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Art. 547 codice civile: Soddisfacimento delle ragioni del coniuge

ARTICOLO ABROGATO DALLA L. 19 MAGGIO 1975, N. 151


Giurisprudenza annotata

Successione

Nella successione legittima - diversamente da quel che accade nella successione necessaria, in cui i diritti compresi all'art. 540 comma 2 c.c. determinano un incremento quantitativo della quota spettante al coniuge superstite - non possono trovare applicazione gli istituti della disponibile e della quota di riserva. Ne consegue che l'enunciazione dei diritti di abitazione e di uso - i quali non si aggiungono ma vengono a comprendersi nella quota di eredità spettante a titolo di successione legittima - costituisce la mera indicazione dei beni che concorrono a formare la quota spettante nella successione legittima. Ciò, ovviamente, sul presupposto che tale quota sia in grado di realizzare il valore complessivo che al coniuge superstite compete in qualità di legittimario, costituito dalla quota di legittima in quota ex art. 540-548 c.c. più il valore dei diritti sulla casa familiare. Se il concorso è con eredi legittimari, poiché è impensabile che questi conseguano meno di quanto è ad essi riservato nella successione necessaria, l'eccedenza va ad incidere sulla legittima del coniuge, fino al limite del suo integrale sacrificio.

Tribunale Palermo sez. II  21 gennaio 2008

 

In applicazione delle regole interpretative dettate dagli art. 1363, 1367, 1369 c.c. e del principio generale in materia ereditaria secondo il quale, in sede di interpretazione delle disposizioni testamentarie, occorre rispettare il più possibile la volontà del testatore, è valida la clausola con la quale il "de cuius", nominando il coniuge usufruttuario dei beni ereditari con facoltà di vendita, ha inteso consentirgli di alienare l'usufrutto dell'eredità, stabilendo in tal modo un limite al potere dei figli di avvalersi della facoltà di commutazione prevista dall'art. 547 c.c. vigente prima della riforma del 1975.

Tribunale Nuoro  21 marzo 1996

 

In forza della normativa vigente anteriormente all'entrata in vigore della riforma del diritto di famiglia di cui alla legge n. 151 del 1975, il coniuge superstite, nella sua qualità di legatario ex lege, è investito, sin dal momento dell'apertura della successione del coniuge, di un diritto reale che gli consente di partecipare a pieno titolo alla comunione ereditaria, in particolare, alla comunione incidentale di godimento che viene a costituirsi tra gli eredi ed il predetto coniuge, usufruttuario pro-quota di tutti i beni indivisi facenti parte del compendio ereditario. Pertanto, l'azione del coniuge superstite tendente al conseguimento della quota di frutti di sua spettanza - pur non potendosi qualificare come "reale", non essendo in discussione l'assetto della proprietà, nè il diritto di usufrutto, nè la divisione dei beni - va proposta nei confronti di tutti i partecipanti alla comunione, considerata l'unicità di accertare nei confronti di tutti gli indicati partecipanti l'entità dei reciproci crediti e debiti.

Cassazione civile sez. II  30 gennaio 1995 n. 1085  

 

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 547 c.c. (vigente fino alla data di entrata in vigore della l. 19 maggio 1975 n. 151, che l'ha abrogato), con riferimento all'art. 42 cost., per l'ingiustificato depauperamento del patrimonio del coniuge superstite per la commutazione del diritto di usufrutto in una rendita vitalizia esposta al fenomeno inflattivo, trovando ciò giustificazione nella disciplina del debito di valuta, la cui differenza rispetto al debito di valore, è stata già ritenuta conforme ai principi della costituzione della corte costituzionale con sentenza n. 3381 del 1980.

Cassazione civile sez. II  22 febbraio 1993 n. 2135

 

Con riguardo al contratto di vendita da parte degli eredi delle rispettive quote ereditarie, in cui sia inserito un patto di liquidazione dell'usufrutto "uxorio" (nel vigore dell'art. 547 c.c., successivamente abrogato), la nullità di tale patto, per effetto della mancata partecipazione del coniuge usufruttuario, non si estende a quella cessione, ai sensi degli artt. 1418 e 1420 c.c., ove non risulti l'interdipendenza delle relative previsioni.

Cassazione civile sez. II  01 febbraio 1992 n. 1074  

 

Il diritto potestativo che l'art. 547 c.c. (nel regime anteriore alla legge di riforma del diritto di famiglia 19 maggio 1975 n. 151) attribuisce all'erede, di soddisfare le ragioni successorie del coniuge superstite usufruttuario ex lege mediante l'assicurazione di una rendita vitalizia, entrando a far parte della sfera giuridica del soggetto chiamato all'eredità sin dal momento dell'apertura della successione, indipendentemente dal concreto esercizio di esso e dal fatto che la delazione ereditaria sia destinata ad operare (con effetto retroattivo) solo al momento dell'accettazione, esplicita o tacita, dell'eredità, non è venuto meno a seguito dell'abrogazione della detta norma da parte della legge n. 151 del 1975 (riforma del diritto di famiglia) con riguardo alle successioni apertesi anteriormente all'entrata in vigore di questa legge atteso che la disposta abrogazione, correlativa alla nuova posizione di erede (anziché di legatario), assicurata al coniuge superstite, concerne soltanto le successioni apertesi dopo l'entrata in vigore di detta legge, mancando nella stessa un'espressa e concreta previsione normativa intesa a regolare la contemplata situazione giuridica in difformità del principio posto dall'art. 23 delle preleggi, secondo cui le successioni per causa di morte sono regolate dalla legge del tempo in cui si sono aperte.

Cassazione civile sez. II  11 maggio 1987 n. 4324  

 

La disciplina sulla commutabilità dell'usufrutto uxorio, prevista dall'art. 547 c.c. (il quale è applicabile alle successioni apertesi prima dell'entrata in vigore della l. 19 maggio 1975 n. 151, che lo ha abrogato), non è estensibile all'ipotesi di usufrutto testamentario (anziché ex lege), restando in ogni caso esclusa, ai sensi dell'art. 719 c.c. (vendita dei beni per il pagamento dei debiti ereditari), la possibilità di considerare la somma occorrente per la commutazione dell'usufrutto come passività ereditaria, sia pure futura ed eventuale, giustificante la vendita di un immobile di valore maggiore di altro, la cui vendita sarebbe sufficiente in mancanza di tale passività.

Cassazione civile sez. II  21 giugno 1985 n. 3732  



 
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