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Art. 572 codice civile: Successione di altri parenti

Se alcuno muore senza lasciare prole, né genitori, né altri ascendenti, né fratelli o sorelle o loro discendenti, la successione si apre a favore del parente o dei parenti prossimi, senza distinzione di linea (1) (2).

La successione non ha luogo tra i parenti oltre il sesto grado.


Commento

(1) Si tratta di una terza categoria di chiamati, i parenti collaterali, cioè gli zii e i cugini. Non si distingue tra parenti unilaterali o bilaterali.

 

(2) Il meccanismo non opera in caso di adozione di persone maggiori di età che non fa sorgere vincoli di parentela.

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Anche in mancanza di altri chiamati all'eredità all'infuori dello Stato, nel nostro ordinamento - nel quale manca una organica normativa che, partendo dal riconoscimento di un unico status filiationis, dovrà pervenire a una concezione della parentela - non è prevista la successione legittima dei c.d. parenti naturali fino al sesto grado. (Conferma App. Roma 20 maggio 2002).

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2007 n. 19011

In tema di accertamento della qualità di erede legittimo, la pronuncia - n. 532 del 2000 della Corte cost. - di non fondatezza della questione, già sollevata nel medesimo processo, di illegittimità costituzionale dell'art. 565 c.c. preclude che la stessa questione possa essere ancora riproposta, né sussiste la possibilità di estendere, in via di interpretazione e con il richiamo agli art. 3 e 30 cost., la categoria degli eredi legittimi oltre le persone verso cui produce effetti l'accertamento della filiazione naturale in base all'art. 258 c.c., sino a ricomprendervi, oltre i genitori naturali, anche tutti i parenti naturali. (Nella fattispecie, la S.C. - in conformità alla sentenza del giudice d'appello - ha affermato il principio dell'inesistenza, nel nostro ordinamento, di un'organica normativa imperniata su un unitario status filiationis, riferibile a tutte le persone che, ex art. 74 c.c., discendano dallo stesso stipite, così negando l'invocata qualità ad una parente collaterale di quinto grado, tale affermatasi ex art. 572 c.c. ai fini successori ed in mancanza di altri eredi legittimi).

Cassazione civile sez. II  10 settembre 2007 n. 19011

In tema di successione legittima non è necessario altro titolo, per la vocazione ereditaria, che la qualità di erede legittimo da provarsi in forma documentale mediante gli atti dello stato civile, mentre l'accettazione anche tacita dell'eredità - che può risultare dalla stessa proposizione dell'azione in veste di erede - è titolo necessario e sufficiente per la proponibilità di azioni fondate su tale qualità, restando priva di rilievo, allo stesso fine, la mancata produzione della denuncia di successione, che è atto prettamente fiscale, e restando a carico del convenuto la prova di fatti impeditivi, estintivi o modificativi del diritto esercitato dagli attori.

Cassazione civile sez. II  04 maggio 1999 n. 4414  

La questione di legittimità costituzionale degli art. 565, 572 e 468 c.c. - proposta, in riferimento agli art. 3 e 30 cost., nella parte in cui non prevedono la successione legittima di fratelli e sorelle naturali del "de cuius" e, per rappresentazione, quella dei discendenti degli stessi, in mancanza di membri della famiglia legittima restrittivamente intesa - è inammissibile, essendo al riguardo prospettabile una pluralità di soluzioni, non esclusa l'introduzione di nuovi casi di concorso, tra le quali la scelta appartiene alla discrezionalità legislativa.

Corte Costituzionale  07 novembre 1994 n. 377  

Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 565 e 572 c.c., in relazione agli art. 3 e 30, comma 3, cost., nella parte in cui essi escludono i fratelli e le sorelle naturali del "de cuius" dalla successione, anche in mancanza di membri della famiglia legittima, ovvero antepongono ad essi tutti i membri della famiglia legittima.

Corte appello Genova  28 settembre 1993

È manifestamente inammissibile, riguardando norma già dichiarata costituzionalmente illegittima, "in parte qua" (con sent. n. 55 del 1979), la questione di legittimità costituzionale dell'art. 565 c.c., denunciato in riferimento agli art. 3 e 30 comma 3 cost., in quanto esclude dalla reciproca successione i figli naturali della stessa persona, disponendo che l'eredità sia devoluta allo Stato.

Corte Costituzionale  26 marzo 1990 n. 150  

È manifestamente inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale degli art. 570 e 572 c.c. Tali norme sono state impugnate, unitamente all'art. 565 c.c., in relazione all'art. 586 (nel testo del 1942), in quanto escludono dalla reciproca successione i figli naturali della stessa persona, disponendo che l'eredità sia devoluta allo Stato. Ma gli art. 570 e 572 risultano estranei all'oggetto del giudizio, regolando rispettivamente la successione tra fratelli legittimi e la successione degli altri parenti collaterali entro il VI grado, venendo a mancare il necessario carattere di pregiudizialità rispetto alla definizione del giudizio principale.

Corte Costituzionale  26 marzo 1990 n. 150  

È manifestamente inammissibile per difetto di rilevanza, la questione di legittimità costituzionale sollevata in riferimento agli art. 3 e 30 comma 3 cost., dal tribunale di Chiavari, con ordinanza emessa il 13 ottobre 1987 "nella parte in cui escludono dalle categorie dei chiamati alla successione legittima i fratelli o le sorelle naturali riconosciuti o dichiarati dal "de cuius", ovvero agli stessi antepongono tutti i parenti legittimi in mancanza di membri della famiglia legittima" (cioè di fratelli o sorelle legittimi). Le norme denunciate, ad avviso del giudice remittente, urtano contro l'art. 30 comma 3 cost., dove il limite posto al principio di piena tutela giuridica e sociale dei figli naturali dai diritti dei membri della famiglia legittima va interpretato con riferimento alla famiglia in senso stretto, di guisa da escludere dall'eredità i fratelli naturali del "de cuius" solo in presenza di fratelli legittimi; e conseguentemente contrastano anche con l'art. 3 cost., "sotto il profilo della mancata tutela dei figli naturali in assenza di membri della famiglia legittima intesa in senso stretto". Oggetto del giudizio "a quo" è la pretesa dei discendenti dei fratelli naturali della "de cuius" di essere chiamati all'eredità a preferenza dei parenti legittimi in quarto grado. In nessun modo tale pretesa potrebbe fondarsi su un titolo di vocazione ereditaria diretta, non essendo configurabile in base ad alcuna norma, nè di legge ordinaria nè di bando costituzionale, un rapporto giuridico di parentela tra i discendenti di un figlio naturale riconosciuto e un altro figlio, legittimo o naturale, del medesimo genitore. Pertanto, per dare ingresso alla detta pretesa, non sarebbe sufficiente la dichiarazione di illegittimità costituzionale degli art. 565 e 752 c.c., nella parte in cui non ammettono alla successione legittima i fratelli naturali, ma occorrerebbe altresì rimuovere l'ostacolo dell'art. 468, nella parte in cui limita la rappresentazione, nella linea collaterale, ai discendenti dei fratelli e delle sorelle legittimi dell'ereditando. Ma solo le prime due norme sono state impugnate dal giudice "a quo", mentre è stata da lui espressamente disattesa l'istanza di parte di sollevare incidente di costituzionalità anche in ordine alla terza, onde la questione, così delimitata, appare priva di rilevanza.

Corte Costituzionale  06 dicembre 1988 n. 1074  



 
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