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Art. 549 codice civile: Divieto di pesi o condizioni sulla quota dei legittimari

Il testatore non può imporre pesi (1) o condizioni sulla quota spettante ai legittimari, salva l’applicazione delle norme contenute nel titolo IV di questo libro.


Commento

(1) Con questa espressione si allude alle disposizioni con le quali il testatore volutamente intende caricare la legittima di oneri, non quelle a titolo di legato che possono giungere allo stesso risultato solo in via eventuale. Sono pesi i debiti trasferiti dal testatore al legittimario, gli oneri disposti per testamento e, in genere, ogni obbligazione dallo stesso derivante.

 

 

Il fondamento del divieto sta nella tutela dei legittimari, ritenuta prevalente anche sull’autonomia privata manifestata nella volontà testamentaria.

 

 


Giurisprudenza annotata

Fideiussione

La fideiussione del donante, concessa a garanzia di una pluralità di rapporti bancari ed in specie per un mutuo fondiario, sul quale l'istituto di credito iscrive ipoteca, nel caso in cui il legittimario non donatario risulti completamente pretermesso dalla donazione fatta in favore del debitore, è nulla per illiceità della causa ex art. 1344 c.c. atteso che il contratto, nel caso di specie, costituisce il mezzo per eludere l' applicazione della norma imperativa di cui all'art. 549 c.c. tramite la quale è impedito al testatore di porre pesi o condizioni sulla quota riservata al legittimario.

Tribunale Mantova sez. II  24 febbraio 2011 n. 228  

 

È nulla per illiceità della causa (art. 1344 c.c.) la fideiussione rilasciata alla banca dal padre a garanzia di tutte le obbligazioni del figlio, la quale preveda la solidarietà ed indivisibilità dell'obbligazione fideiussoria nei confronti dei successori ed aventi causa dal fideiussore e venga rilasciata poco prima dell'erogazione al figlio, da parte della stessa banca, di un finanziamento, di importo pari alla fideiussione, garantito da ipoteca sui beni in precedenza donati dal padre al figlio. Detta fideiussione è, infatti, in contrasto con la norma imperativa di cui all'art. 549 c.c., in quanto avrebbe l'effetto di dissuadere il legittimario erede dal promuovere l'azione di riduzione, posto che l'incremento patrimoniale che deriverebbe dal vittorioso esperimento di detta azione sarebbe vanificato dal debito portato dall'obbligazione di garanzia.

Tribunale Mantova sez. II  24 febbraio 2011 n. 228  

 

È nullo, ai sensi dell'art. 1344 c.c., il contratto di fideiussione teso ad eludere il principio di intangibilità della quota legittima di cui all'art. 549 c.c. (Nel caso di specie, la fideiussione veniva prestata all'istituto di credito dal padre a garanzia di tutte le obbligazioni del figlio con condizioni contrattuali volte a prevedere la solidarietà ed indivisibilità dell'obbligazione fideiussoria nei confronti dei successori ed aventi causa del fideiussore. Il rilascio della garanzia precedeva l'erogazione al figlio, da parte della stessa banca di mutuo di uguale importo, garantito da ipoteca su beni precedentemente donati dal padre al figlio, così che il tribunale rilevava l'illiceità della causa attribuendo al contratto la funzione di dissuadere l'erede legittimario dall'intentare in futuro la relativa azione di riduzione).

Tribunale Mantova sez. II  24 febbraio 2011 n. 228  

 

 

Divisione

Tenuto conto che la collazione tende unicamente ad evitare disparità di trattamento fra gli eredi non ricollegabili alla volontà del de cuius, la relativa disciplina legale non ha carattere inderogabile né sotto il profilo oggettivo né sotto quello soggettivo, anche se l'imposizione dell'obbligo della collazione disposto dal testatore si configura come imposizione di un legato, sicché il correlativo obbligo degli eredi tenuti al conferimento incontra il solo limite del rispetto della quota di riserva, ai fini della cui determinazione - fermo il divieto posto dall'art. 549 c.c. di imporre su di essa pesi o condizioni - i legittimari devono comunque imputare, ai sensi dell'art. 553 c.c., ed in conformità di quanto previsto nella clausola testamentaria impugnata, quanto hanno ricevuto dal de cuiusin virtù di donazioni o legati (Nella specie è stata ritenuta legittima la disposizione testamentaria con cui il de cuiusaveva imposto ai legittimari - figli e coniuge - istituiti nella quota loro riservata per legge l'obbligo di conferire ai coeredi - nipoti ex filio ai quali era stata attribuita la disponibile - quanto ricevuto in vita dal de cuiusa titolo di liberalità).

Cassazione civile sez. II  10 febbraio 2006 n. 3013

 

 

Successioni

Il principio dell'intangibilità della quota di legittima deve intendersi soltanto in senso quantitativo e non anche in senso qualitativo, potendo il testatore soddisfare le ragioni dei legittimari con beni - di qualunque natura - purché compresi nell'asse ereditario; ne consegue che non viola il disposto degli art. 536 e 540 c.c. il testatore che abbia lasciato al coniuge l'usufrutto generale sui beni mobili e immobili nonché la prima proprietà di eredità, contanti, depositi bancari e postali, sempre che il valore di detti beni copra la quota riservata al coniuge, atteso che l'attribuzione dell'usufrutto generale non costituisce assegnazione di legato ma istituzione di erede e che l'attribuzione della proprietà prima di alcune categorie di beni vale come istituzioni di erede se essi sono intesi come quota dei beni del testatore.

Cassazione civile sez. II  12 settembre 2002 n. 13310  



 
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