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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 592 codice civile: Figli riconosciuti o riconoscibili

Se vi sono discendenti legittimi, i figli naturali, quando la filiazione è stata riconosciuta o dichiarata, non possono ricevere per testamento più di quanto avrebbero ricevuto se la successione si fosse devoluta in base alla legge. I figli naturali riconoscibili, quando la filiazione risulta nei modi indicati dall’art. 279, non possono ricevere più di quanto, secondo la disposizione del comma precedente, potrebbero conseguire se la filiazione fosse stata riconosciuta o dichiarata (1).


Commento

(1) La Corte cost., con sent. 28-12-1970, n. 205, ha dichiarato l’illegittimità del presente articolo «per quanto attiene alla limitazione della capacità di ricevere per testamento dei figli naturali riconosciuti o dichiarati riconoscibili»; pertanto il disposto non è stato adeguato alla terminologia della riforma della filiazione.

 

L’articolo è stato dichiarato incostituzionale per equiparare, quanto più possibile, il trattamento successorio dei figli [v. 573]. Le residue disparità di trattamento sono state superate dalla riforma della filiazione (l. 219/2012 e d.lgs. 154/2013).

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Il figlio che abbia ottenuto lo status di figlio naturale con dichiarazione giudiziale di paternità dopo l'entrata in vigore della legge di riforma del diritto di famiglia (20 settembre 1975) ed in forza della operatività della nuova disciplina anche per i figli nati o concepiti anteriormente (art. 232 legge n. 151 del 1975), ha diritto di partecipare alla successione del genitore naturale apertasi prima della suddetta data senza che possa a lui opporsi l'eventuale decorrenza del termine fissato per l'accettazione dell'eredità (art. 480 c.c.) dato il carattere dichiarativo e retroattivo della dichiarazione di paternità e l'inapplicabilità delle limitazioni poste dall'art. 230, comma 3, della citata legge, che nel disporre la sanatoria del riconoscimento invalidamente compiuto nel vigore della precedente normativa anche agli effetti delle successioni apertesi prima della sua entrata in vigore (con la triplice eccezione di un diverso giudicato o di accordo fra le parti o del decorso di tre anni dall'apertura della successione senza che il figlio abbia avanzato ragioni creditorie) va inteso come norma introduttiva di limitazioni all'indicata retroattività e, quindi, trattandosi di limitazioni riguardanti il solo caso del riconoscimento, non è estensibile a quello della dichiarazione giudiziale nel cui ambito le limitazioni stesse non troverebbero giustificazione mancando la possibilità di un precedente esercizio dei diritti correlato ad uno status non ancora attribuito.

Cassazione civile sez. I  11 giugno 1987 n. 5076  

Poiché le pronunzie di accoglimento della Corte costituzionale comportano, ai sensi degli art. 136 comma 1 cost., e 30 comma 3 l. 11 marzo 1953 n. 87, il venir meno dell'efficacia delle disposizioni dichiarate illegittime ed il divieto della loro ulteriore applicazione anche a situazioni giuridiche anteriori non ancora definite, non può contestarsi la validità della disposizione testamentaria con la quale il testatore, pur nel vigore dell'art. 592 c.c. (dichiarato incostituzionale con la sentenza 28 dicembre 1970 n. 205), in contrasto con il trattamento preferenziale ivi assicurato ai discendenti legittimi rispetto ai figli naturali, abbia attribuito quote uguali del suo patrimonio al figlio legittimo ed ai figli naturali, nel giudizio di divisione ereditaria che sia pendente alla pubblicazione della menzionata sentenza della Corte costituzionale; ciò, quand'anche tale disposizione sia stata subordinata alla condizione, poi verificatasi, della eliminazione, perdurante la comunione ereditaria, del divieto di cui all'art. 592 cit., trattandosi di condizione consentita dalla legge (art. 633 c.c.) e non imponendo nessuna norma che l'evento concretante l'avveramento od il non avveramento della condizione debba realizzarsi in epoca anteriore all'apertura della successione.

Cassazione civile sez. II  16 novembre 1981 n. 6061  

Sono illegittimi gli art. 595 c.c., peraltro abrogato dall'art. 196 l. 19 maggio 1975 n. 151, e 599 c.c. nella parte in cui quest'ultima disposizione richiama il predetto art. 595.

Corte Costituzionale  20 dicembre 1979 n. 153  



 
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