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Art. 624 codice civile: Violenza, dolo, errore

La disposizione testamentaria può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse (1) quando è l’effetto di errore (2), di violenza o di dolo (3).

L’errore sul motivo (4), sia esso di fatto o di diritto, è causa di annullamento della disposizione testamentaria, quando il motivo risulta dal testamento ed è il solo che ha determinato il testatore a disporre.

L’azione si prescrive in cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia della violenza, del dolo o dell’errore.


Commento

(1) Sono interessati tutti coloro che possono trarre vantaggio dall’annullamento, ad esempio gli eredi legittimi (cioè, per legge) oppure i chiamati in un testamento precedente.

 

(2) Essendo il testamento un negozio giuridico unilaterale, ossia posto in essere da una sola parte, non si richiede che l’errore sia riconoscibile, ossia individuabile da una persona di intelligenza media.

 

(3) Consiste in una serie di artifizi o raggiri posti in essere da una persona (non necessariamente la stessa che ne trae beneficio) per fuorviare la volontà del testatore. L’attività di aggiramento dell’altrui volontà nell’ambito testamentario assume lo specifico termine di captazione, ossia l’orientamento del volere del testatore, effettuato con mezzi fraudolenti ed inteso a suscitare una falsa rappresentazione della realtà. Il fatto che il dolo sia idoneo a influire in questo senso sarà da valutare caso per caso, in dipendenza delle circostanze ambientali, culturali o psicologiche con un accertamento che deve essere particolarmente rigoroso.

 

(4) Ricorre quando il testatore ignora o conosce in maniera imprecisa delle circostanze che sono in grado di determinare la volontà: si deve trattare di fatti obiettivi e non della valutazione che di essi ha compiuto il defunto (es.: non è causa di annullamento l’erronea valutazione dello stato di bisogno di una persona).

 

 

 

 


Giurisprudenza annotata

Giurisdizione civile

Il "provvedimento" che il procuratore della Repubblica competente emette ai sensi del dell'art. 20, comma 7, l. n. 44/1999 in relazione alla sospensione dei termini dei processi esecutivi ai danni delle vittime dell'usura, in base ad un‘interpretazione costituzionalmente orientata, non può che essere sindacato incidentalmente pur sempre dal g.o. competente a decidere di fatto sulla sospensione della procedura esecutiva. Sarà dunque il giudice dell'esecuzione a pronunciarsi sulla concessione del beneficio a mezzo di un provvedimento impugnabile nelle forme di rito ovvero a considerare il parere "de quo" nell'ambito di una valutazione più vasta riguardante i "gravi motivi" rilevanti agli effetti della sospensione ordinaria ex art. 624 c.c. Ma in nessun caso il g.a. è munito del potere di pronunciarsi, sia perché difetta la natura amministrativa dell'atto, sia perché esso, nel caso di specie, è mero atto endoprocedimentale ma di natura giudiziale, il cui rilievo è pur sempre rimesso al giudice dell'esecuzione.

T.A.R. Reggio Calabria (Calabria) sez. I  18 febbraio 2014 n. 111  

 

 

Successioni

Ai fini della configurabilità della captazione, rilevante ai sensi dell'art. 624 c.c., non è sufficiente qualsiasi influenza di ordine psicologico esercitata sul testatore mediante blandizie, richieste, suggerimenti o sollecitazioni, ma occorre la presenza di altri mezzi fraudolenti, i quali - avuto riguardo all'età, allo stato di salute, alle condizioni di spirito dello stesso - siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata

Cassazione civile sez. II  04 febbraio 2014 n. 2448  

 

In tema di impugnazione della disposizione testamentaria che si assuma effetto di dolo, la prova della captazione, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e la conseguente influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore, non potendosi tale prova desumere unicamente dal fatto che il beneficiario (nella specie, figlio del testatore) convivesse col "de cuius". Rigetta, App. Catania, 24/06/2009

Cassazione civile sez. II  16 gennaio 2014 n. 824  

 

Ai sensi dell'art. 624 c.c., occorre la prova che i fatti comportanti l'induzione in errore, o comunque concretatisi nella violenza, davvero abbiano indirizzato la volontà del testatore in modo diverso da come essa avrebbe potuto normalmente determinarsi. Più in particolare, quanto al dolo, ad integrare la fattispecie cd. di captazione, non basta una qualsiasi influenza esercitata sul testatore attraverso blandizie, richieste, suggerimenti, sollecitazioni e simili, sia pure interessati, ma è necessario l'impiego di altri mezzi fraudolenti che, avuto riguardo all'età, allo stato di salute ed alle condizioni psichiche del "de cuius", siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui false rappresentazioni, ed orientando la sua volontà in un senso verso il quale altrimenti non si sarebbe spontaneamente indirizzata. Di conseguenza, la prova, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi, che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e l'influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore, che, altrimenti, si sarebbe indirizzata in modo differente.

