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Art. 587 codice civile: Testamento

Il testamento è un atto revocabile con il quale taluno (1) dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse (2).

Le disposizioni di carattere non patrimoniale, che la legge consente siano contenute in un testamento, hanno efficacia, se contenute in un atto che ha la forma del testamento, anche se manchino disposizioni di carattere patrimoniale.


Commento

Testamento: negozio a causa di morte con il quale il testatore dispone dei rapporti (patrimoniali e non) che si trasmetteranno in dipendenza della sua morte (successione testamentaria).

 

 

(1) È un atto personale, nel senso che può essere compiuto solo dal soggetto interessato; unilaterale, nel senso che si perfeziona con la sola dichiarazione di volontà dell’autore; non recettizio, in quanto non deve essere comunicato a terzi: infatti il termine per accettare l’eredità corre anche se il chiamato ignori l’esistenza di un testamento.

(2) È questo il contenuto «tipico» del testamento detto anche sostanziale: l’istituzione di erede o di legato e le disposizioni che accedono a queste.

 

 

 

Il fondamento della successione testamentaria risiede nella tutela dell’autonomia privata: la revocabilità del testamento, infatti, garantisce la piena libertà del testatore di disporre del proprio patrimonio e di regolare i suoi interessi. Si tratta dell’unico atto giuridico con cui un soggetto può manifestare la propria volontà con effetti decorrenti in seguito alla sua morte, è, dunque, l’unico atto mortis causa ad essere ammesso nel nostro ordinamento.


Giurisprudenza annotata

Successione

Avendo la data soltanto la funzione di indicare il momento di manifestazione della volontà del testatore, essa non rientra nelle disposizione di ultima volontà come prevista dall'art. 587 c.c., che si configura come la manifestazione di una volontà definitiva dell'autore nel senso che essa sia compiutamente ed incondizionatamente formata e manifestata e sia diretta a disporre attualmente, in tutto o in parte, dei propri beni per il tempo successivo alla morte; conseguentemente la data, non facendo parte delle disposizioni, non deve necessariamente precedere la sottoscrizione (come invece espressamente previsto per le disposizioni dall'art. 602 secondo comma c.c.), ed anzi, se segue la sottoscrizione, indica il momento cronologico preciso in cui la scheda testamentaria è stata definitivamente ultimata e sottoscritta.

Cassazione civile sez. II  03 settembre 2014 n. 18644  

Perché un atto costituisca manifestazione di ultima volontà, riconducibile ai negozi "mortis causa", non è necessario che il dichiarante faccia espresso riferimento alla sua morte ed all'intento di disporre dei suoi beni dopo la sua scomparsa, essendo sufficiente che lo scritto sia espressione di una volontà definitiva dell'autore, compiutamente e incondizionatamente manifestata allo scopo di disporre attualmente dei suoi beni, in tutto o in parte, per il tempo successivo alla propria morte. (Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione di merito che aveva qualificato come testamento olografo un biglietto autografo del "de cuius" recante la clausola "nessuno faccia osservazione a questo biglietto essendo scritto di sua propria mano"). Rigetta, App. Sassari, 21/11/2006

Cassazione civile sez. II  08 gennaio 2014 n. 150

La presenza in un testamento di una clausola condizionale è rivelata non tanto dalla sua formulazione letterale e dalla sua collocazione nel contesto del negozio, quanto dal carattere intrinseco del fatto cui è subordinata l'efficacia della disposizione, indipendentemente dalle parole adoperate dal testatore. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha respinto il ricorso avverso la decisione del giudice di merito, che, con motivazione congrua e logica, aveva qualificato in termini condizionali, anziché modali, la clausola di assistenza, mediante la quale il testatore riferiva dell'impegno dell'istituito "ad assistermi per tutta la vita per qualsiasi necessità io vada incontro"). Rigetta, App. Napoli, 07/12/2006

Cassazione civile sez. II  29 luglio 2013 n. 18219  

Ai fini della configurabilità di una scrittura privata come testamento olografo non è sufficiente il riscontro dei requisiti di forma individuati dall'art. 602 c.c., occorrendo, altresì, l'accertamento dell'oggettiva riconoscibilità nella scrittura della volontà attuale del suo autore di compiere non già un mero progetto, ma un atto di disposizione del proprio patrimonio per il tempo successivo al suo decesso. Tale accertamento, che costituisce un prius logico rispetto alla stessa interpretazione della volontà testamentaria, è rimesso al giudice del merito e, se congruamente e logicamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva ravvisato la sussistenza di un testamento olografo in un documento recante soltanto la dichiarazione ricognitiva dell'autore che tutti i beni a lui intestati fossero esclusivamente di proprietà della moglie, ritenendo plausibile l'intento del de cuius di disporre in tal modo delle sue sostanze per il tempo in cui avesse cessato di vivere)

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2012 n. 8490  

Ai fini della configurabilità di una scrittura privata come testamento olografo, non è sufficiente il riscontro della sussistenza dei requisiti di forma individuati dall'art. 602 c.c., occorrendo altresì l'accertamento dell'oggettiva riconoscibilità nella scrittura della volontà attuale del suo autore di compiere un atto di disposizione del proprio patrimonio per il tempo successivo al suo decesso. Tale accertamento, che costituisce "un prius" logico rispetto alla stessa interpretazione della volontà testamentaria, è rimesso al giudice del merito e, se congruamente e logicamente motivato, è incensurabile in sede di legittimità.

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2012 n. 8490  

È valida la clausola del testamento con la quale il testatore manifesti la volontà destitutiva - che può includersi nel "disporre", di cui all'art. 587 comma 1 c.c. - diretta ad escludere dalla propria successione legittima alcuni dei successibili ed a restringerla così ai non diseredati, costituendo detta clausola di diseredazione espressione di un regolamento di rapporti patrimoniali, rientrante nel contenuto tipico dell'atto di ultima volontà e volta ad indirizzare la concreta destinazione "post mortem" delle proprie sostanze, senza che per diseredare sia, quindi, necessario procedere ad una positiva attribuzione di bene, né occorra prova di un'implicita istituzione.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2012 n. 8352  



 
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