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Art. 590 codice civile: Conferma ed esecuzione volontaria di disposizioni testamentarie nulle

La nullità (1) della disposizione testamentaria (2), da qualunque causa dipenda (3), non può essere fatta valere da chi (4), conoscendo la causa della nullità, ha, dopo la morte del testatore, confermato la disposizione o dato ad essa volontaria esecuzione (5).


Commento

Conferma: atto la cui funzione consiste nel mantenere in vita e rendere produttivo di effetti un negozio nullo, normalmente non sanabile.

 

 

(1) L’articolo s’intende riferito non solo alle disposizioni nulle, che sono in assoluto prive di effetti, ma anche a quelle annullabili, che possono produrre effetti fino alla sentenza del giudice che ne accerti un vizio.

 

(2) Si richiede che la disposizione sia comunque esistente: pertanto non è confermabile il testamento nuncupativo (ossia orale), in quanto reputato inesistente e non semplicemente nullo; in senso contrario si è però pronunciata una parte della giurisprudenza.

 

(3) L’articolo non si applica nel caso in cui non esiste una volontà del testatore (es.: violenza fisica [v. 1435] o dichiarazione fatta a scopo di divertimento), o nel caso di disposizioni che contrastano con l’ordine pubblico o il buon costume.

Parimenti non è ammessa la conferma delle disposizioni lesive della legittima [v. 536], che potranno essere attaccate con l’azione di riduzione [v. 553] (è però ammessa una rinuncia all’azione di riduzione).

 

(4) Questi sono l’erede, tanto legittimo (cioè, per legge) che testamentario, oppure il legatario [v. 649].

 

(5) È questa un’ipotesi di conferma tacita, mediante la quale un soggetto adegua la situazione di fatto alla volontà del testatore, anche se espressa in un testamento non valido.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successione

L'art. 590 c.c., nel prevedere la possibilità di conferma od esecuzione di una disposizione testamentaria nulla da parte degli eredi, presuppone, per la sua operatività, l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, sia comunque frutto della volontà del de cuius, sicché detta norma non trova applicazione in ipotesi di accertata sottoscrizione apocrifa del testamento, la quale esclude in radice la riconducibilità di esso al testatore.

Cassazione civile sez. II  04 luglio 2012 n. 11195  

Il termine di prescrizione di cinque anni, che l'art. 606 comma 2 c.c. stabilisce per impugnare il testamento olografo per difetti di forma diversi dalla mancanza di autografia o di sottoscrizione, decorre dal giorno in cui è stata data, anche da uno soltanto dei chiamati all'eredità, esecuzione alle disposizioni testamentarie, senza che sia necessario che siano eseguite tutte le disposizioni del testatore, poiché altrimenti la situazione giuridica inerente allo status dei chiamati all'eredità e alla qualità stessa di eredi rimarrebbe indefinitamente incerta, il che la legge ha inteso evitare assoggettando l'azione di annullamento, su istanza di chiunque vi abbia interesse, al breve termine quinquennale dall'esecuzione anche parziale dell'atto di ultima volontà.

Cassazione civile sez. II  11 giugno 2012 n. 9466  

In tema di successione necessaria, l'esecuzione volontaria delle disposizioni testamentarie lesive della legittima non preclude al legittimario l'azione di riduzione, salvo che egli non abbia manifestato in modo non equivoco la volontà di rinunciare a far valere la lesione. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto che l'adesione della legittimaria ad un accordo transattivo intercorso fra le parti del procedimento di divisione giudiziale del bene in contesa esprimesse inequivocamente la sua volontà di rinunciare a far valere il diritto alla reintegrazione della quota di eredità riservatale per legge)

In tema di nullità del testamento olografo la finalità del requisito della sottoscrizione, previsto dall'art. 602 c.c. distintamente dall'autografia delle disposizioni in esso contenute, ha la finalità di soddisfare l'imprescindibile esigenza di avere l'assoluta certezza non solo della loro riferibilità al testatore, già assicurata dall'olografia, ma anche dell'inequivocabile paternità e responsabilità del medesimo che, dopo avere redatto il testamento - anche in tempi diversi - abbia disposto del suo patrimonio senza alcun ripensamento. In ogni caso, quando sia accertata la non autenticità della sottoscrizione apposta al testamento, non può trovare applicazione l'art. 590 c.c. che, nel consentirne la conferma o l'esecuzione da parte degli eredi, presuppone l'oggettiva esistenza di una disposizione testamentaria che, pur essendo affetta da nullità, sia comunque frutto della volontà del "de cuius".

Corte appello Roma sez. III  24 aprile 2012 n. 2184  

Il codicillo di un testamento, che non contiene disposizioni a causa di morte ma semplici raccomandazioni ed indicazioni per le attribuzioni che altri sarebbe andato a compiere se lo avesse voluto, difetta dei requisiti necessari per potere essere oggetto di spontanea esecuzione da parte di colui o coloro che siano istituiti eredi, per cui non può trovare applicazione l'art. 590 c.c.

Corte appello Roma  11 novembre 1999

Ritenuto che una donna con cittadinanza italiana e (per matrimonio) austriaca, residente in Austria, possa, in conformità alla legge locale, fare valido, purché certo, testamento nunculpativo, e ritenuta, altresì, la sussistenza, ex art. 4 e 50 l. n. 218 del 1995, della giurisdizione italiana qualora abbia a contendersi sulla validità e l'efficacia di un testamento siffatto per l'ordinamento italiano, al testamento orale deve, ai sensi dell'art. 48 l. n. 218 cit., riconoscersi, quanto alla forma, piena legittimità e rilevanza effettuale, senza che al riconoscimento del testamento nunculpativo, estraneo, ma non contrario ai principi fondamentali della normativa italiana sulle successioni "mortis causa", ostino ragioni di ordine pubblico (art. 16 e 73 l. n. 218 del 1995), tanto più, poi, quando, in conformità, del resto, anche alla legislazione italiana, al testamento sia stata già data volontaria esecuzione.

Tribunale Belluno  22 dicembre 1997



 
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