Tribunale Torre Annunziata  14 gennaio 2014 n. 216  

 

Ritenuto che per considerare invalida, per carenza di capacità di intendere e volere, una manifestazione di volontà è necessario provare che il suo autore sia stato privo per qualche causa, anche transitoria, della capacità nel momento in cui la manifestazione è avvenuta, e ritenuto, altresì, che lo stato di capacità è la norma, per cui vige una presunzione di validità sino alla prova del contrario (è incontrovertibile, infatti, il principio che lo stato di incapacità va dimostrato e non può presumersi su basi probabilistiche), non può essere dichiarato invalido il testamento (redatto per atto notarile) compiuto da una persona, defedata per età avanzata ed affetta da disturbi cardiologici, ma senza alcuna patologia neurologica e psichiatrica, che abbia conservato fino al decesso un sensorio integro ed una psiche lucida. Al tempo stesso, il giudice può non disporre una perizia grafologica relativa al testatore, se i disturbi che lo affliggevano, quando il testamento era stato redatto, non potevano accendere alcun dubbio sulla volontarietà e consapevolezza della firma, anche perché nei vari ricoveri ospedalieri del testatore non gli era stata mai formulata alcuna diagnosi di tipo involutivo cerebrale su base senile.

Tribunale Cassino  17 dicembre 2010 n. 891  

 

Il motivo del testamento consiste nella ragione determinante di esso, come quella che domina la volontà del testatore nel momento in cui detta o redige le disposizioni di ultima volontà, cosicché, per potersi parlare di motivo erroneo, tale da rendere inefficace la disposizione, è necessaria la certezza, desumibile dallo stesso testamento, che la volontà del testatore sia stata dominata dalla rappresentazione di un fatto non vero, in modo da doversene dedurre che, se il fatto fosse stato percepito o conosciuto nella sua verità obiettiva, quella disposizione testamentaria non sarebbe stata dettata o redatta. L'apprezzamento del giudice di merito circa l'esistenza o meno del motivo erroneo, dedotto quale causa di annullamento del testamento, è incensurabile in sede di legittimità se sorretto da motivazione adeguata e immune da vizi logici ed errori di diritto. (Conferma App. Brescia 15 aprile 2004 n. 350).

Cassazione civile sez. II  03 dicembre 2010 n. 24637  

 

Ai sensi dell'art. 624 c.c., occorre la prova che i fatti comportanti l'induzione in errore o comunque concretatisi nella “violenza” davvero abbiano indirizzato la volontà del testatore in modo diverso da come essa avrebbe potuto normalmente determinarsi. Più in particolare, quanto al dolo, ad integrare la fattispecie cd. di “captazione”, non basta una qualsiasi influenza esercitata sul testatore attraverso blandizie, richieste, suggerimenti, sollecitazioni e simili, sia pure “interessati”, ma è necessario l'impiego di altri mezzi fraudolenti che, avuto riguardo all'età, allo stato di salute ed alle condizioni psichiche del "de cuius", siano idonei a trarlo in inganno, suscitando in lui false rappresentazioni, ed orientando la sua volontà in un senso verso il quale altrimenti non si sarebbe spontaneamente indirizzata. Di conseguenza, la prova, pur potendo essere presuntiva, deve fondarsi su fatti certi, che consentano di identificare e ricostruire l'attività captatoria e l'influenza determinante sul processo formativo della volontà del testatore, che, altrimenti, si sarebbe indirizzata in modo differente.

Tribunale Bari sez. I  09 giugno 2008 n. 1453  

 

Va confermata la pronuncia di merito che, pur non escludendo che la moglie avesse influito sull'allontanamento del testatore dalla famiglia di origine e dal suo ambiente sociale, ha respinto la domanda di annullamento, per captazione e per coartazione, del testamento con cui quest'ultimo aveva istituito il coniuge unico erede, in quanto le predette circostanze sono di per sé insufficienti a provare un'incidenza sulla volontà testamentaria del "de cuius".

Cassazione civile sez. II  28 maggio 2008 n. 14011  



 
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