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Art. 636 codice civile: Divieto di nozze

E’ illecita (1) la condizione che impedisce le prime nozze o le ulteriori (2) (3).

Tuttavia il legatario di usufrutto o di uso, di abitazione o di pensione, o di altra prestazione periodica (4) per il caso o per il tempo del celibato o della vedovanza (5), non può goderne che durante il celibato o la vedovanza.

 

 

 

 


Commento

Condizione: [v. 1353]; Usufrutto: [v. 978]; Uso: [v. 1021]; Abitazione: [v. 1022]; Prestazione periodica (contratto di somministrazione): [v. 1559].

 

(1) Da questa si deve dedurre l’intenzione del testatore di comprimere la libertà altrui.

 

(2) Il divieto si riferisce ad un matrimonio che abbia anche effetti civili, non solo religiosi.

 

(3) Si considerano invece lecite le condizioni di contrarre matrimonio e di non dare inizio oppure di troncare una relazione illecita.

 

(4) Normalmente destinata al sostentamento del legatario.

 

(5) Questi legati non contengono un divieto di nozze, ma sono disciplinati in previsione della realizzazione di tale evento.

 

A fondamento della disposizione sta l’esigenza di tutelare la libertà matrimoniale, conciliata con la cura degli interessi dell’istituito, che viene messo in grado di ottenere quanto è necessario per il suo sostentamento.


Giurisprudenza annotata

La condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini l'efficacia della stessa alla circostanza che l'istituito contragga matrimonio, è ricompresa nella previsione dell'art. 634 c.c. ed è, pertanto, illecita, in quanto contraria al principio della libertà matrimoniale tutelato dagli art. 2 e 29 cost. Essa, pertanto, si considera non apposta, a meno che non sia stato l'unico motivo determinante della volontà del testatore, nel qual caso rende nulla la disposizione testamentaria.

Cassazione civile sez. II  15 aprile 2009 n. 8941  

Posto che deve considerarsi lecita la condizione risolutiva di non contrarre matrimonio, in quanto sia diretta ad operare un doppiotrattamento a favore del beneficiato, le nozze da lui contratte determinano l’inefficacia della disposizione testamentaria risolutivamente condizionata.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 1992 n. 2122  

L'art. 636 comma 1 c.c., secondo cui è illecita la condizione testamentaria che impedisce le prime nozze e le ulteriori, ha lo scopo di tutelare la libertà di contrarre matrimonio della persona e non è quindi violato nei casi in cui la condizione non sia dettata dal fine di impedire le nozze ma preveda per l'istituito un trattamento più favorevole in caso di mancato matrimonio, e, senza per ciò influire sulle relative decisioni, abbia di mira di provvedere, nel modo più adeguato, alle esigenze dell'istituito, connesse ad una scelta di vita che lo privi degli aiuti materiali e morali di cui avrebbe potuto godere con il matrimonio.

Cassazione civile sez. II  21 febbraio 1992 n. 2122  

Il potere attribuito ex art. 551 c.c. ad un legittimario onorato di un legato in sostituzione di legittima di conseguire la quota dei beni ereditari nella misura stabilita dalla legge attraverso l'esercizio dell'azione di riduzione, anziché di conservare il legato, postula l'assolvimento dell'onere di rinunciare al legato, per cui, attesa la natura di facoltà del relativo potere di scelta e della rinunzia (art. 650 c.c.), non è ipotizzabile una autonoma prescrittibilità, avulsa da quella del diritto in cui sono comprese (salva la assoggettabilità a decadenza, come nell'ipotesi prevista dall'art. 650 c.c. di esperimento dell'actio interrogatoria da parte di un terzo). Ne consegue che, qualora l'azione di riduzione sia stata esercitata dal detto legatario entro il termine decennale di prescrizione, decorrente dalla data di apertura della successione, la rinuncia attuativa del potere di scelta può essere sempre esercitata dal legatario stesso ove non sia intervenuta decadenza e l'assolvimento dell'onere della rinunzia al legato, costituente condizione dell'azione di riduzione (e non presupposto processuale), deve essere accertato con riguardo al momento della decisione e non a quello della proposizione della domanda.

Cassazione civile sez. II  26 gennaio 1990 n. 459  

La clausola testamentaria che limiti le nozze dell'istituito, vietandone l'unione con persona di ceto o classe diversi perché inferiori, non mira a conseguire un risultato illecito e si deve pertanto ritenere valida in quanto, a differenza della condizione impeditiva delle prime o delle ulteriori nozze, lascia all'istituito un ampio margine di scelta e di libera autodeterminazione, non importa una limitazione psichica intollerabile, nè si pone in contrasto con gli art. 3 e 29 cost., sia perché il principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi ha esclusivo riguardo alla posizione dei medesimi nell'ambito della famiglia, sia perché il principio di uguaglianza e pari dignità di tutti i cittadini di fronte alla legge, senza distinzione di condizione sociale, non è contraddetto dalla distinzione di condizione sociale nei rapporti di diritto privato, che non sempre implica un giudizio di valore, ma sottintende un mero giudizio di diversità di costume, che non contraddice l'avvertita esigenza che tutti i cittadini abbiano pari dignità sociale e siano uguali innanzi alla legge.

Cassazione civile sez. II  11 gennaio 1986 n. 102  

Per il combinato disposto degli art. 636 e 785 c.c. non incorre nella illiceità della condizione, che impedisce le prime nozze o le ulteriori, la condizione di contrarre matrimonio apposta dal testatore alle attribuzioni fatte all'erede e neppure la condizione di non contrarre matrimonio con persona determinata.

Cassazione civile sez. II  19 gennaio 1985 n. 150  

Rientra nella previsione dell’art. 636 c.c., il quale condanna ogni condizione attraverso la quale si tenti di impedire le nozze, la condizione apposta ad una chiamata alla eredità secondo cui se l’erede passa a nozze successivamente alla chiamata stessa perde la qualifica ereditaria ed acquista in sostituzione solamente un legato, perché diversa è, dal punto di vista giuridico, e da quello pratico, la posizione dell’erede rispetto a quella del legatario.

Cassazione civile  24 giugno 1959 n. 1990  



 
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