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Codice civile aggiornato  al  16 Gen 2015
 
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Art. 63 codice civile: Effetti della dichiarazione di morte presunta dell’assente

Divenuta eseguibile la sentenza indicata nell’art. 58, coloro che ottennero l’immissione nel possesso temporaneo dei beni dell’assente o i loro successori possono disporre liberamente dei beni (1).

Coloro ai quali fu concesso l’esercizio temporaneo dei diritti o la liberazione temporanea dalle obbligazioni di cui all’art. 50 conseguono l’esercizio definitivo dei diritti o la liberazione definitiva dalle obbligazioni.

Si estinguono inoltre le obbligazioni alimentari indicate nel quarto comma dell’art. 50.

In ogni caso cessano le cauzioni e le altre cautele che sono state imposte.


Commento

Beni dell’assente: [v. 50]; Obbligazione: [v. Libro IV, Titolo I]; Obbligazione alimentare: [v. 433].

 

 

(1) Vengono meno i limiti posti dall’art. 54 in relazione agli atti di disposizione sui beni dell’assente dei quali si sia ottenuto il possesso.

 

 

La norma mira a rendere più stabili gli effetti che si erano prodotti a seguito della dichiarazione di assenza, ferme restando le conseguenze giuridiche che derivano dall’eventuale dimostrazione dell’esistenza della persona che era stata dichiarata morta [v. 66].


Giurisprudenza annotata

Comunione e condominio

Ai sensi dell'art. 1131 c.c. ogni questione relativa ai singoli obblighi di contribuzione alle spese dei condomini, e fuori dai poteri rappresentativi passivi dell'amministratore che, dunque, non ha la rappresentanza del singolo condomino o del gruppo di condomini, nelle azioni proposte contro essi per il recupero della spese condominiali. (Nella specie l'amministratore della scala A di un condominio aveva agito - in via monitoria - per il pagamento di contributi condominiali dovuti da ciascuno dei condomini della scala B (per il rifacimento del solaio dell'androne di ingresso) nei confronti dell'amministratore della scala B. In applicazione del principio di cui sopra la Suprema corte ha affermato che l'amministratore della scala B era del tutto carente di legittimazione passiva, per cui la causa non poteva essere promossa contro di lui, ma unicamente contro i singoli condomini).

Cassazione civile sez. II  17 giugno 2014 n. 13777  

 

 

Consulenza tecnica in materia civile

L'art. 192, comma 2, c.p.c., nel prevedere che l'istanza di ricusazione del consulente tecnico d'ufficio dev'essere presentata con apposito ricorso depositato in cancelleria almeno tre giorni prima dell'udienza di comparizione, preclude definitivamente la possibilità di far valere successivamente la situazione di incompatibilità, con la conseguenza che la consulenza rimane ritualmente acquisita al processo. A tale principio non è consentita deroga per l'ipotesi in cui la parte venga a conoscenza solo successivamente della situazione di incompatibilità, potendosi in tal caso solo prospettare le ragioni che giustificano un provvedimento di sostituzione affinché il giudice, se lo ritenga, si avvalga dei poteri che gli conferisce in tal senso l'art. 196 c.p.c. La valutazione operata al riguardo è insindacabile in Cassazione se la motivazione è immune da vizi logici.

Cassazione civile sez. I  08 aprile 1998 n. 3657  

 

 

Assenza e morte presunta

La dichiarazione di morte presunta determina una vera e propria successione "mortis causa" dei presunti eredi del dichiarato morto, come si evince dalle norme dettate in ordine alla devoluzione degli elementi attivi del patrimonio di quest'ultimo ai suoi presunti eredi e legatari (art. 63, 64, 69, 73 c.c.) e dal contrapposto silenzio sulla sorte degli elementi passivi di detto patrimonio, spiegabile solo con la sottintesa applicabilità della disciplina delle successioni "mortis causa". Tale successione si apre, ai sensi degli art. 58 e 61 c.c. al momento a cui è fatta risalire la morte presunta, al quale, in base al successivo art. 459 retroagiscono gli effetti dell'accettazione dell'eredità, sebbene la delazione ereditaria abbia luogo quando diviene eseguibile la sentenza dichiarativa della morte presunta (art. ex art. 63 e 64 citati).

Cassazione civile sez. I  24 gennaio 1981 n. 536  



 
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