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Art. 550 codice civile: Lascito eccedente la porzione disponibile

Quando il testatore dispone di un usufrutto o di una rendita vitalizia il cui reddito eccede quello della porzione disponibile, i legittimari, ai quali è stata assegnata la nuda proprietà della disponibile o di parte di essa, hanno la scelta (1) o di eseguire tale disposizione o di abbandonare la nuda proprietà della porzione disponibile. Nel secondo caso il legatario, conseguendo la disponibile abbandonata, non acquista la qualità di erede (2).

La stessa scelta spetta ai legittimari quando il testatore ha disposto della nuda proprietà di una parte eccedente la disponibile.

Se i legittimari sono più, occorre l’accordo di tutti perchè la disposizione testamentaria abbia esecuzione.

Le stesse norme si applicano anche se dell’usufrutto, della rendita o della nuda proprietà è stato disposto con donazione (3).


Commento

Nuda proprietà: diritto di proprietà svuotato di una parte del suo contenuto, ossia del godimento effettivo del bene, che fa capo ad un altro soggetto (usufruttuario).

 

 

(1) Ossia non sono costretti a ricorrere all’azione di riduzione per far valere le loro ragioni, ma hanno il potere di influire sulla successione senza dipendere dal concorso di altre volontà.

La scelta del legittimario può avvenire in forma espressa o tacita: può essere effettuata entro il termine ordinario di prescrizione di dieci anni, ossia lo stesso disposto per l’azione di riduzione.

 

(2) Il contenuto del legato non è più quello originariamente disposto dal testatore, bensì ha per oggetto una quota di beni in proprietà (cd. legato di quota).

 

(3) La norma non si applica nel caso in cui il donante abbia riservato l’usufrutto solo per sé, dal momento che, automaticamente, alla sua morte l’usufrutto si riunirà alla nuda proprietà.

 

 

L’articolo tutela il legittimario nel caso in cui il defunto abbia attribuito ad altri (con un legato o una donazione) un usufrutto od una rendita vitalizia il cui reddito eccede quello della porzione disponibile. Egli ha la possibilità di conseguire la legittima in piena proprietà, mediante una semplice dichiarazione, evitando così le lungaggini di un’azione di riduzione, in cui, peraltro, sarebbe necessario quantificare il valore dell’usufrutto.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

In tema di cd. cautela sociniana, la proposizione, da parte del legittimario al quale il "de cuius" abbia assegnato l'usufrutto sulla disponibile o su parte di essa, della domanda di divisione con attribuzione ad esso legittimario della quota di legittima in piena proprietà, può costituire esercizio della scelta di cui all'art. 550, comma 1, c.c., purché anteriormente alla proposizione di tale domanda l'attore non abbia manifestato, anche con un comportamento concludente, la volontà di dare esecuzione alla disposizione testamentaria lesiva della legittima.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 2012 n. 3894  

 

La norma di cui all'art. 550 c.c. (c.d. cautela sociniana), la quale, nell'ipotesi che il testatore abbia disposto di un usufrutto il cui reddito eccede quello della porzione disponibile o della nuda proprietà di una parte eccedente la disponibilità attribuisce al legittimatario, al quale, rispettivamente, sia stata assegnata la nuda proprietà ovvero l'usufrutto della disponibile (o di parte di essa), il potere di incidere unilateralmente sulla successione, senza ricorrere all'azione di riduzione. In tale ipotesi la tutela non già di tipo quantitativo – come è appunto per l’ azione di riduzione – ma di tipo qualitativo deve essere esercitata davanti al tribunale nell’ordinaria composizione monocratica anziché innanzi al tribunale in composizione collegiale ai sensi dell’art. 50 bis n. 6 c.p.c.

