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Art. 542 codice civile: Concorso di coniuge e figli

Se chi muore lascia, oltre al coniuge, un solo figlio, a quest’ultimo è riservato un terzo del patrimonio ed un altro terzo spetta al coniuge.

Quando i figli sono più di uno, ad essi è complessivamente riservata la metà del patrimonio e al coniuge spetta un quarto del patrimonio del defunto. La divisione tra tutti i figli, legittimi e naturali, è effettuata in parti uguali.


Giurisprudenza annotata

Successione

Il diritto reale di abitazione, riservato per legge al coniuge superstite, ex art. 540, comma 2, c.c., ha a oggetto la casa coniugale, ossia l'immobile che in concreto era adibito a residenza familiare. Poiché, dunque, l'oggetto del diritto di abitazione mortis causa coincide con la casa adibita a residenza familiare, esso si identifica con l'immobile in cui i coniugi vivevano insieme stabilmente, organizzandovi la vita domestica del gruppo familiare. In caso di separazione personale dei coniugi e di cessazione della convivenza, però, l'impossibilità di individuare una casa adibita a residenza familiare fa venir meno il presupposto oggettivo richiesto ai fini dell'attribuzione del diritto suddetto.

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13407  

 

In tema di successione necessaria, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, riservati al coniuge ai sensi dell'art. 540, comma 2, c.c., si sommano alla quota spettante a questo in proprietà, e gravano in primo luogo sulla porzione disponibile, determinata, a norma dell'art. 556 c.c., considerando il valore del "relictum" (e del "donatum", se vi sia stato) comprensivo del valore capitale della casa familiare in piena proprietà, mentre, in caso di incapienza della disponibile, comportano la proporzionale riduzione della quota di riserva del medesimo coniuge, nonché, ove pure questa risulti insufficiente, delle quote riservate ai figli o agli altri legittimari. (Nella specie, alla luce dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale, allo scopo di determinare la legittima riservata ai figli del "de cuius", aveva calcolato la consistenza dell'asse ereditario dopo aver preliminarmente detratto il valore dei diritti di abitazione e di uso spettanti al coniuge). Cassa con rinvio, App. Roma, 28/02/2006

Cassazione civile sez. II  19 aprile 2013 n. 9651  

 

Per determinare le quote di riserva spettanti ai legittimari di una successione testamentaria, va calcolato nel numero degli eredi anche il legittimario, che ha accettato un legato in sostituzione di legittima. Il legato sostitutivo grava sulla porzione indisponibile, ma per l'eccedenza sulla disponibile, sicché l'obbligo normativamente previsto è di rapportare la misura del legato stesso alla definizione della quota del legittimario. Ne deriva l'ineludibile corollario che l'entità della quota di riserva sia stabilita per tutti i legittimari, avendo riguardo alle quote previste per il caso teorico di concorso tra il legittimario accettante il legato e gli altri legittimari eredi.

Corte appello Milano  14 aprile 2011

 

 

Divisione

È improcedibile la domanda giudiziale in forza della quale l'istante chieda disporsi la divisione del compendio relitto dei genitori deceduti, da dividersi secondo le norme della successione legittima tra i figli e la coniuge di seconde nozze del "de cuius", laddove sussistono contrasti sia in relazione all'esatta consistenza del compendio da dividere, sia sui diritti spettanti a ciascuno degli eredi, nonostante sia stato disposta, senza alcun esito, la produzione di documenti attestanti l'assetto proprietario in relazione ai beni da dividere. Non avendo alcuna delle parti prodotto la documentazione catastale e la certificazione della Conservatoria dei pubblici registri immobiliari, la domanda deve dichiararsi improcedibile per non avere, le parti, provato la composizione delle masse da dividere.

Tribunale Nuoro sez. II  01 dicembre 2011 n. 894  

 

 

Donazione

Ritenuto che, a norma dell'art. 782, comma 2, c.c., la donazione si perfeziona con l'accettazione da parte del donatario, accettazione che deve coesistere con la volontà del donante, in conformità al principio generale secondo cui ogni proposta contrattuale cade con la morte del proponente, il donatario non può, dopo la morte del donante, accettare la donazione, né notificare l'atto di accettazione, a nulla rilevando che nell'atto di donazione risulti espressa previsione che la accettazione possa intervenire anche dopo la morte del donante.

Cassazione civile sez. II  04 maggio 2010 n. 10734  

 

 

Matrimonio

Sono legittimati ad agire, perché venga accertata l'illegittimità della trascrizione tardiva di un matrimonio canonico avvenuta dopo la morte di uno dei nubendi, i figli di quest'ultimo, titolari di un interesse legittimo ed attuale ad agire perché omogeneo alla natura del rapporto che forma l'oggetto dell'azione. Qualora sia stata ritualmente effettuata una donazione accettata, però, dal donatario non contestualmente all'atto, ma in epoca successiva alla morte del donante, la formazione del consenso, necessaria perché il contratto "de quo" possa ritenersi validamente sorto, non può considerarsi avvenuta; ed in ogni caso, poiché dagli atti si evince, oltre ogni ragionevole dubbio, che il donante ha voluto condizionare la liberalità all'acquisto da parte del donatario dello status civile di coniuge del donante, tale condizione, in sé non impossibile e non illecita, non può dirsi verificata: la donataria aveva, infatti, accettato la donazione dopo avere proceduto "contra legem" alla trascrizione tardiva del vincolo nuziale canonico precedentemente contratto con il coniuge donante.

Corte appello Milano  13 aprile 2007

 



 
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