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Art. 548 codice civile: Riserva a favore del coniuge separato

Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, ai sensi del secondo comma dell’articolo 151, ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato (1).

Il coniuge cui è stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato ha diritto soltanto (2) ad un assegno vitalizio se al momento dell’apertura della successione godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. L’assegno è commisurato alle sostanze ereditarie e alla qualità e al numero degli eredi legittimi (3), e non è comunque di entità superiore a quella della prestazione alimentare goduta. La medesima disposizione si applica nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi.


Commento

Addebito della separazione: nel caso in cui la «colpa» della separazione dei coniugi [v. 150] sia attribuibile ad uno dei due in quanto non ha rispettato i doveri che derivano dal matrimonio, il giudice che pronuncia la separazione giudiziale può addebitare la separazione al coniuge «colpevole».

La dichiarazione di addebito della separazione, oltre alla perdita dei diritti successori, comporta il diritto del coniuge, al quale non è stata addebitata la separazione, di ricevere quanto necessario al suo mantenimento.

 

 

(1) Nell’ambito di questi diritti va ricompreso anche il diritto di uso e di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare ex art. 540 purché il coniuge vi abitasse effettivamente al momento dell’apertura della successione.

 

(2) Ciò significa che perde il diritto alla quota di legittima riservatagli (ex art. 540).

 

(3) L’ammontare dell’assegno, quindi, si riduce quanto più numerosi sono gli eredi legittimi: non si calcolano, invece, gli estranei istituiti per testamento [v. 587]; si sottolinea che l’aggettivo «legittimi» attiene alla successione e non al rapporto di filiazione.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

I diritti di abitazione e d'uso riservati al coniuge superstite dall'art. 540, secondo comma, cod. civ. riguardano l'immobile concretamente utilizzato come residenza familiare prima della morte del "de cuius", sicché essi non spettano al coniuge separato senza addebito, qualora la cessazione della convivenza renda impossibile individuare una casa adibita a residenza familiare. Rigetta, App. Palermo, 21/08/2012

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13407  

 

In caso di morte di uno dei coniugi, intervenuta dopo la separazione personale e la cessazione della convivenza, al coniuge superstite, cui pure non sia stata addebitata la separazione, non spettano il diritto di abitazione sulla casa già adibita a residenza familiare e il diritto d'uso sui mobili che la corredano (nella specie, tra la separazione e il decesso erano trascorsi cinque anni e il coniuge superstite aveva trasferito altrove la propria residenza, sì che al momento dell'apertura della successione non era possibile individuare una residenza familiare).

Cassazione civile sez. II  12 giugno 2014 n. 13407  

 

Nella successione legittima - diversamente da quel che accade nella successione necessaria, in cui i diritti compresi all'art. 540 comma 2 c.c. determinano un incremento quantitativo della quota spettante al coniuge superstite - non possono trovare applicazione gli istituti della disponibile e della quota di riserva. Ne consegue che l'enunciazione dei diritti di abitazione e di uso - i quali non si aggiungono ma vengono a comprendersi nella quota di eredità spettante a titolo di successione legittima - costituisce la mera indicazione dei beni che concorrono a formare la quota spettante nella successione legittima. Ciò, ovviamente, sul presupposto che tale quota sia in grado di realizzare il valore complessivo che al coniuge superstite compete in qualità di legittimario, costituito dalla quota di legittima in quota ex art. 540-548 c.c. più il valore dei diritti sulla casa familiare. Se il concorso è con eredi legittimari, poiché è impensabile che questi conseguano meno di quanto è ad essi riservato nella successione necessaria, l'eccedenza va ad incidere sulla legittima del coniuge, fino al limite del suo integrale sacrificio.

Tribunale Palermo sez. II  21 gennaio 2008

 

Esecuzioni mobiliari

Ai sensi dell'art. 548 comma 2 c.p.c. al terzo è consentito rendere la dichiarazione di quantità nel corso del giudizio di accertamento del suo obbligo e tale dichiarazione determina la cessazione della materia del contendere, in quanto rende superfluo ogni ulteriore accertamento dell'obbligo del terzo.

Tribunale Torre Annunziata  17 aprile 2014 n. 1589

 

 

Separazione tra coniugi

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 151, comma 2, 156, comma 1, 548, 585 e 143 c.c., in relazione agli art. 3 e 29 cost. nella parte in cui tali disposizioni, oltre a non fare distinzione, in tema di addebito per mancata osservanza dei doveri nascenti dal matrimonio, tra coniugi separati e non, si risolvono in una più grave sanzione nei confronti del coniuge meno fornito economicamente per la perdita del diritto al mantenimento, nonché dei diritti successori, atteso che la posizione dei coniugi separati comporta un trattamento differenziato rispetto a quella dei non separati, onde l'addebito della separazione, nel caso dei primi, consegue ad un differenziato, restrittivo ambito di fatti sanzionabili, e che la perdita a carico del coniuge al quale la separazione sia stata addebitata costituisce una sanzione che prescinde dalla condizione economica del colpevole, con gli adattamenti al caso concreto collegabili anche ad altre convergenti disposizioni legislative, come quella degli alimenti.

Cassazione civile sez. I  29 novembre 1983 n. 7156  

 



 
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