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Art. 560 codice civile: Riduzione del legato o della donazione d’immobili

Quando oggetto del legato o della donazione da ridurre è un immobile, la riduzione si fa separando dall’immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata, se ciò può avvenire comodamente (1).

Se la separazione non può farsi comodamente e il legatario o il donatario ha nell’immobile un’eccedenza maggiore del quarto della porzione disponibile, l’immobile si deve lasciare per intero nell’eredità, salvo il diritto di conseguire il valore della porzione disponibile. Se l’eccedenza non supera il quarto, il legatario o il donatario può ritenere tutto l’immobile, compensando in danaro i legittimari (2).

Il legatario o il donatario che è legittimario può ritenere tutto l’immobile, purchè il valore di esso non superi l’importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario.


Commento

(1) Viene così sancito il diritto del legittimario ad ottenere i beni in natura, ad ottenere cioè una parte del bene immobile. La divisione non deve in ogni caso pregiudicare il bene, separandolo in parti il cui valore non è proporzionale al valore dell’intero.

 

(2) Il legittimario ha solo la facoltà, non l’obbligo di richiedere il bene in natura: se non lo fa, il bene sarà venduto. I conguagli vanno effettuati rapportando la stima attuale al valore che aveva il bene al momento del pagamento, non a quello dell’apertura della successione.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Nell'ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l'acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro. Tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 c.c.), poiché l'azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l'acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell'imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le modalità tipiche del diritto di credito, con la conseguenza che, nell'ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell'accertamento del passivo ex art. 52 e 93 l. fall.

Cassazione civile sez. I  12 maggio 2010 n. 11496  

 

Alla riduzione delle liberalità indirette non si può applicare il principio della quota legittima in natura, connaturale invece all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria d'immobile (art. 560 c.c.); con la conseguenza che l'acquisizione riguarda il controvalore, mediante il metodo dell'imputazione, come nella collazione (art. 724 c.c.). La riduzione delle donazioni indirette non mette, infatti, in discussione la titolarità dei beni donati, né incide sul piano dalla circolazione dei beni.

Cassazione civile sez. I  12 maggio 2010 n. 11496  

 

In tema di azione di riduzione, la pronuncia - che, previo accertamento della simulazione relativa alla vendita di immobili, in quanto dissimulante una donazione - dichiari l'inefficacia parziale della donazione dissimulata nei limiti necessari alla reintegrazione della quota riservata per legge ai legittimari, qualora il donatario abbia realizzato, sull'immobile, in epoca anteriore all'esperimento della relativa azione, una costruzione, deve ritenersi - in applicazione dell'art. 934 c.c. - estesa al valore del bene comprensivo della costruzione. Infatti, in virtù del principio generale dell'accessione, la costruzione resta assorbita al suolo, a titolo di acquisto originario della proprietà, senza che assumano rilevanza in senso contrario né la natura personale dell'azione di riduzione, né quella costitutiva della sentenza connessa.

Cassazione civile sez. II  09 febbraio 2006 n. 2858  

 

Se, mediante "negotium mixtum cum donatione", il "de cuius" abbia venduto ad un suo discendente l'unico immobile compreso nel suo patrimonio ad un prezzo molto inferiore al valore reale, la riduzione in favore dei legittimari lesi da tale negozio non si opera sulla quantità di denaro risparmiato dal discendente che ne è stato acquirente, ma sulla frazione dell'immobile che il "de cuius" intese non vendergli, ma donargli, fermo il riconoscimento del controvalore monetario della quota reintegrata qualora l'immobile non consenta di separare in natura la porzione che compete al legittimario per l'integrazione della riserva

Tribunale Lucca  13 gennaio 2005

 

Al legittimario cui venga restituito un immobile per reintegrare la quota di legittima spetta, a norma dell'art. 561 c.c., anche il diritto ai frutti quali accessori del bene, in relazione al suo mancato godimento, mentre, nell'ipotesi in cui il bene non possa essere restituito e la reintegrazione della quota di riserva avvenga per equivalente monetario, con l'ulteriore riconoscimento degli interessi legali sulla somma a tal fine determinata, nulla è dovuto per i frutti, posto che gli interessi legali attribuiti rispondono alla medesima finalità di risarcire il danno derivante dal mancato godimento del bene (lucro cessante) e pertanto il cumulo tra frutti e interessi comporterebbe la duplicazione del riconoscimento di una medesima voce di danno.

Cassazione civile sez. II  05 giugno 2000 n. 7478  

 

Ai sensi dell'art. 560 comma 2 c.c. la possibilità per il donatario o il legatario di ritenere per intero l'immobile e compensare in denaro il legittimario leso, ove l'eccedenza non superi il quarto della porzione disponibile, è subordinata non solo all'entità di tale eccedenza, ma anche all'impossibilità di operare comodamente la divisione dell'immobile oggetto della donazione o del legato. A tale scopo non rileva il fatto che, ai fini della collazione, le parti avessero concordemente optato per la forma dell'imputazione del valore dei beni immobili ricevuti in donazione, poiché tale scelta riguarda solo le modalità della collazione, che è operazione concernente la divisione dell'asse ereditario, e non già l'azione di reintegrazione della quota di legittima che, se esercitata, si pone come un "prius" rispetto alle operazioni divisionali.

Cassazione civile sez. II  12 maggio 1999 n. 4698  



 
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