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Art. 634 codice civile: Condizioni impossibili o illecite

Nelle disposizioni testamentarie si considerano non apposte le condizioni impossibili (1) e quelle contrarie a norme imperative, all’ordine pubblico (2) o al buon costume (3), salvo quanto è stabilito dall’art. 626 (4).


Commento

Condizione impossibile: [v. 1354]; Norme imperative: [v. 1343]; Ordine pubblico: [v. 1343]; Buon costume: [v. 1343].

 

(1) L’impossibilità può essere relativa, ossia riferita alla persona cui è richiesto il comportamento prospettato nella condizione, oppure assoluta.

 

(2) Cfr. art. 16, l. 31-5-1995, n. 218 (Diritto internazionale privato).

 

(3) Sono queste le condizioni cd. illecite. La valutazione dell’impossibilità o illiceità deve effettuarsi al momento dell’apertura della successione [v. 456].

 

(4) È richiamato qui il motivo illecito che invalida la disposizione testamentaria quando ha influito in maniera determinante sulla volontà del testatore.

 

Il legislatore detta una diversa disciplina delle condizioni nel testamento e nel contratto [v. 1321]. Le prime, se illecite o impossibili, si considerano non apposte; le seconde, se illecite o impossibili sospensive rendono il contratto nullo, se impossibili risolutive si considerano non apposte [v. 1354].


Giurisprudenza annotata

Servitù

L'atto ricognitivo unilaterale di servitù previsto con efficacia costitutiva dall'art. 634 c.c. abrogato non è contemplato dal codice vigente, e non vale a determinare quella presunzione di esistenza del diritto ricollegata alla ricognizione di debito dall'art. 1988 c.c., essendo questa norma inapplicabile ai diritti reali; né lo stesso può configurare un atto di ricognizione, con gli effetti di cui all'art. 2720 c.c., in ipotesi di preteso acquisto della servitù per usucapione o, in alternativa, per destinazione del padre di famiglia, giacché in tali casi fa difetto il titolo, costituito dal documento precedente, di cui si prova l'esistenza ed il contenuto mediante il riconoscimento. Cassa con rinvio, App. Torino, 24/05/2006

Cassazione civile sez. II  02 maggio 2013 n. 10238  

Successioni

La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini l'efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio, è ricompresa nella previsione dell'art. 634 c.c. ed è, pertanto, illecita, in quanto contraria al principio della libertà matrimoniale tutelato dagli art. 2 e 29 cost. Essa, pertanto, si considera non apposta, a meno che non sia stato l'unico motivo determinante della volontà del testatore, nel qual caso rende nulla la disposizione testamentaria.

Cassazione civile sez. II  15 aprile 2009 n. 8941  

La disposizione contenuta nel comma 2 dell'art. 634 c.c., relativa agli effetti della condizione impossibile apposta ad un testamento, si riferisce all'ipotesi della impossibilità originaria, ossia coeva alla redazione della scheda testamentaria, e non all'ipotesi dell'impossibilità sopravvenuta; pertanto se la condizione diviene impossibile in tempo successivo alla stesura del testamento si risolve in una condizione mancata e non più realizzabile, che non può essere equiparata, quanto agli effetti, all'impossibilità originaria.

Cassazione civile sez. II  22 aprile 2002 n. 5871  

La disposizione contenuta nel comma 2 dell'art. 634 c.c., relativa agli effetti della condizione impossibile apposta ad un testamento, si riferisce all'ipotesi della impossibilità originaria, ossia coeva alla redazione della scheda testamentaria, e non all'ipotesi dell'impossibilità sopravvenuta. Pertanto se la condizione diviene impossibile in tempo successivo alla stesura del testamento si risolve in una condizione mancata e non più realizzabile, che non può essere equiparata, quanto agli effetti, all'impossibilità originaria.

Cassazione civile sez. II  22 aprile 2002 n. 5871  

La datio in solutum è astrattamente attuabile anche attraverso un negozio "mortis causa" sicché è possibile che con un legato il testatore preveda che una nuova prestazione sostituisca una prestazione precedentemente dovuta e tale disposizione testamentaria determina l'estinzione dell'obbligazione preesistente purché sia seguita dalla successiva manifestazione di volontà del legatario (convergente con la volontà del testatore) consistente nella mancata rinuncia al legato (che implica l'intenzione di rinunciare a ogni pretesa relativa all'obbligazione preesistente). Tale meccanismo non è tuttavia applicabile ove l'obbligazione preesistente riguardi prestazioni dovute al prestatore di lavoro in base a disposizioni inderogabili della legge o dei contratti collettivi. In questo caso, infatti, la rinuncia ai relativi crediti è invalida, ai sensi dell'art. 2113, comma 1, c.c., e il legato che, disponendo una prestazione diversa da quella iniziale, prevede tale rinuncia, reca una condizione contraria a norma imperativa la quale, con i limiti di cui all'art. 626 c.c., si considera come non apposta (fattispecie relativa ad un legato con cui erano stati lasciati ad una collaboratrice familiare una somma di denaro e l'usufrutto della casa con l'intendimento di estinguere il preesistente debito per retribuzioni e trattamento di fine rapporto).

Cassazione civile sez. lav.  12 luglio 2001 n. 9467  

Obbligazioni e contratti

La "datio in solutum" è astrattamente attuabile anche attraverso un negozio "mortis causa" sicché è possibile che con un legato il testatore preveda che una nuova prestazione (oggetto del legato) sostituisca una prestazione precedentemente dovuta e tale disposizione testamentaria determina l'estinzione della obbligazione preesistente purché sia seguita dalla successiva manifestazione di volontà del legatario (convergente con la volontà del testatore) consistente nella mancata rinuncia al legato (che implica l'intenzione di rinunciare ad ogni pretesa relativa all'obbligazione preesistente). Tale meccanismo non è, tuttavia, applicabile ove l'obbligazione preesistente riguardi prestazioni dovute al prestatore di lavoro in base a disposizioni inderogabili della legge o dei contratti collettivi. In questo caso, infatti, la rinuncia ai relativi crediti è invalida, ai sensi dell'art. 2113, comma 1, c.c., e il legato che, disponendo una prestazione diversa da quella iniziale, preveda tale rinuncia reca una condizione contraria a norma imperativa la quale, con i limiti di cui all'art. 626 c.c., si considera come non apposta. (Fattispecie relativa ad un legato con il quale erano state lasciati ad una collaboratrice familiare una somma di denaro e l'usufrutto della casa con l'intendimento di estinguere il preesistente debito per retribuzioni e trattamento di fine rapporto).

Cassazione civile sez. lav.  12 luglio 2001 n. 9467  



 
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