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Art. 630 codice civile: Disposizioni a favore dei poveri

Le disposizioni a favore dei poveri e altre simili, espresse genericamente, senza che si determini l’uso o il pubblico istituto (1) a cui beneficio sono fatte, s’intendono fatte in favore dei poveri del luogo in cui il testatore aveva il domicilio al tempo della sua morte, e i beni sono devoluti all’ente comunale di assistenza.

La precedente disposizione si applica anche quando la persona incaricata (2) dal testatore di determinare l’uso o il pubblico istituto non può o non vuole accettare l’incarico.


Commento

(1) In caso contrario, infatti, i beni andranno devoluti a quest’ultimo.

 

(2) Può essere designato anche l’erede; inoltre la scelta del terzo non deve essere circoscritta ad una cerchia ristretta di soggetti.

 


Giurisprudenza annotata

Successione

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 c.c. si caratterizzano per essere eccezionalmente dirette, in virtù delle ragioni umanitarie sottese alla volontà del testatore, verso destinatari indeterminati, appartenenti alla categoria dei poveri o bisognosi. A tal fine la norma prevede che il testamento determini il pubblico istituto a cui beneficio sono indirizzate le disposizioni in favore dei poveri in modo tale da onerare il soggetto indicato a destinare l'oggetto del lascito in favore dei bisognosi genericamente indicati dal testatore. Tuttavia, nell'ipotesi in cui il testamento non contenga l'indicazione dell'onerato e, dunque, in assenza di un ente che rappresenti tale cerchia di destinatari della disposizione testamentaria, essa deve intendersi effettuata a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del "de cuius" ed i beni sono devoluti al locale ente comunale di assistenza, cui viene attribuita la qualità di chiamato. (Nella specie è stato ritenuto sufficientemente individuato l'onerato, nella "Caritas" locale, indicata nella scheda testamentaria come il soggetto cui "rivolgersi per indicazioni precise").

Cassazione civile sez. II  22 febbraio 2011 n. 4283  

 

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 c.c., che con elencazione meramente esemplificativa dei destinatari fa riferimento genericamente ai poveri e "simili", si caratterizzano per essere indirizzate a categorie di persone in largo senso bisognose ed indeterminate, tant'è vero che tale norma, prevedendo che le disposizioni si intendano effettuate a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del "de cuius", stabilisce la devoluzione dei beni a favore del locale ente comunale di assistenza, attribuendogli la qualità di chiamato. (Nella specie. la S.C. ha confermato la sentenza impugnata con la quale si era statuito che il testatore non aveva voluto istituire un erede, ma prevedere soltanto un onere, per finalità morali, a carico di chi, alla sua morte, sarebbe stato suo erede secondo le regole della successione legittima, sancendo l'inapplicabilità dell'art. 630 c.c., non ricorrendone i presupposti dell'indeterminatezza dei soggetti da favorire, invece individuati nei bambini da asilo nido provenienti da paesi extracomunitari ed abitanti nel Comune di suo domicilio, e dell'indeterminatezza dell'uso della disposizione testamentaria, consistente nella realizzazione di un asilo nido nel predetto Comune).

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 2007 n. 4022  

 

La fattispecie prevista dall'art. 630 c.c. ha riguardo all'indeterminabilità del destinatario di una disposizione testamentaria espressa genericamente a favore dei poveri e altri simili, in conseguenza della quale la norma prevede che le disposizioni si intendono fatte "in favore dei poveri del luogo in cui il testatore aveva il domicilio al tempo della sua morte" e "i beni sono devoluti all'ente comunale di assistenza", ma il riferimento legislativo ai poveri del luogo dell'ultimo domicilio del testatore non vale ad attribuire a tali soggetti la qualità di chiamati alla successione (attesa la genericità ed indeterminatezza dei pretesi chiamati) bensì solo ad individuare il soggetto titolare della vocazione che è, appunto, il Comune del luogo dell'ultimo domicilio del testatore.

Cassazione civile sez. II  06 agosto 2003 n. 11844  

 

Il riferimento ai poveri e "simili" di una disposizione testamentaria rileva solo come uno dei mezzi indicativi dei possibili destinatari della disposizione medesima così che il riferimento ad altre categorie di persone bisognose (quali gli ex detenuti, le vittime di delitti o di calamità naturali, l'infanzia abbandonata, elencazione, questa, puramente esemplificativa) non esclude l'applicabilità dell'art. 630 c.c.

Cassazione civile sez. II  06 agosto 2003 n. 11844  

 

Le disposizioni testamentarie previste dall'art. 630 c.c., che con elencazione meramente esemplificativa dei destinatari fa riferimento genericamente ai poveri e "simili", si caratterizzano per essere indirizzate a categorie di persone in largo senso bisognose ed indeterminate, tant'è vero che la norma, prevedendo che le disposizioni si intendano effettuate a favore dei poveri del luogo dell'ultimo domicilio del de cuius, stabilisce la devoluzione dei beni a favore del locale ente comunale di assistenza attribuendone la qualità di chiamato. (La Corte, nel formulare il principio sopra richiamato, ha cassato con rinvio la decisione del giudice di appello che, confermando quella di primo grado, aveva ritenuto infondata la pretesa del comune di Loreto Aprutino all'adempimento da parte dell'erede del legato con il quale il testatore aveva disposto l'attribuzione di un fondo rustico a favore "dell'infanzia abbisognevole del comune Loreto Aprutino").

Cassazione civile sez. II  06 agosto 2003 n. 11844  



 
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