Tribunale Savona  02 maggio 2007

 

La norma di cui all'art. 550 c.c. (c.d. cautela sociniana) - la quale, nell'ipotesi che il testatore abbia disposto di un usufrutto o di una rendita vitalizia il cui reddito eccede quello della porzione disponibile (comma 1) o della nuda proprietà di una parte eccedente la disponibilità (comma 2), attribuisce al legittimatario, al quale, rispettivamente, sia stata assegnata la nuda proprietà ovvero l'usufrutto della disponibile (o di parte di essa), il potere di incidere unilateralmente sulla successione, senza ricorrere all'azione di riduzione, la quale, impostata sul concetto di lesione quantitativa, non assicura al legittimatario la qualità (piena proprietà), oltre che la quantità della legittima - configura, quale diritto potestativo, una scelta (per la legittima in piena proprietà, con abbandono del resto - cioè della nuda proprietà o dell'usufrutto della disponibile - ovvero per il conseguimento dell'oggetto della disposizione testamentaria) di cui la legge non determina la forma, con la conseguenza che essa, espressa o tacita, può essere provata anche per testimoni o per presunzioni, anche se è in questione l'usufrutto o la nuda proprietà di beni immobili; l'effettuazione di tale scelta è incompatibile con il successivo ricorso all'azione di riduzione per la diversità di presupposti, struttura e finalità delle norme di cui agli art. 550 e 554 c.c.

Cassazione civile sez. II  18 gennaio 1995 n. 511  

 

La norma di cui all'art. 550 c.c. (cosiddetta cautela sociniana) - la quale, nell'ipotesi che il testatore abbia disposto di un usufrutto o di una rendita vitalizia il cui reddito eccede quello della porzione disponibile (comma 1) o della nuda proprietà di una parte eccedente la disponibile (comma 2), attribuisce al legittimario, al quale, rispettivamente, sia stata assegnata la nuda proprietà ovvero l'usufrutto della disponibile (o di parte di essa), il potere di incidere unilateralmente sulla successione, senza ricorrere all'azione di riduzione, la quale, impostata sul concetto di lesione quantitativa, non assicura al legittimario la qualità (piena proprietà), oltre che la quantità della legittima - configura, quale diritto potestativo, una scelta (per la legittima in piena proprietà, con abbandono del resto - cioè della nuda proprietà o dell'usufrutto della disponibile -, ovvero per il conseguimento dell'oggetto della disposizione testamentaria) di cui la legge non determina la forma, con la conseguenza che essa, espressa o tacita, può essere provata anche per testimoni o per presunzioni, anche se è in questione l'usufrutto o la nuda proprietà di beni immobili. L'effettuazione di tale scelta è incompatibile con il successivo ricorso all'azione di riduzione per la diversità di presupposti, struttura e finalità delle norme di cui agli art. 550 e 554 c.c. (Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza, con cui il giudice di merito aveva accolto l'azione di riduzione esperita da legittimario - coniuge del de cuius -, al quale il testatore aveva destinato alcuni beni in piena proprietà ed inoltre l'usufrutto di tutti gli altri beni, in piena proprietà ed inoltre l'usufrutto di tutti gli altri beni, perché non erano state valutate, come fatto potenzialmente idoneo ad esprimere la scelta in questione, le circostanze relative al possesso e godimento esclusivo da parte dell'attore degli immobili costituenti l'asse ereditario).

Cassazione civile sez. II  18 gennaio 1995 n. 511  

 

L'art. 550 c.c. che nell'ipotesi di legato di usufrutto eccedente il reddito della disponibile, regola la scelta del legittimario di eseguire la disposizione o di conseguire la legittima abbandonando la nuda proprietà della disponibile, si richiama, implicitamente, all'istituto dell'usufrutto regolato dagli art. 978 ss. c.c., onde la relativa normativa si applica sia nel caso di usufrutto disposto dal testatore per tutta la durata della vita dell'usufruttuario, sia nel caso di usufrutto disposto per una durata inferiore o a termine fisso, come consentito dall'art. 979 c.c.

Cassazione civile sez. II  19 gennaio 1985 n. 141  



 
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