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Art. 585 codice civile: Successione del coniuge separato

Il coniuge cui non è stata addebitata la separazione (1) con sentenza passata in giudicato (2) ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato.
Nel caso in cui al coniuge sia stata addebitata la separazione con sentenza passata in giudicato, si applicano le disposizioni del secondo comma dell’articolo 548 (3).


Commento

(1) Il coniuge che chiede il riconoscimento dei suoi diritti successori deve dimostrare solo l’avvenuta celebrazione di un matrimonio valido, non la mancanza di addebito nella separazione.

 

(2) Il passaggio in giudicato deve essere avvenuto prima dell’apertura della successione: di conseguenza è inammissibile che gli eredi proseguano il giudizio contro il coniuge superstite per dimostrare che la separazione dipende da lui.

 

(3) Questi avrà diritto ad ottenere un assegno vitalizio detraibile dall’eredità se, al momento della morte, riceveva dal defunto gli alimenti. La perdita dei diritti successori del coniuge separato con addebito non configura però un’ipotesi di indegnità, in quanto questi potrà succedere ad altro titolo, per esempio come parente o per testamento.

 

 


Giurisprudenza annotata

Danni

I doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione unicamente nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l'addebito della separazione, discendendo dalla natura giuridica degli obblighi su detti che la relativa violazione, ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti, possa integrare gli estremi dell'illecito civile e dare luogo al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c. senza che la mancanza di pronuncia di addebito in sede di separazione sia preclusiva dell'azione di risarcimento relativa a detti danni (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha riconosciuto un risarcimento in favore della moglie che aveva dovuto subire le sofferenze per la relazione extraconiugale del marito, ampiamente pubblica e quindi particolarmente frustrante).

Cassazione civile sez. I  15 settembre 2011 n. 18853  

Successione

In caso di successione tra coniugi, al coniuge superstite, che di sua spontanea volontà ha interrotto la convivenza di fatto con l'altro coniuge costituendo la propria residenza familiare in altra abitazione, non spettano i diritti di abitazione sulla casa di proprietà del coniuge defunto adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che l'arredano, in quanto elemento della fattispecie legale è l'uso effettivo come residenza familiare dell'immobile anche da parte del coniuge superstite al momento dell'apertura della successione ed il caso in esame non è nemmeno assimilabile nè sussumibile nell'ipotesi regolata dagli art. 548 e 585 c.c.

Tribunale Foggia  30 gennaio 1993

Al coniuge, che agisca per far valere i propri diritti successori, spetta, in applicazione dei principi generali sull'onere della prova, di dimostrare la celebrazione del matrimonio, e non anche il fatto della mancanza di una separazione per colpa o con addebito, la dimostrazione della cui ricorrenza resta a carico di chi invochi la separazione medesima per sostenere la sopravvenuta caducazione o limitazione di detti diritti (ai sensi, dell'art. 585 c.c., rispettivamente, nel testo in vigore prima e dopo la riforma del diritto di famiglia).

Cassazione civile sez. I  15 novembre 1982 n. 6098  

Separazione dei coniugi

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art. 151, comma 2, 156, comma 1, 548, 585 e 143 c.c., in relazione agli art. 3 e 29 cost. nella parte in cui tali disposizioni, oltre a non fare distinzione, in tema di addebito per mancata osservanza dei doveri nascenti dal matrimonio, tra coniugi separati e non, si risolvono in una più grave sanzione nei confronti del coniuge meno fornito economicamente per la perdita del diritto al mantenimento, nonché dei diritti successori, atteso che la posizione dei coniugi separati comporta un trattamento differenziato rispetto a quella dei non separati, onde l'addebito della separazione, nel caso dei primi, consegue ad un differenziato, restrittivo ambito di fatti sanzionabili, e che la perdita a carico del coniuge al quale la separazione sia stata addebitata costituisce una sanzione che prescinde dalla condizione economica del colpevole, con gli adattamenti al caso concreto collegabili anche ad altre convergenti disposizioni legislative, come quella degli alimenti.

Cassazione civile sez. I  29 novembre 1983 n. 7156  

Il principio, in forza del quale la morte di uno dei coniugi, sopravvenuta nel corso del giudizio di separazione personale, determina la cessazione della materia del contendere, tanto con riguardo alle istanze accessorie circa la regolamentazione dei rapporti attinenti all'obbligo di mantenimento o di alimenti, non può trovare deroga per il preteso interesse degli eredi alla prosecuzione del giudizio, sotto il profilo della rilevanza dell'addebitabilità o meno della separazione sui diritti successori del coniuge superstite, tenuto conto che l'incidenza di tale addebitabilità sugli indicati diritti, a norma degli art. 548 e 585, nuovo testo, c.c., postula che la sentenza di separazione sia passata in giudicato al tempo dell'apertura della successione.

Cassazione civile sez. I  25 novembre 1982 n. 6383  



 
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