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Art. 631 codice civile: Disposizioni rimesse all’arbitrio del terzo

È nulla ogni disposizione testamentaria con la quale si fa dipendere dall’arbitrio di un terzo (1) l’indicazione dell’erede o del legatario, ovvero la determinazione della quota di eredità.

Tuttavia è valida la disposizione a titolo particolare in favore di persona da scegliersi dall’onerato o da un terzo tra più persone determinate dal testatore e appartenenti a famiglie o categorie di persone da lui determinate (2), ed è pure valida la disposizione a titolo particolare a favore di uno tra più enti determinati del pari dal testatore. Se sono indicate più persone in modo alternativo e non è stabilito chi deve fare la scelta, questa si considera lasciata all’onerato.

Se l’onerato o il terzo non può o non vuole fare la scelta, questa è fatta con decreto dal presidente del tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, dopo avere assunto le opportune informazioni.


Commento

Arbitrio del terzo: facoltà attribuita ad un soggetto estraneo al rapporto giuridico di determinare un suo elemento, sia esso oggettivo (es.: il prezzo) sia esso soggettivo (es.: una persona beneficiaria). Ove la legge non specifichi nulla, si presume che le parti si siano affidate all’equo arbitrio del terzo, ossia una valutazione che tenga conto degli interessi di tutti i contraenti. In caso contrario si parlerà di mero arbitrio, ossia di una valutazione rimessa alla libera scelta del terzo.

 

(1) Nel caso di specie, per arbitrio del terzo deve intendersi il mero arbitrio, ossia valutazione rimessa alla sua libera scelta. La disposizione testamentaria risulterà, invece, valida, come confermato dal comma 2 dell’articolo, quando la scelta del terzo debba, comunque, rispettare i criteri di massima stabiliti dal testatore: in questa ipotesi, l’arbitrium si qualificherà come boni viri.

 

(2) Se qualcuna delle persone designate è premorta, la scelta si restringe ai superstiti; se invece la persona è indegna [v. 463] o incapace di succedere [v. 462] la designazione è nulla [v. 1418].

 

 

Fondamento della norma è il principio di personalità del testamento, secondo il quale le disposizioni in esso contenute devono provenire esclusivamente dal testatore. L’unica eccezione contemplata è a favore del legatario, non dell’erede, in quanto l’attribuzione ha nei riguardi del primo solo effetti favorevoli, mentre per il secondo può avere, eventualmente, anche effetti sfavorevoli.

 


Giurisprudenza annotata

Successioni

La norma di cui al comma 2 dell'art. 631 c.c. che, in esplicita deroga al principio generale dettato dal comma 1 dello stesso articolo, prevede la validità della disposizione testamentaria a titolo particolare con riguardo al delimitato incarico di scegliere, tra più persone, o in una famiglia o categoria, predeterminate dallo stesso testatore, il soggetto beneficiario di una certa attribuzione, è una norma di stretta interpretazione, non applicabile al di là delle ipotesi in essa specificamente contemplate, tal ché non può trovare applicazione nell'ipotesi in cui il testatore abbia attribuito all'esecutore testamentario la facoltà di procedere a suo libito ad imprecisati e generici cambiamenti delle disposizioni testamentarie già indicate.

Cassazione civile sez. II  15 marzo 1993 n. 3082  

 

Ai fini dell'applicazione dell'art. 631 comma 2 c.c., il quale riconosce validità al legato a favore di uno fra più enti determinanti dal testatore, non si richiede che tali enti siano nominativamente indicati essendo sufficiente la specificazione delle loro caratteristiche, e, quindi, delle loro categorie, di modo che la scelta possa essere effettuata nell'ambito di tali categorie.

Cassazione civile sez. II  11 novembre 1992 n. 12132  

 

Non v'è luogo a provvedere sull'istanza proposta all'autorità giudiziaria dall'esecutore testamentario, il quale, nominato dal testatore in seno al legato per eseguire le ultime disposizioni con cui quest'ultimo destinava parte dei propri beni, con formula generica, all'erogazione di aiuti ai bambini poveri, malati o derelitti, non solo in Italia ma anche all'estero, ed avendo proceduto a scegliere, in conformità alle disposizioni del legato, gli enti di assistenza cui devolvere il legato, si rivolga al tribunale per essere autorizzato ad impiegare i beni relitti secondo tale scelta; l'intervento giudiziario richiesto, infatti, è subordinato al presupposto (nella specie, inesistente) che l'esecutore testamentario non possa o non voglia effettuare la scelta demandatagli dal testatore, poiché altrimenti si concreterebbe una illegittima invasione dei poteri dell'esecutore e nell'autonomia che li caratterizza nell'ambito delle prescrizioni del disponente.

Tribunale Roma  01 febbraio 1988

 

In ipotesi di chiamata all'eredità subordinata alla condizione dell'aggiunta del cognome del testatore al proprio entro un determinato termine dall'apertura della successione, con la previsione, per il caso di mancato avveramento della condizione, della devoluzione di tutto il patrimonio relitto allo Stato, qualora risulti l'intento del de cuius di affidare i propri scopi (connessi al verificarsi di detta condizione) ed il beneficio al primo chiamato alla mera discrezione della pubblica amministrazione, senza alcun obbligo a carico di quest'ultima di attivarsi per la realizzazione dell'evento dedotto in condizione, si configura la nullità della disposizione testamentaria, ove il testatore abbia in tal modo consapevolmente inteso rimettere all'arbitrio del secondo chiamato la designazione dell'erede (art. 631, comma 1 c.c.), ovvero la nullità - quanto al termine - della condizione perché illecita (art. 634 c.c.), ove il testatore abbia posto una condizione realizzante, nella sostanza, la fattispecie vietata di cui all'art. 631, comma 1 citato.

Cassazione civile sez. II  29 marzo 1982 n. 1928  

 

L'art. 631 comma 1 c.c., che sanziona con la nullità ogni disposizione testamentaria con la quale si faccia dipendere dall'arbitrio di un terzo l'indicazione dell'erede o del legatario, ovvero la determinazione della quota di eredità, non comprende nella nozione di terzo la persona istituita erede, come risulta confermato anche dagli altri due commi del medesimo articolo nei quali, alludendosi alla persona nominata nel testamento, cui sia stato demandato il compito di scegliere il soggetto a favore del quale il "de cuius" abbia disposto a titolo particolare, è espressamente adottato il termine onerato.

Cassazione civile sez. II  21 aprile 1979 n. 2228  

 



 
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