il possesso dei beni dell’assente. È opinione generale, infatti, che siano impediti tutti gli atti di straordinaria amministrazione (cioè vendite, acquisti, investimenti di capitali), ossia tutti gli atti che intaccano la consistenza del patrimonio. Non è invece necessaria l’autorizzazione del tribunale per gli acquisti necessari alla manutenzione dei beni dell’assente.

 

 

La norma ha lo scopo di garantire la conservazione dell’integrità materiale e giuridica dei beni dell’assente, in modo tale che egli non subisca danni ingiusti nel periodo di tempo in cui non può curare personalmente il suo patrimonio.


Giurisprudenza annotata

Responsabilità civile

Non può trovare applicazione nell'ambito di una prestazione medica necessaria ma non voluta dal paziente la previsione di cui all'art. 2045 c.c. che giustifica la produzione di un evento dannoso necessitata dalla finalità di salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona. Si ritiene infatti (fin da Cass. 28/9/71 n. 2660) che la norma, integrata dagli elementi di cui all'art. 54 c.c., operi solo in un ambito extracontrattuale e in una situazione non assimilabile alla fattispecie, presupponendo un intervento spontaneo dell'agente e la causazione di un evento dannoso che scongiura un danno più grave alla persona.

Tribunale Milano sez. V  16 dicembre 2008 n. 14883  

 

 

Previdenza ed assistenza

La competenza del pretore, in funzione di giudice del lavoro, a norma degli art. 413 e 442 c.p.c. sulla domanda diretta al conseguimento di prestazioni previdenziali od assicurative obbligatorie, va affermata anche quando la domanda medesima, anziché dall'assicurato, dichiarato assente ai sensi dell'art. 49 c.c., venga proposta dai presunti superstiti, in base alla pretesa di ammissione all'esercizio temporaneo dei diritti derivanti dalla morte dell'assente, attesocche , pure in tale situazione, non muta l'oggetto della controversia, e si esula dalle ipotesi di competenza del tribunale previste dall'art. 50 c.c. in relazione all'esercizio temporaneo dei suddetti diritti.

Cassazione civile sez. lav.  14 gennaio 1983 n. 299

 

Qualora, a seguito della dichiarazione di assenza di una persona, il coniuge di quest'ultima si rivolga al giudice per ottenere dall'ente previdenziale (nella specie l'Inps) l'erogazione della pensione di riversibilità quale coniuge superstite, se il diritto alla pensione (diretta) del coniuge assente sia contestato dall'ente erogatore, va dichiarato il diritto del coniuge, per il solo fatto della dichiarazione pregressa di assenza, di chiedere, in via amministrativa e, se del caso, giudiziaria (davanti al giudice previdenziale) la pensione di riversibilità a seguito della morte dell'assente; tale pronuncia sarà vincolante nel successivo procedimento, nel senso che il diritto alla pensione non potrà essere negato per il fatto che non risulti la morte del coniuge dell'istante, ma solo la sua assenza.

Tribunale Catania  04 giugno 1993

 

 

Assenza e morte presunta

Il negozio dispositivo di beni della persona dichiarata assente posto in essere dal suo presunto erede, sebbene inficiato dalla carenza di legittimazione di quest'ultimo, il quale, ancorché immesso nel possesso di tali beni, non ha il potere di disporne (art. 52 e 54 c.c.), non rimane caducato quando - dichiarata la morte presunta dell'assente e verificatasi conseguentemente, alla stregua degli art. 58 e 456 c.c., l'apertura della successione al medesimo al momento dell'ultima sua notizia - risulti che detto erede, allora non legittimato, era effettivamente titolare del diritto oggetto del negozio, poiché, per effetto del postumo riconoscimento in capo a lui di siffatta titolarità, si determina il consolidamento della stessa e della correlativa legittimazione, Ne consegue che colui che si accolla le obbligazioni di un concordato fallimentare (assuntore), dietro corrispettivo della cessione dei beni dell'attivo, si sostituisce al fallito anche nella titolarità di quelli di tali beni che il medesimo abbia acquistato come erede dell'assente di cui sia stata dichiarata la morte presunta in epoca antecedente al concordato.

Cassazione civile sez. I  24 gennaio 1981 n. 536

 

 



 
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