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Art. 594 codice civile: Assegno ai figli non riconoscibili

Gli eredi, i legatari e i donatari sono tenuti, in proporzione a quanto hanno ricevuto (1), a corrispondere ai figli di cui all’articolo 279, un assegno vitalizio nei limiti stabiliti dall’articolo 580 (2), se il genitore non ha disposto per donazione o testamento in favore dei figli medesimi. Se il genitore ha disposto in loro favore, essi possono rinunziare alla disposizione e chiedere l’assegno.


Commento

(1) Si devono ridurre in proporzione tutti gli atti di liberalità senza distinguere tra quelli tra vivi (donazioni) o a causa di morte (disposizioni testamentarie).

 

(2) Ossia pari all’ammontare della rendita della quota di eredità cui avrebbero diritto se fossero stati riconosciuti.

 

 


Giurisprudenza annotata

Filiazione

Ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 279 c.c., norma richiamata, peraltro, dall'art. 580 c.c., l'impossibilità di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità deve essere assoluta, cioè originaria e dovuta a cause di forza maggiore, e non soltanto relativa perché voluta e provocata, con la conseguenza che all'assegno vitalizio ex art. 580 (279 c.c.) c.c. non ha diritto il figlio nato in costanza di matrimonio, che, divenuto maggiorenne, abbia volutamente omesso di esperire l'azione di disconoscimento del padre legittimo pur nella consapevolezza di essere figlio naturale (adulterino) e nella ricorrenza dei presupposti e delle condizioni occorrenti per il disconoscimento "de quo", nonché in assenza di cause impeditive di forza maggiore. Diversamente opinando, al figlio che non ha voluto esercitare le azioni cui avrebbe potuto ricorrere andrebbe riconosciuto anche il diritto di partecipare all'eredità del genitore legittimo ed alla eredità del genitore naturale.

Tribunale Brindisi  22 febbraio 2007

Il figlio naturale riconosciuto è erede del genitore naturale alla stessa stregua dei figli legittimi onde il suo diritto al mantenimento da parte del genitore naturale deceduto si converte in diritto ereditario laddove nulla può essere chiesto a tale titolo agli altri eredi, gravando su di essi l'obbligo di mantenimento e/o alimentare solo a favore dei figli naturali non riconosciuti o non riconoscibili, ai sensi del combinato disposto degli art. 580 e 594 c.c. (Affermando il principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la statuizione con cui la Corte d'appello, in tema di dichiarazione giudiziale di paternità, aveva riformato la sentenza di prime cure nella parte in cui aveva condannato gli eredi del padre naturale al pagamento di una somma mensile a titolo di mantenimento del figlio naturale).

Cassazione civile sez. I  16 luglio 2005 n. 15100  

L'azione ex art. 279 c.c. può essere esercitata anche dal figlio naturale che abbia lo stato di figlio legittimo altrui e che sia impossibilitato ad esercitare l'azione di dichiarazione giudiziale di paternità naturale per aver omesso il tempestivo esperimento, nel termine di decadenza, dell'azione di disconoscimento del padre legittimo, qualora i genitori legittimi non abbiano i mezzi per provvedere, oppure qualora, per le circostanze del caso concreto da accertare volta per volta, il figlio medesimo non possa comunque ottenere il mantenimento, o un sostegno economico, dai detti genitori legittimi.

Cassazione civile sez. I  01 aprile 2004 n. 6365  

Lo stato di figlio legittimo non è incompatibile con una indagine "incidenter tantum", ai fini dell'esercizio dei diritti successori, di cui agli art. 537, 580 e 594 c.c., su una diversa procreazione naturale (salvo che non si profili l'incesto) purché si versi in una situazione di impossibilità assoluta, cioè originaria, e non relativa, in quanto sopravvenuta, di proporre l'azione per la dichiarazione giudiziale di paternità. Non ricorre, pertanto, tale presupposto (la cui prova è a carico del richiedente) nel caso del figlio naturale che, divenuto maggiorenne, abbia omesso di esperire, nel termine di decadenza all'uopo fissato, l'azione di disconoscimento del padre legittimo, sempre che ciò configuri una volontaria scelta circa l'incontestabilità dello stato di figlio legittimo, compiuta nella consapevolezza della diversa filiazione naturale e nella ricorrenza delle condizioni previste per l'azione di disconoscimento del padre legittimo, nonché in assenza di cause di forza maggiore impeditive del tempestivo esercizio di detta azione.

Cassazione civile sez. I  28 agosto 1999 n. 9065  

Qualora il figlio naturale non riconoscibile secondo la normativa anteriore alla riforma del diritto di famiglia, abbia visto respingere la domanda rivolta al conseguimento dell'assegno di cui agli art. 580 e 594 (vecchio testo) c.c., il passaggio in giudicato della relativa pronuncia non preclude il promovimento del giudizio per la declaratoria di paternità o maternità naturale, alla stregua della disciplina introdotta da detta riforma, considerato che l'accertamento di quella sentenza sul rapporto di filiazione ha carattere meramente incidentale, senza alcun pregiudizio sul diritto al riconoscimento (all'epoca insussistente).

Cassazione civile sez. I  10 settembre 1990 n. 9308

Il conseguimento dello "status" di figlio naturale, con dichiarazione giudiziale di paternità ottenuta dopo la data di entrata in vigore della nuova disciplina di cui alla l. 19 maggio 1975 n. 151 ed in forza dell'operatività della disciplina stessa anche per i figli nati o concepiti anteriormente, comporta il diritto di partecipare alla successione del genitore naturale in precedenza apertasi (indipendentemente dal passaggio di sentenza in giudicato, o dalla stipulazione di transazione, prima di quella data, con riguardo all'assegno previsto dagli art. 580 e 594 c.c.), atteso che detta dichiarazione ha effetti retroattivi, senza alcuna limitazione rispetto alle posizioni successorie (non operando le limitazioni poste dall'art. 230 della citata legge con esclusivo riferimento al diverso caso del riconoscimento del figlio naturale).

Cassazione civile sez. II  07 aprile 1990 n. 2923  

Il conseguimento dello status di figlio naturale, con dichiarazione giudiziale di paternità ottenuta dopo la data di entrata in vigore della nuova disciplina di cui alla l. 19 maggio 1975 n. 151 ed in forza dell'operatività della disciplina stessa anche per i figli nati o concepiti anteriormente, comporta il diritto di partecipare alla successione del genitore naturale in precedenza apertasi (indipendentemente dal passaggio di sentenza in giudicato, o dalla stipulazione di transazione, prima di quella data, con riguardo all'assegno previsto dagli art. 580 e 594 c.c.), atteso che detta dichiarazione ha effetti retroattivi, senza alcuna limitazione rispetto alle posizioni successorie (non operando le limitazioni poste dall'art. 230 della citata legge con esclusivo riferimento al diverso caso del riconoscimento del figlio naturale).

Cassazione civile sez. II  07 aprile 1990 n. 2923  



 
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