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Art. 580 codice civile: Diritti dei figli non riconoscibili

Ai figli nati fuori del matrimonio aventi diritto al mantenimento, all’istruzione e all’educazione, a norma dell’articolo 279, spetta un assegno vitalizio pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero diritto, se la filiazione fosse stata dichiarata o riconosciuta (1).
I figli nati fuori del matrimonio hanno diritto di ottenere su loro richiesta la capitalizzazione (5) dell’assegno loro spettante a norma del comma precedente, in denaro, ovvero, a scelta degli eredi legittimi, in beni ereditari.


Commento

Rendita: entrata derivante dal semplice possesso di una risorsa produttiva, non da lavoro o attività imprenditoriale.

 

Capitalizzazione: procedimento mediante il quale la somma periodica dovuta da un soggetto viene moltiplicata in modo da individuare il capitale finale prodotto dalla somma.

 

(1) L’ammontare dell’assegno si calcola sul valore dei beni rimasti nell’eredità (cd. relictum), sottraendo eventuali legati gravanti sulla quota corrispondente. Se il figlio nato fuori del matrimonio non concorre con altri, l’assegno si calcola sull’eredità intera.

 

(2) La domanda di capitalizzazione non può essere più ritirata dopo la comunicazione agli interessati: essa deve essere proposta entro il termine di chiusura della procedura di successione, che si realizza con il pagamento dei debiti ereditari e con la ripartizione dei beni tra gli aventi diritto.

 

 

Il diritto si fonda sul fatto della procreazione, nonché sull’impossibilità di chiedere in giudizio il riconoscimento, e decorre dal giorno dell’apertura della successione.

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 279 c.c., norma richiamata, peraltro, dall'art. 580 c.c., l'impossibilità di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità deve essere assoluta, cioè originaria e dovuta a cause di forza maggiore, e non soltanto relativa perché voluta e provocata, con la conseguenza che all'assegno vitalizio ex art. 580 (279 c.c.) c.c. non ha diritto il figlio nato in costanza di matrimonio, che, divenuto maggiorenne, abbia volutamente omesso di esperire l'azione di disconoscimento del padre legittimo pur nella consapevolezza di essere figlio naturale (adulterino) e nella ricorrenza dei presupposti e delle condizioni occorrenti per il disconoscimento "de quo", nonché in assenza di cause impeditive di forza maggiore. Diversamente opinando, al figlio che non ha voluto esercitare le azioni cui avrebbe potuto ricorrere andrebbe riconosciuto anche il diritto di partecipare all'eredità del genitore legittimo ed alla eredità del genitore naturale.

Tribunale Brindisi  22 febbraio 2007

 

Il figlio naturale riconosciuto è erede del genitore naturale alla stessa stregua dei figli legittimi onde il suo diritto al mantenimento da parte del genitore naturale deceduto si converte in diritto ereditario laddove nulla può essere chiesto a tale titolo agli altri eredi, gravando su di essi l'obbligo di mantenimento e/o alimentare solo a favore dei figli naturali non riconosciuti o non riconoscibili, ai sensi del combinato disposto degli art. 580 e 594 c.c. (Affermando il principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la statuizione con cui la Corte d'appello, in tema di dichiarazione giudiziale di paternità, aveva riformato la sentenza di prime cure nella parte in cui aveva condannato gli eredi del padre naturale al pagamento di una somma mensile a titolo di mantenimento del figlio naturale).

Cassazione civile sez. I  16 luglio 2005 n. 15100  

 

L'azione ex art. 279 c.c. può essere esercitata anche dal figlio naturale che abbia lo stato di figlio legittimo altrui e che sia impossibilitato ad esercitare l'azione di dichiarazione giudiziale di paternità naturale per aver omesso il tempestivo esperimento, nel termine di decadenza, dell'azione di disconoscimento del padre legittimo, qualora i genitori legittimi non abbiano i mezzi per provvedere, oppure qualora, per le circostanze del caso concreto da accertare volta per volta, il figlio medesimo non possa comunque ottenere il mantenimento, o un sostegno economico, dai detti genitori legittimi.

Cassazione civile sez. I  01 aprile 2004 n. 6365  

 

Lo stato di figlio legittimo non è incompatibile con una indagine "incidenter tantum", ai fini dell'esercizio dei diritti successori, di cui agli art. 537, 580 e 594 c.c., su una diversa procreazione naturale (salvo che non si profili l'incesto) purché si versi in una situazione di impossibilità assoluta, cioè originaria, e non relativa, in quanto sopravvenuta, di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità. Non ricorre, pertanto, tale presupposto (la cui prova è a carico del richiedente) nel caso del figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all'uopo fissato, l'azione di disconoscimento del padre legittimo, sempre che ciò configuri una volontaria scelta circa l'incontestabilità dello stato di figlio legittimo, compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l'azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione.

Cassazione civile sez. I  28 agosto 1999 n. 9065  

 

 

Successioni

Il diritto all'assegno vitalizio di cui all'art. 580 c.c. (oltre che al figlio naturale soggetto ad un divieto assoluto di riconoscimento) spetta anche al figlio naturale che abbia il diverso "status" di figlio legittimo nel caso in cui sia scaduto il termine previsto dalla legge per l'esercizio dell'azione di disconoscimento della paternità legittima, salvo che questi abbia consapevolmente rinunciato al riconoscimento per lo specifico motivo di preferire la conservazione dello stato di figlio legittimo. Ne consegue che l'azione ex art. 580 c.c. è sempre ammissibile per il figlio naturale che non possa più agire per il disconoscimento della paternità legittima, gravando invece sul convenuto l'onere di provare il fatto ostativo del diritto all'assegno, costituito dalla consapevole rinuncia del richiedente al riconoscimento al fine di conservare lo stato di figlio legittimo.

Cassazione civile sez. I  22 gennaio 1992 n. 711  

 

Il conseguimento dello "status" di figlio naturale, con dichiarazione giudiziale di paternità ottenuta dopo la data di entrata in vigore della nuova disciplina di cui alla l. 19 maggio 1975 n. 151 ed in forza dell'operatività della disciplina stessa anche per i figli nati o concepiti anteriormente, comporta il diritto di partecipare alla successione del genitore naturale in precedenza apertasi (indipendentemente dal passaggio di sentenza in giudicato, o dalla stipulazione di transazione, prima di quella data, con riguardo all'assegno previsto dagli art. 580 e 594 c.c.), atteso che detta dichiarazione ha effetti retroattivi, senza alcuna limitazione rispetto alle posizioni successorie (non operando le limitazioni poste dall'art. 230 della citata legge con esclusivo riferimento al diverso caso del riconoscimento del figlio naturale).

Cassazione civile sez. II  07 aprile 1990 n. 2923

 



 
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