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Art. 553 codice civile: Riduzione delle porzioni degli eredi legittimi in concorso con legittimari

Quando sui beni lasciati dal defunto si apre in tutto o in parte la successione legittima, nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducono (1) proporzionalmente nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata ai legittimari, i quali però devono imputare a questa, ai sensi dell’art. 564, quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati (2).


Commento

Azione di riduzione: azione che ha per scopo la reintegrazione della quota di legittima. Essa è diretta a far dichiarare l’inefficacia delle disposizioni testamentarie e delle donazioni che eccedono la quota di cui il testatore poteva liberamente disporre.

 

(1) Si riducono prima le quote spettanti per legge agli eredi legittimi (qui l’aggettivo è riferito alla successione, non alla filiazione), poi le disposizioni testamentarie (in proporzione) e infine le donazioni (a cominciare dall’ultima).

L’azione di riduzione ha carattere personale, dal momento che si rivolge contro i destinatari delle disposizioni lesive della quota dei legittimari, e non contro qualsiasi soggetto.

 

(2) La norma si applica in caso di concorso tra genitori, o ascendenti con fratelli e sorelle, e del coniuge con fratelli e sorelle.

 

 

L’azione di riduzione è una tutela accordata dalla legge ai legittimari, i quali non devono essere danneggiati da eventuali atti dispositivi fatti dal defunto quando era ancora in vita. Ciò non significa che le donazioni non siano valide: anzi esse sono perfettamente valide ed in grado di produrre effetti. Ecco perché i legittimari interessati dovranno attivarsi per far valere il loro diritto, altrimenti le attribuzioni fatte dal defunto si consolideranno definitivamente. Il termine di prescrizione per l’azione di riduzione è di dieci anni decorrenti dalla data dell’accettazione dell’eredità da parte del chiamato.


Giurisprudenza annotata

Successione

Al fine di accogliere la domanda di riduzione delle disposizioni lesive della quota di legittima è imprescindibile, sotto il profilo logico-giuridico, ai fini dell'accertamento dell'effettiva lesione della quota di riserva, formare - ai sensi dell'art. 556 c.c. - una massa di tutti i beni appartenenti al defunto al tempo della morte, atteso che tale disposizione è preordinata alla determinazione della porzione spettante al legittimario sull'attivo netto del patrimonio del defunto, composto dai beni da lui lasciati e da quelli dei quali abbia disposto a titolo gratuito con atti inter vivos.

Cassazione civile sez. II  23 dicembre 2014 n. 27352

 

Il legittimario pretermesso, sia nella successione testamentaria sia in quella ab intestato, il quale impugni per simulazione un atto compiuto dal de cuius a tutela del proprio diritto alla reintegrazione della quota di legittima, agisce in qualità di terzo e non in veste di erede, condizione che acquista, solo in conseguenza del positivo esercizio dell'azione di riduzione, e come tale non è tenuto alla preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario.

Cassazione civile sez. II  30 maggio 2014 n. 12221  

 

Il legittimario totalmente pretermesso, il quale proponga domanda di simulazione relativa di una compravendita, preordinata all'eventuale successivo esercizio dell'azione di riduzione, poiché agisce in qualità di terzo, non è tenuto alla preventiva accettazione dell'eredità con beneficio di inventario, di cui all'art. 564 comma 1 c.c., in quanto egli acquisisce la qualità di erede, necessaria a tal fine, solo in conseguenza del positivo esercizio della medesima azione di riduzione.

Cassazione civile sez. II  24 marzo 2014 n. 6888  

 

Nel giudizio di riduzione in materia ereditaria, la deduzione, da parte del convenuto, della necessità di imputare alla legittima le donazioni ricevute in vita dall'attore, costituisce eccezione in senso lato e, come tale, il suo rilievo non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione di parte, ma è ammissibile anche d'ufficio ed in grado di appello, purché i fatti risultino documentati "ex actis". Cassa con rinvio, App. Venezia, 25/05/2007

Cassazione civile sez. II  29 novembre 2013 n. 26858  

 

L'eccezione per la quale l'attrice che agisce in riduzione ha ricevuto donazioni in vita da imputare alla legittima costituisce eccezione in senso lato e come tale il suo rilievo di ufficio non è subordinato alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino documentati "ex actis", in quanto il regime delle eccezioni si pone in funzione del valore primario del processo, costituito dalla giustizia della decisione, che resterebbe vanificato ove anche le questioni rilevabili d'ufficio fossero subordinate ai limiti preclusivi di allegazione e prova previsti per le eccezioni in senso stretto

Cassazione civile sez. II  29 novembre 2013 n. 26858  

 

Ove il legittimario non possa aggredire la donazione più recente eseguita in favore di un donatario non coerede, mancando la condizione di esercizio dell'azione quale quella di aver accettato l'eredità con beneficio d'inventario, egli non potrà aggredire la donazione meno recente eseguita in favore del coerede, se non nei limiti in cui risulti dimostrata l'insufficienza della donazione più recente a reintegrare la sua quota di riserva. Pertanto, nel caso di specie, la reintegrazione delle quote di legittima deve tener conto dell'eccedenza disponibile ricevuta dal legittimario contro cui è stata proposta l'azione di riduzione, detratto il valore della donazione effettuata in favore del donatario non coerede.

Cassazione civile sez. II  03 ottobre 2013 n. 22632  

 

In considerazione dell'autonomia e della diversità dell'azione di divisione ereditaria rispetto a quella di riduzione, il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria in seguito all'apertura della successione legittima non comporta un giudicato implicito sulla insussistenza della lesione della quota di legittima, sicché ciascun coerede condividente, pur dopo la sentenza di divisione divenuta definitiva, può esperire l'azione di riduzione della donazione compiuta in vita dal "de cuius" in favore di altro coerede dispensato dalla collazione, chiedendo la reintegrazione della quota di riserva e le conseguenti restituzioni. Cassa con rinvio, App. Campobasso, 21/02/2006

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2013 n. 20143  



 
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