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Art. 620 codice civile: Pubblicazione del testamento olografo

Chiunque è in possesso (1) di un testamento olografo deve presentarlo a un notaio per la pubblicazione, appena ha notizia della morte del testatore (2).

Chiunque crede di avervi interesse può chiedere, con ricorso al tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, che sia fissato un termine per la presentazione (3).

Il notaio procede alla pubblicazione del testamento in presenza di due testimoni, redigendo nella forma degli atti pubblici un verbale nel quale descrive lo stato del testamento, ne riproduce il contenuto e fa menzione della sua apertura, se è stato presentato chiuso con sigillo. Il verbale è sottoscritto dalla persona che presenta il testamento, dai testimoni e dal notaio. Ad esso sono uniti la carta in cui è scritto il testamento, vidimata in ciascun mezzo foglio dal notaio e dai testimoni, e l’estratto dell’atto di morte del testatore o copia del provvedimento che ordina l’apertura degli atti di ultima volontà dell’assente o della sentenza che dichiara la morte presunta.

Nel caso in cui il testamento è stato depositato dal testatore presso un notaio, la pubblicazione è eseguita dal notaio depositario.

Avvenuta la pubblicazione, il testamento olografo ha esecuzione.

Per giustificati motivi, su istanza di chiunque vi ha interesse, il tribunale può disporre che periodi o frasi di carattere non patrimoniale (4) siano cancellati dal testamento e omessi nelle copie che fossero richieste, salvo che l’autorità giudiziaria ordini il rilascio di copia integrale (5).



Commento

Pubblicazione: procedimento a cura del notaio, a seguito del quale il testamento olografo [v. 602] e quello segreto [v. 604] diventano eseguibili, cioè consentano agli interessati di agire per chiederne l’esecuzione. Il testamento pubblico [v. 603], invece, è immediatamente eseguibile.

 

Vidimare: apporre un visto.

 

Estratto: è una sorta di riassunto, di sintesi di un atto (es.: estratto di nascita).

 

Copia integrale: riproduzione totale di atti, registri e altri documenti. Si tratta di un documento di secondo grado in quanto rappresenta un altro documento ed il suo contenuto.

 

 

(1) Anche se lo abbia ritrovato per caso. L’obbligo vale anche per il notaio o il magistrato che ne siano venuti in possesso.

 

(2) Non è prevista un’espressa sanzione per l’inosservanza di tale obbligo. Tuttavia chi, consapevolmente, voglia tenere nascosto il testamento, è responsabile anche penalmente (art. 490 c.p.).

 

(3) Il testamento è valido anche prima della pubblicazione; tuttavia prima di questo momento i beneficiari potranno solo sperare che esso venga osservato spontaneamente, ma non potranno pretenderlo.

 

(4) Ossia che espongono fatti di natura privata, o che contengono espressioni offensive nei confronti di una determinata persona.

 

(5) Competente è il tribunale del luogo di pubblicazione.

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Notaio

Gli illeciti disciplinari del notaio, se pure atipici, debbono comunque essere almeno tali da rientrare nelle previsioni di cui alle lettere a), b) o c) dell'art. 147 l. 16 febbraio 1913 n. 89. Deve, pertanto, escludersi la punibilità sul piano disciplinare del notaio il quale, nel redigere verbale di apertura del testamento olografo, abbia omesso di dare conto della presenza di segni indecifrabili e privi di significato presenti sul retro della scheda testamentaria, non avendo tale omissione alcuna conseguenza sulla validità e sull'efficacia dell'atto richiesto al notaio.

Cassazione civile sez. VI  24 luglio 2012 n. 12995  

 

Il testamento olografo o segreto, che è atto del testatore, è cosa distinta dalla pubblicazione dello stesso, che è atto del notaio, consistente non in una semplice attività materiale ma in un vero e proprio atto pubblico. Pertanto, l'apposizione da parte del notaio di una postilla dattiloscritta al verbale già redatto per pubblicare un testamento olografo e successivamente utilizzato per pubblicarne un secondo dà luogo ad un'ipotesi di falso verbale e di atto espressamente vietato dalla legge con conseguente applicazione dell'art. 28 della l. n. 89 del 1913.

