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Art. 626 codice civile: Motivo illecito

Il motivo illecito (1) rende nulla la disposizione testamentaria, quando risulta dal testamento ed è il solo che ha determinato il testatore a disporre (2).


Commento

Motivo: ragione ultima e personale che ha determinato il testatore a disporre dei propri beni a favore di un soggetto determinato.

 

 

(1) È tale il motivo contrario a norme imperative, ordine pubblico e buon costume.

 

(2) Quando una disposizione è ispirata da più di un motivo, dei quali almeno uno lecito, questa resta valida.

 

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini l'efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio, è ricompresa nella previsione dell'art. 634 c.c. ed è, pertanto, illecita, in quanto contraria al principio della libertà matrimoniale tutelato dagli art. 2 e 29 cost. Essa, pertanto, si considera non apposta, a meno che non sia stato l'unico motivo determinante della volontà del testatore, nel qual caso rende nulla la disposizione testamentaria.

Cassazione civile sez. II  15 aprile 2009 n. 8941  

 

In materia di successione testamentaria l'art. 671 c.c. prescrive l'obbligo per il legatario di adempiere al legato e ad ogni altro onere a lui imposto entro i limiti di valore della cosa legata; ne deriva che, qualora il modus a carico del legatario assorba per intero il valore del legato, ciò non comporta l'invalidità della disposizione, né da tale circostanza è lecito concludere che un simile onere costituisca l'unico e determinante motivo del legato stesso, ai fini di rendere applicabile la disciplina della nullità di cui all'art. 647, comma 3, c.c..

Cassazione civile sez. II  30 luglio 2007 n. 16846  

 

La datio in solutum è astrattamente attuabile anche attraverso un negozio "mortis causa" sicché è possibile che con un legato il testatore preveda che una nuova prestazione sostituisca una prestazione precedentemente dovuta e tale disposizione testamentaria determina l'estinzione dell'obbligazione preesistente purché sia seguita dalla successiva manifestazione di volontà del legatario (convergente con la volontà del testatore) consistente nella mancata rinuncia al legato (che implica l'intenzione di rinunciare a ogni pretesa relativa all'obbligazione preesistente). Tale meccanismo non è tuttavia applicabile ove l'obbligazione preesistente riguardi prestazioni dovute al prestatore di lavoro in base a disposizioni inderogabili della legge o dei contratti collettivi. In questo caso, infatti, la rinuncia ai relativi crediti è invalida, ai sensi dell'art. 2113, comma 1, c.c., e il legato che, disponendo una prestazione diversa da quella iniziale, prevede tale rinuncia, reca una condizione contraria a norma imperativa la quale, con i limiti di cui all'art. 626 c.c., si considera come non apposta (fattispecie relativa ad un legato con cui erano stati lasciati ad una collaboratrice familiare una somma di denaro e l'usufrutto della casa con l'intendimento di estinguere il preesistente debito per retribuzioni e trattamento di fine rapporto).

Cassazione civile sez. lav.  12 luglio 2001 n. 9467  

 

 

Obbligazioni e contratti

La "datio in solutum" è astrattamente attuabile anche attraverso un negozio "mortis causa" sicché è possibile che con un legato il testatore preveda che una nuova prestazione (oggetto del legato) sostituisca una prestazione precedentemente dovuta e tale disposizione testamentaria determina l'estinzione della obbligazione preesistente purché sia seguita dalla successiva manifestazione di volontà del legatario (convergente con la volontà del testatore) consistente nella mancata rinuncia al legato (che implica l'intenzione di rinunciare ad ogni pretesa relativa all'obbligazione preesistente). Tale meccanismo non è, tuttavia, applicabile ove l'obbligazione preesistente riguardi prestazioni dovute al prestatore di lavoro in base a disposizioni inderogabili della legge o dei contratti collettivi. In questo caso, infatti, la rinuncia ai relativi crediti è invalida, ai sensi dell'art. 2113, comma 1, c.c., e il legato che, disponendo una prestazione diversa da quella iniziale, preveda tale rinuncia reca una condizione contraria a norma imperativa la quale, con i limiti di cui all'art. 626 c.c., si considera come non apposta. (Fattispecie relativa ad un legato con il quale erano state lasciati ad una collaboratrice familiare una somma di denaro e l'usufrutto della casa con l'intendimento di estinguere il preesistente debito per retribuzioni e trattamento di fine rapporto).

Cassazione civile sez. lav.  12 luglio 2001 n. 9467  

 



 
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