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Art. 599 codice civile: Persone interposte

Le disposizioni testamentarie a vantaggio delle persone incapaci indicate dagli articoli 592, 593, 595, 596, 597 e 598 sono nulle anche se fatte sotto nome d’interposta persona (1).

Sono reputate persone interposte (2) il padre, la madre, i discendenti  (3) e il coniuge della persona incapace, anche se chiamati congiuntamente con l’incapace.


Commento

Interposizione di persona: si ha quando un soggetto appare titolare o destinatario di una situazione giuridica mentre, in realtà, titolare o destinatario è un soggetto diverso.

 

 

(1) Ci si riferisce sia all’interposizione fittizia, ossia al caso in cui gli effetti si verificano nei confronti di persone diverse da quella interposta, sia all’interposizione reale, nella quale gli effetti si verificano nei confronti delle persone interposte, ma queste sono obbligate a trasferire i diritti acquistati alla persona indicata da chi ha dato loro l’incarico di operare.

 

(2) Si tratta di una presunzione, assoluta (iuris et de iure), nel senso che non è possibile dimostrare il contrario davanti al giudice. Nulla impedisce, però, che si possa dimostrare che anche altre persone (diverse da quelle elencate) siano in realtà interposte.

 

(3) Il rapporto di parentela deve sussistere al momento della redazione del testamento: non ha rilievo, invece, se sorge in un secondo momento.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

Sono illegittimi gli art. 595 c.c., peraltro abrogato dall'art. 196 l. 19 maggio 1975 n. 151, e 599 c.c. nella parte in cui quest'ultima disposizione richiama il predetto art. 595.

Corte Costituzionale  20 dicembre 1979 n. 153  

Sono costituzionalmente illegittimi - per violazione degli art. 3 e 29 cost. - l'art. 595 c.c., nel testo abrogato dall'art. 196 l. 19 maggio 1975 n. 151, e l'art. 599 c.c., nella parte in cui richiama l'art. 595 cit., in tema di limitazioni della capacità del coniuge del binubo di ricevere per testamento.

Corte Costituzionale  20 dicembre 1979 n. 153  

Sono costituzionalmente illegittimi, per violazione degli art. 3 e 29 cost., gli art. 595 e 599 c.c. (il primo nel testo ora espressamente abrogato dell'art. 196 l. 19 maggio 1975 n. 151), nella parte in cui prescrivevano che il coniuge del binubo non poteva ricevere per testamento sulla disponibile più di quanto conseguisse sulla disponibile stessa il meno favorito dei figli dei precedenti matrimoni.

Corte Costituzionale  20 dicembre 1979 n. 153  

Sono costituzionalmente illegittimi, per contrasto con gli art. 3 e 29 cost., l'art. 595 c.c. nel testo abrogato dall'art. 199 l. 19 maggio 1975 n. 151 e l'art. 599 del medesimo c.c. nella parte in cui richiama il predetto art. 595, che assoggettano ad un diverso trattamento il coniuge del testatore che abbia contratto un secondo matrimonio, limitandone la capacità successoria in quanto binubo. La precedente decisione di infondatezza (sentenza n. 189 del 1970) si basava sul rilievo che la limitazione della capacità di succedere del coniuge del binubo fosse stata dettata per evitare che questi influisse sul testore in danno dei figli di precedenti matrimoni, da salvaguardare sul terreno patrimoniale. Ma dell'esattezza di tale "ratio" può dubitarsi sotto il profilo storico in quanto all'origine della norma vi è l'ostilità verso le seconde nozze, considerate come atto giuridicamente e moralmente riprovevole, ed il convincimento che il binubo fosse sempre esposto ai raggiri, artifici e violenze volti a spogliarlo dei suoi beni da parte del nuovo coniuge; per evitare i quali non sarebbero stati sufficienti le ordinarie disposizioni sulla captazione testamentaria. La tutela dei figli di primo letto non è invocabile una volta introdotto l'istituto della quota disponibile e della riserva ereditaria e data la possibilità di impugnare le disposizioni testamentarie affette da violenza, dolo od errore. La differenza di trattamento fatto ai binubi, in confronto degli altri coniugati (e in genere degli altri cittadini) non trova alcuna ragionevole giustificazione in principi e valori ratificati dalla costituzione; irrazionalmente la limitazione non opera rispetto al convivente "more uxorio" o alle persone unite in matrimonio religioso non trascritto o in matrimonio successivamente annullato, ricollegandosi talora a situazioni del tutto accidentali ed indipendenti dalla volontà degli interessati nonché dalla circostanza di fatto dell'essere nati figli dal precedente matrimonio, mentre non rileva la presenza di figli legittimati per decreto del Capo dello Stato, adottivi o naturali. Pure irrazionalmente se al figlio di precedente matrimonio meno favorito viene lasciata la sola legittima il nuovo coniuge non può ricevere sulla sua disponibile ma consegue la sola riserva ( di usufrutto in caso di concorso con figli legittimi). Affermata la liceità delle donazioni fra coniugi (sentenza n. 91 del 1973) la diversità di trattamento ne risulta aggravata. Pure violato risulta l'art. 29 cost.: limitando la capacità dei binubi e dei loro coniugi nei confronti degli altri coniugati si pongono i coniugi di successivi matrimoni in stato di inferiorità giuridica rispetto ai coniugi di quelli precedenti mentre la norma costituzionale vuole che tutti i matrimoni siano disciplinati ugualmente. Non è esatto che la persona unita da vincolo coniugale legittimo sia più esposta a soggiacere a seduzioni e pressioni affettive in vista di possibili liberalità di quanto non avvenga per le persone non unite da siffatto vincolo, vero essendo il contrario.

Corte Costituzionale  20 dicembre 1979 n. 153  



 
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