Cassazione civile sez. III  25 febbraio 2000 n. 2138  

 

Incorre nell'illecito disciplinare di cui all'art. 138 della legge notarile, per violazione dell'art. 47 della stessa legge, il notaio che precede alla pubblicazione di un testamento olografo senza la presenza dei testimoni, dovendosi ritenere che tale presenza sia sempre richiesta, senza possibilità di deroga, per la pubblicazione del predetto atto notarile, dato che l'art. 60 della legge medesima, stabilendo che ai testamenti si applicano le disposizioni del capo I del titolo III della stessa legge (tra cui gli art. 47 e 48), in quanto non incompatibili con le norme del codice civile e con la disposizione, quindi, dell'art. 620 c.c., che espressamente esige l'assistenza dei testimoni per la pubblicazione del testamento, mentre per un verso riafferma la portata precettiva del precedente art. 47, a norma del quale gli atti notarili debbono essere redatti in presenza di due testimoni, per altro verso, esclude, per la pubblicazione del testamento, l'applicazione dell'art. 48, che prevede la facoltà delle parti di rinunciare alla presenza dei testimoni.

Cassazione civile sez. III  23 ottobre 1992 n. 11569  

 

 

Successione

La pubblicazione del testamento olografo, seppure non è configurabile come requisito di validità ed efficacia, è atto preparatorio esterno necessario per la sua coattiva esecuzione.

Cassazione civile sez. II  23 giugno 2005 n. 13487

 

Il termine decennale di prescrizione dell'azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell'eredità da parte del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima.

Cassazione civile sez. un.  25 ottobre 2004 n. 20644  

 

In base all'art. 620 comma 5 c.c., la pubblicazione, sebbene costituisca circostanza esterna al testamento olografo e non possa esserne, pertanto, configurata come requisito di validità o di efficacia, si pone come atto preparatorio necessario ai fini della sua esecuzione coattiva e, quindi, come condizione di quest'ultima. Se l'esistenza del testamento è nota, ma chi lo invoca è impossibilitato a produrlo per la pubblicazione (poiché il documento è andato distrutto o smarrito, o per altra circostanza equivalente costitutiva di caso fortuito o di forza maggiore), la rispondenza di esso ai requisiti di forma richiesti dalla legge ed il suo contenuto possono essere accertati in via giudiziale e tale accertamento si sostituisce alla formalità della pubblicazione.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636  

 

La pubblicazione della disposizione testamentaria costituisce atto preparatorio necessario ai fini della sua coattiva esecuzione (art. 620 comma 5 c.c.). L'impossibilità della pubblicazione, tuttavia, non impedisce a chi ne abbia interesse di promuovere un'azione intesa a far valere disposizioni testamentarie, ma detta azione deve, anzitutto, contenere una domanda di accertamento dell'esistenza e della persistenza della dedotta disposizione al momento della morte del "de cuius". Per vincere la presunzione di revoca di cui all'art. 684 c.c. occorre, infatti, provare che il documento in originale esiste ancora al momento dell'apertura della successione oppure che il "de cuius" non fosse stato animato da volontà di revoca.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636  

 

Tenuto conto che la pubblicazione del testamento olografo, seppure non è configurabile come un requisito di validità o di efficacia, è atto preparatorio esterno necessario per la sua coattiva esecuzione, colui il quale - avendo interesse a fare valere le disposizioni testamentarie - si trovi nell'impossibilità di produrne l'originale, deve formulare una domanda di accertamento dell'esistenza dei requisiti di legge e del contenuto del testamento, fornendo la prova che l'irreperibilità del documento non sia espressione e conseguenza della volontà di revoca dell'atto da parte del testatore che, ai sensi dell'art. 684 c.c., si presume in caso di distruzione, lacerazione o cancellazione del testamento. Ne consegue che, in assenza di siffatta prova, l'eventuale mancato disconoscimento della copia dell'originale prodotta in giudizio è irrilevante, posto che non sarebbe idoneo ad escludere la possibilità che il testatore, allo scopo di revocare il testamento, abbia distrutto l'originale dopo averlo fotocopiato.

Cassazione civile sez. II  24 febbraio 2004 n. 3636  

 

Incombe sul coerede chiamato all'eredità, nei cui confronti un altro coerede abbia eccepito la prescrizione del diritto ad accettarla, l'onere di dimostrare di avere invece esercitato quel diritto con atti idonei a manifestarne la volontà, e non meramente conservativi o di vigilanza; nè a tal fine può essere sufficiente la menzione di tutti i chiamati all'eredità effettuata dal notaio all'atto della trascrizione del testamento, costituendo ciò adempimento di un suo obbligo d'ufficio, a meno che il chiamato all'eredità non provi che, con quella menzione, il notaio adempiva anche ad un mandato dal medesimo chiamato specificamente conferitogli a quel fine.

Cassazione civile sez. II  23 gennaio 1999 n. 622  

 

 

Falsità in atti

La contraffazione del testamento olografo, pubblicato dal notaio con l'osservanza delle formalità previste dall'art. 620 comma 3 c.c., integra il delitto di cui agli art. 476, 482 e 491 c.p.

Cassazione penale sez. V  30 novembre 1995 n. 247  



 
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