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Art. 627 codice civile: Disposizione fiduciaria

Non è ammessa azione in giudizio per accertare che le disposizioni fatte a favore di persona dichiarata nel testamento sono soltanto apparenti e che in realtà riguardano altra persona, anche se espressioni del testamento possono indicare o far presumere che si tratta di persona interposta.

Tuttavia la persona dichiarata nel testamento, se ha spontaneamente eseguito la disposizione fiduciaria trasferendo i beni alla persona voluta dal testatore, non può agire per la ripetizione (1), salvo che sia un incapace.

Le disposizioni di questo articolo non si applicano al caso in cui l’istituzione o il legato sono impugnati come fatti per interposta persona a favore d’incapaci a ricevere (2).


Commento

Disposizione fiduciaria: disposizione con la quale il testatore trasmette i suoi beni ad una persona nella quale ripone fiducia, con l’intesa (stabilita fuori dal testamento) che quest’ultima li trasmetterà ad un altro soggetto, che il testatore può avere già indicato, o la cui scelta può avere lasciato all’apparente beneficiato.

 

 

(1) Si tratta della cd. soluti retentio, accordata dalla legge per garantire il rispetto della volontà del testatore. Questo principio non attribuisce il diritto di chiedere al giudice l’esecuzione della disposizione fiduciaria, ma consente, al beneficiario nei confronti del quale è stata spontaneamente eseguita, di trattenere quanto ha ricevuto.

 

(2) Questi sono: i soggetti indicati dagli artt. 596 (tutore e protutore), 597 (notaio, testimoni e interprete relativamente al testamento pubblico [v. 603]), 598 (chi ha scritto o ricevuto il testamento segreto [v. 604]), 599 (padre, madre, discendente e coniuge dell’incapace), nonché i soggetti giuridicamente incapaci [v. 462].

Nell’ipotesi di incapaci i beni non andranno, però, né a questi ultimi né alla persona interposta, bensì all’erede legittimo [v. 565].

 

 


Giurisprudenza annotata

Obbligazioni e contratti

Il negozio, fiduciario quando inerisce al trasferimento di beni immobili deve rivestire la forma scritta "ad substantiam" quale elemento essenziale di sua validità ex art. 1350 c.c. Detta forma non può essere sostituita dalla dichiarazione confessoria di una delle parti, non potendo detta dichiarazione essere utilizzata nè come elemento integrante il contratto, nè come prova dello stesso il quale, peraltro, non è dimostrabile tramite testimonianze, all'infuori dell'ipotesi eccezionale di perdita incolpevole del documento (art. 2725, comma 2, c.c., in relazione all'art. 2724 n. 3 c.c.).

Cassazione civile sez. II  13 aprile 2001 n. 5565  

 

Il "pactum fiduciae" con il quale il fiduciario si obbliga a modificare la situazione giuridica a lui facente capo a favore del fiduciante o di altro soggetto da costui designato, richiede, allorché riguardi beni immobili, la forma scritta "ad substantiam" atteso che essa è sostanzialmente equiparabile al contratto preliminare per il quale l'art. 1351 c.c. prescrive la stessa forma del contratto definitivo.

Cassazione civile sez. II  19 luglio 2000 n. 9489  

 

Allorquando in un testamento vi sia l'espressa ed inequivoca indicazione del beneficiario delle sostanze ereditarie, l'ulteriore conferimento ad altra persona di un incarico fiduciario volto non ad una diversa destinazione delle sostanze ereditarie, bensì a favorire maggiormente la persona indicata quale erede (nella specie, con l'esclusione dell'imposta di successione), non configura un'altra istituzione ereditaria qualificabile come fiduciaria.

Cassazione civile sez. II  12 marzo 1980 n. 1672  

 

L'art. 2034 c.c. ha distinto le obbligazioni naturali in due categorie, prevedendo al comma 2 fattispecie tipiche di obbligazioni naturali (casi, cioè, esplicitamente contemplati dalla legge di atti socialmente e moralmente leciti, che non assurgono però a vincoli giuridici e sono quindi sforniti di azione, quali l'adempimento della disposizione fiduciaria e il pagamento del debito prescritto e del debito di gioco) e, al comma 1, con disposizione molto più ampia, l'esecuzione spontanea di un dovere morale (o di coscienza) o sociale. Con riferimento a tale disposizione di carattere generico, l'indagine sulla sussistenza di un'obbligazione naturale è duplice, dovendo accertarsi, da un lato, se nel caso dedotto sussista un dovere morale o sociale in rapporto alla valutazione corrente nella società e, dall'altro, se tale dovere sia stato spontaneamente adempiuto con una prestazione avente carattere di proporzionalità ed adeguatezza in relazione a tutte le circostanze del caso.

Cassazione civile sez. II  12 febbraio 1980 n. 1007  

 

 

Simulazione

L'interposizione fittizia di persona postula la imprescindibile partecipazione all'accordo simulatorio non solo del soggetto interponente e di quello interposto, ma anche del terzo contraente, chiamato ad esprimere la propria adesione all'intesa raggiunta dai primi due (contestualmente od anche successivamente alla formazione dell'accordo simulatorio) onde manifestare la volontà di assumere diritti ed obblighi contrattuali direttamente nei confronti dell'interponente, secondo un meccanismo effettuale analogo a quello previsto per la rappresentanza diretta, mentre la mancata conoscenza, da parte di detto terzo, degli accordi intercorsi tra interponente ed interposto (ovvero la mancata adesione ad essi, pur se da lui conosciuti) integra gli estremi della diversa fattispecie dell'interposizione reale di persona. Ne consegue che, dedotta in giudizio la simulazione relativa soggettiva di un contratto di compravendita immobiliare, la prova dell'accordo simulatorio deve, necessariamente consistere nella dimostrazione della partecipazione ad esso anche del terzo contraente.

Cassazione civile sez. II  18 maggio 2000 n. 6451  

 

 

Successioni

L'onere imposto dal testatore all'erede di alienare gli elementi attivi del compendio ereditario al fine di soddisfare i legati, sì da risultarne lesione della quota di riserva, non è di per sè illecito, sì da rendere nulli i legati, in quanto determinante la volontà del testatore, giacché le disposizioni testamentarie lesive della quota di riserva non sono nulle, ma sono soggette soltanto all'azione di riduzione, che forma oggetto di una mera facoltà del legittimario da esercitarsi alle condizioni stabilite dalla legge.

Cassazione civile sez. II  06 marzo 1992 n. 2708  

 

Apertasi all'estero una successione di un cittadino inglese, comprendente beni immobili siti in Italia, allorquando venga dal testatore nominato un "executor trustee", il giudice italiano non è competente ad emettere provvedimenti di autorizzazione a vendere, essendo divenuto proprietario "mortis causa" dei beni lo stesso "executor trustee".

Tribunale Casale Monferrato  13 aprile 1984



 
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