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Art. 628 codice civile: Disposizione a favore di persona incerta

È nulla ogni disposizione fatta a favore di persona che sia indicata in modo da non poter essere determinata (1).


Commento

(1) È invece valida la disposizione in cui la persona sia determinabile, ossia individuabile in base ad un criterio che, anche se non consente di conoscere il beneficiario al momento della redazione del testamento, servirà a specificarlo dopo la morte del testatore mediante riferimento ad una situazione futura.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

In tema di successioni testamentarie, a norma degli art. 625 e 628 c.c., l'indicazione del beneficiario fatta dal testatore in modo impreciso o incompleto non rende nulla la disposizione qualora, dal contesto del testamento o altrimenti, con riferimento comunque ad univoci dati obbiettivi, sia possibile determinare in modo certo la persona dell'erede o del legatario. Ne consegue che non è nulla la disposizione testamentaria operata a favore di persona indicata nella scheda con riferimento al solo nome e cognome e senza data di nascita, in presenza di altra persona avente i medesimi nome e cognome, ove sia possibile rimuovere in via interpretativa l'incompletezza della disposizione e l'incertezza causata da tale omonimia, anche attraverso l'utilizzo di elementi specificativi esterni all'atto, valorizzando l'effettiva volontà del testatore. Rigetta, App. Palermo, 15/05/2006

Cassazione civile sez. II  11 aprile 2013 n. 8899  

 

È valida la clausola del testamento con la quale il testatore manifesti la volontà destitutiva - che può includersi nel "disporre", di cui all'art. 587 comma 1 c.c. - diretta ad escludere dalla propria successione legittima alcuni dei successibili ed a restringerla così ai non diseredati, costituendo detta clausola di diseredazione espressione di un regolamento di rapporti patrimoniali, rientrante nel contenuto tipico dell'atto di ultima volontà e volta ad indirizzare la concreta destinazione "post mortem" delle proprie sostanze, senza che per diseredare sia, quindi, necessario procedere ad una positiva attribuzione di bene, né occorra prova di un'implicita istituzione.

Cassazione civile sez. II  25 maggio 2012 n. 8352  

 

Ai fini dell'identificazione del soggetto beneficiario di una disposizione testamentaria, che non sia individuato nominativamente, occorre richiamarsi non alla situazione in essere all'atto della redazione del testamento, bensì a quella che si sia via via realizzata fino alla morte del testatore in relazione alle sue future esigenze di vita, in modo da verificare se, al momento dell'apertura della successione, la formulazione contenuta nella scheda testamentaria possa consentire l'individuazione del destinatario attraverso il criterio della determinabilità indicato dall'art. 628 c.c., essendo possibile che il testatore si riferisca ad una situazione futura dalla cui realizzazione emerga in modo inequivocabile l'individuazione del soggetto beneficiato, anche qualora si tratti, al momento della redazione del testamento, di persona non conosciuta. (Nella specie, la Corte ha cassato la pronuncia di secondo grado che aveva ritenuto nulla per indeterminatezza la scheda che identificava il beneficiario in "chi mi curerà", ritenendo che il giudice di merito fosse tenuto a verificare l'esistenza di una o più persone che si fossero prese cura del "de cuius" dell'epoca di redazione del testamento alla sua morte).

Cassazione civile sez. II  03 marzo 2011 n. 5131  

 

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 c.c. si caratterizzano per essere eccezionalmente dirette, in virtù delle ragioni umanitarie sottese alla volontà del testatore, verso destinatari indeterminati, appartenenti alla categoria dei poveri o bisognosi. A tal fine la norma prevede che il testamento determini il pubblico istituto a cui beneficio sono indirizzate le disposizioni in favore dei poveri in modo tale da onerare il soggetto indicato a destinare l'oggetto del lascito in favore dei bisognosi genericamente indicati dal testatore. Tuttavia, nell'ipotesi in cui il testamento non contenga l'indicazione dell'onerato e, dunque, in assenza di un ente che rappresenti tale cerchia di destinatari della disposizione testamentaria, essa deve intendersi effettuata a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del "de cuius" ed i beni sono devoluti al locale ente comunale di assistenza, cui viene attribuita la qualità di chiamato. (Nella specie è stato ritenuto sufficientemente individuato l'onerato, nella "Caritas" locale, indicata nella scheda testamentaria come il soggetto cui "rivolgersi per indicazioni precise").

Cassazione civile sez. II  22 febbraio 2011 n. 4283  

 

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 c.c., che con elencazione meramente esemplificativa dei destinatari fa riferimento genericamente ai poveri e "simili", si caratterizzano per essere indirizzate a categorie di persone in largo senso bisognose ed indeterminate, tant'è vero che tale norma, prevedendo che le disposizioni si intendano effettuate a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del "de cuius", stabilisce la devoluzione dei beni a favore del locale ente comunale di assistenza, attribuendogli la qualità di chiamato. (Nella specie. la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con la quale si era statuito che il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma prevedere soltanto un onere, per finalità morali, a carico di chi, alla sua morte, sarebbe stato suo erede secondo le regole della successione legittima, sancendo l'inapplicabilità dell'art. 630 c.c., non ricorrendone i presupposti dell'indeterminatezza dei soggetti da favorire, invece individuati nei bambini da asilo nido provenienti da paesi extracomunitari ed abitanti nel Comune di suo domicilio, e dell'indeterminatezza dell'uso della disposizione testamentaria, consistente nella realizzazione di un asilo nido nel predetto Comune).

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2007 n. 4022  

 

Il "favor testamenti" impone all'interprete di prediligere, tra le diverse interpretazioni possibili, quella favorevole alla conservazione della disposizione "mortis causa". Pertanto, non ricade nell'ambito di applicazione dell'art. 628 c.c., ma nell'eccezione a tale disposto prevista dall'art. 630 comma 1 c.c., la disposizione testamentaria con cui la testatrice abbia destinato una certa somma di danaro dalla realizzazione di una casa di riposo per gli anziani del comune, vale a dire per una categoria di persone genericamente indicata. È infatti evidente lo scopo morale e benefico, perseguito dalla defunta e coincidente con quello posto a fondamento dell'art. 630 comma 1 c.c., per il quale si mantiene la validità di clausole testamentarie, altrimenti nulle ex art. 628 c.c. a causa dell'indeterminatezza e indeterminabilità del destinatario.

Tribunale Treviso  27 marzo 1999

 

 



 
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