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Art. 559 codice civile: Modo di ridurre le donazioni

Le donazioni si riducono cominciando dall’ultima e risalendo via via alle anteriori.


Commento

Il criterio cronologico disposto per la riduzione delle donazioni è diverso da quello proporzionale stabilito per le disposizioni testamentarie. Ciò è dovuto al fatto che le donazioni hanno natura contrattuale e sono irrevocabili e la scelta del criterio cronologico si spiega considerando che, man mano che si va avanti con le donazioni, aumenta la probabilità di pregiudicare i legittimari nei loro diritti, per cui è probabile che solo le più recenti abbiano effettivamente leso la legittima.


Giurisprudenza annotata

Successione

In tema di azione di riduzione, qualora il legittimario, ai sensi dell'art. 564 cod. civ., non possa aggredire la donazione più recente a favore di un non coerede per aver accettato l'eredità senza beneficio d'inventario, egli non può aggredire la donazione meno recente a favore del coerede, se non nei limiti in cui risulti dimostrata l'insufficienza della donazione più recente a reintegrare la quota di riserva, non potendo ricadere le conseguenze negative del mancato espletamento di quell'onere su soggetti estranei all'assolvimento dello stesso. Cassa con rinvio, App. Napoli, 13/02/2009

Cassazione civile sez. II  03 ottobre 2013 n. 22632

 

La disposizione dell'art. 559 c.c. considera la sola ipotesi delle donazioni successive, mentre non prevede quella delle donazioni coeve; tale ipotesi va regolata con l'applicazione analogica della norma dettata dal codice civile per la riduzione delle disposizioni testamentarie e cioè con la riduzione proporzionale della pluralità delle donazioni contemporanee; e nel caso in cui i donatari colpiti dalla riduzione siano anch'essi legittimari, la frazione per la quale le singole disposizioni devono essere ridotte non va determinata sull'intero valore delle donazioni, ma solo sulla parte che eccede la legittima di coloro che subiscono la riduzione

Tribunale Roma  28 febbraio 2003

 

In tutti i casi in cui il legittimario agisca per la reintegrazione della quota a lui riservata, egli riveste la qualità di terzo ai fini della prova della simulazione degli atti dispositivi posti in essere dal "de cuius", sia che l'integrazione della quota riservata sia perseguita solo con l'azione di riduzione, sia che l'integrazione sia perseguita con gli altri rimedi apprestati dalla legge, quale la domanda di simulazione assoluta o relativa congiunta con la domanda di nullità della donazione dissimulata per difetto di forma. La proposizione congiunta della domanda di simulazione e della domanda di riduzione è, invece, necessaria, per avvalersi delle agevolazioni probatorie di cui all'art. 1417 c.c., nell'ipotesi in cui non venga dedotta l'invalidità del negozio dissimulato, poiché in tal caso non e sufficiente asperire l'azione di simulazione: esistono, infatti profonde differenze tra l'azione di riduzione e l'azione di simulazione concernente la vendita effettuata dal "de cuius" proposte dall'erede alfine di acquisire al patrimonio ereditario il bene venduto (e addivenire, quindi, alla collazione), per cui non può ritenersi che, promossa dall'erede azione di simulazione, debba necessariamente considerarsi proposta l'azione di riduzione.

Tribunale Catania  07 marzo 2001

 

Quando gli eredi assumono che il "de cuius" abbia disposto di tutto il suo patrimonio con una donazione indiretta in favore di un solo erede, la domanda di accertamento che i beni assegnati facevano parte del patrimonio ereditario e la richiesta di determinazione dell'intero asse e della quota spettante a ciascun erede, configura una mera domanda di divisione, non idonea a conseguire il risultato di inficiare la donazione indiretta. A questo fine specifico l'ordinamento prevede l'azione di riduzione, che, indipendentemente dall'uso di formule sacramentali, richiede, oltre la deduzione della lesione della quota di riserva, l'espressa istanza di conseguire la legittima, previa determinazione di essa mediante il calcolo della disponibile e la susseguente riduzione della donazione indiretta posta in essere in vita dal de cuius.

Cassazione civile sez. II  16 novembre 2000 n. 14864  

 

L'azione di riduzione volta a far valere la lesione di legittima per effetto di donazioni effettuate in vita dal "de cuius" può essere esperita anche nei confronti dei non coeredi; tuttavia, ove si tratti di donazioni dissimulate, il requisito dell'accettazione con beneficio di inventario opera solo laddove l'atto dissimulato abbia i requisiti di forma e di sostanza prescritti per la validità degli atti di donazione. Stante il principio codicistico secondo cui le donazioni si riducono cominciando dall'ultima e risalendo via via a quelle anteriori, ne consegue che essendo inammissibile l'azione di riduzione nei confronti dell'ultima delle asserite donazioni compiute dal "de cuius", e mancando qualsiasi prova circa l'idoneità delle successive donazioni, anche alla luce del valore dei beni relitti, a porre in essere la lamentata lesione, non può darsi luogo all'esame della domanda di riduzione nei confronti delle donazioni precedenti.

Tribunale Napoli  22 gennaio 2000

 

 

Divisione

Con riguardo alla donazione che il de cuius abbia fatto in vita in favore di uno dei propri eredi, la dispensa dalla collazione, che si traduce, con svantaggio degli altri eredi, nell'esonero del donatario dal conferimento del donatum in sede di formazione della massa ereditaria da dividere, non può essere implicitamente ravvisata nelle clausole con le quali il donante abbia regolato l'imputazione della donazione medesima, in conto di legittima o sulla disponibile, atteso che tale imputazione non interferisce, come la dispensa dalla collazione, nei rapporti tra coeredi, ma solo sul limite che la quota di legittima rappresenta per il potere di disposizione del de cuius.

Cassazione civile sez. II  13 gennaio 1984 n. 278  



 
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