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Art. 603 codice civile: Testamento pubblico

Il testamento pubblico è ricevuto dal notaio in presenza di due testimoni.

Il testatore, in presenza dei testimoni, dichiara al notaio la sua volontà, la quale è ridotta in iscritto a cura del notaio stesso. Questi dà lettura del testamento al testatore in presenza dei testimoni (1). Di ciascuna di tali formalità è fatta menzione nel testamento (2).

Il testamento deve indicare il luogo (3), la data del ricevimento e l’ora della sottoscrizione, ed essere sottoscritto dal testatore, dai testimoni e dal notaio (4). Se il testatore non può sottoscrivere, o può farlo solo con grave difficoltà, deve dichiararne la causa, e il notaio deve menzionare questa dichiarazione prima della lettura dell’atto (5).

Per il testamento del muto, sordo o sordomuto si osservano le norme stabilite dalla legge notarile per gli atti pubblici di queste persone. Qualora il testatore sia incapace anche di leggere, devono intervenire quattro testimoni.


Commento

Testamento pubblico: atto contenuto in un documento redatto, con le formalità disposte dalla legge, da un notaio alla presenza dei testimoni.

 

 

(1) Essi hanno il compito di controllare che la scheda testamentaria corrisponda alla dichiarazione orale.

 

(2) La mancata menzione delle stesse rende l’atto invalido. Non è, però, necessario l’uso di formule sacramentali.

 

(3) Ossia il Comune, seguito dall’indicazione del luogo specifico (es.: lo studio del notaio o la casa del testatore).

 

(4) Se manca la firma del notaio, il testamento pubblico sarà nullo [v. 1418]; negli altri casi sarà annullabile [v. 1441].

 

(5) Se, in realtà, tale impedimento non esisteva, il testamento pubblico sarà nullo.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successione

In tema di atti sottoscritti da non vedenti, la condizione fisica di cecità non è, ex se, sufficiente a giustificare la mancata apposizione della propria firma su di un atto da parte del cieco. Ne consegue che un testamento pubblico non sottoscritto dal non vedente non può essere dichiarato valido sull'erroneo presupposto dell'idoneità a costituire utile succedaneo alla sottoscrizione la mera dichiarazione resa dal testatore al notaio rogante di essere impossibilitato a sottoscrivere l'atto perché cieco.

Cassazione civile sez. II  09 aprile 2014 n. 8346  

 

Il testamento pubblico privo del requisito formale dell'ora della sottoscrizione, espressamente previsto dall'art. 603 comma 3 c.c., è annullabile su istanza di chiunque vi abbia interesse, ai sensi dell'art. 606 comma 2 c.c., non potendosi valutare come irrilevante, ai fini della validità dell'atto, che l'ordinamento configura come negozio solenne, la mancanza di uno o più degli elementi costitutivi prescritti dalla legge, in quanto ritenuta non incidente sull'effettiva volontà del testatore, così sovrapponendo al dato normativo un arbitrario criterio sostanzialistico. (Nella specie, in applicazione dell'enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, la quale aveva negato che l'omessa indicazione dell'ora della sottoscrizione di un testamento pubblico ne comportasse l'invalidità, considerando che tale vizio non incideva sulla capacità del testatore, né faceva in alcun modo dubitare della volontà di disposizione patrimoniale espressa da quest'ultimo).

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2012 n. 8366    

 

L'obbligo del notaio di menzionare, prima della lettura del testamento pubblico, ai sensi dell'art. 603, comma 3, c.c. e delle connesse disposizioni della l. 16 febbraio 1913 n. 89, la dichiarazione del testatore che si trovi in grave difficoltà di firmare l'atto, sussiste solamente nell'ipotesi che il testatore non sottoscriva il documento e non già anche nel caso in cui, sia pure con grave difficoltà, egli apponga effettivamente la sua firma. Infatti, la formalità della dichiarazione e della menzione costituisce un equipollente della sottoscrizione mancante, mirante ad attestare che l'impedimento dichiarato, e realmente esistente, è l'unica causa per cui non si sottoscrive e ad evitare che la mancanza di firma possa essere intesa come rifiuto di assumere la paternità del contenuto dell'atto.

 Cassazione civile sez. II  23 febbraio 2012 n. 2743  

 

Ritenuto che per considerare invalida, per carenza di capacità di intendere e volere, una manifestazione di volontà è necessario provare che il suo autore sia stato privo per qualche causa, anche transitoria, della capacità nel momento in cui la manifestazione è avvenuta, e ritenuto, altresì, che lo stato di capacità è la norma, per cui vige una presunzione di validità sino alla prova del contrario (è incontrovertibile, infatti, il principio che lo stato di incapacità va dimostrato e non può presumersi su basi probabilistiche), non può essere dichiarato invalido il testamento (redatto per atto notarile) compiuto da una persona, defedata per età avanzata ed affetta da disturbi cardiologici, ma senza alcuna patologia neurologica e psichiatrica, che abbia conservato fino al decesso un sensorio integro ed una psiche lucida. Al tempo stesso, il giudice può non disporre una perizia grafologica relativa al testatore, se i disturbi che lo affliggevano, quando il testamento era stato redatto, non potevano accendere alcun dubbio sulla volontarietà e consapevolezza della firma, anche perché nei vari ricoveri ospedalieri del testatore non gli era stata mai formulata alcuna diagnosi di tipo involutivo cerebrale su base senile.

Tribunale Cassino  18 aprile 2011

 

Ai sensi e per gli effetti degli art. 428 e 591 c.c., non può essere invalidato il testamento (redatto, peraltro, per atto notarile) esteso da persona del tutto capace di intendere e di volere e solo dopo non poco tempo dalla redazione del testamento dichiarata interdetta per grave infermità di mente, senza che la pur rilevante infermità sopravvenuta sia stata preceduta da alcun sintomo premonitore tale da far dubitare della pienezza e della lucidità delle facoltà intellettive e volitive del testatore nel momento in cui il testamento è stato redatto; né è utile e rilevante (salvo casi eccezionali) una perizia grafologica, che, di regola, è in sé diretta ad accertare l'autenticità della firma e non l'eventuale psicopatologia di chi la firma ha apposto.

Tribunale Cassino  18 aprile 2011

 

Nel testamento pubblico, quando il notaio fa menzione di una dichiarazione del testatore riguardante, ai sensi dell'art. 603 c.c., una causa impeditiva della sottoscrizione dell'atto (nella specie la condizione di analfabeta) il testamento è valido solo se tale causa effettivamente sussista, derivandone in caso contrario il difetto di sottoscrizione e, quindi, la nullità del testamento per difetto di un requisito formale. (Nella fattispecie, la Corte ha confermato la sentenza di appello che aveva accertato la natura mendace della dichiarazione del testatore di essere analfabeta ed aveva ritenuto nullo il testamento per difetto di sottoscrizione).

Cassazione civile sez. II  21 novembre 2008 n. 27824  

 



 
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